La musica libera di Mosè Cervellini

La musica libera di Mosè Cervellini

Mosè Cervellini: la biografia del cantante blues e artista di strada romagnolo

Ci sono anime che non riescono a mettere radici nello stesso pezzo di terra per troppo tempo. Anime che misurano i confini del mondo non in chilometri, ma in canzoni, in incontri, in sassi raccolti lungo la strada e custoditi come piccoli frammenti di universo. Quella di Mosè Cervellini è un’anima marcatamente gipsy. Venticinque anni, romagnolo di nascita , venuto alla luce tra il respiro salmastro di Rimini e residente tra le vette antiche di San Marino, Mosè ha trasformato la sua giovinezza in un manifesto di libertà, dove la musica non è una semplice carriera, ma l’unico modo possibile di esprimere la propria individualità.
La sua voce è qualcosa che non si dimentica: graffiante, profonda, unica. Una voce che sembra plasmarci dentro il blues più viscerale, figlia di polvere, vento e asfalto. Ma per arrivare a questa consapevolezza, il viaggio è stato lungo, tortuoso e ricco di deviazioni inaspettate.
Tutto ha inizio quasi per gioco, sotto il sole caldo di un’estate romagnola. Mosè ha appena dieci anni quando, sul palco di un talent show in un centro estivo di Pinarella di Cervia, prende in mano un microfono per la prima volta. È una scintilla, ma il fuoco ha bisogno di tempo per divampare. Crescendo, tenta la via accademica della musica. Sperimenta la chitarra, studia il sassofono. Eppure, manca qualcosa. Manca quell’entusiasmo cieco che fa battere il cuore a tempo. Sente la costrizione delle lezioni, la rigidità degli schemi. Così, decide di abbandonare tutto.
La svolta arriva nel momento più classico e imprevedibile: la fine del terzo anno di scuola superiore, quando sua madre, che ne intuisce il potenziale rimasto latente, decide di fargli un regalo: un bellissimo ukulele.
Per il giovane Mosè, inizialmente, quel piccolo strumento a quattro corde non è affatto un bel regalo. Sembra quasi una provocazione, un giocattolo lontano dalle sue corde emotive. Ma la curiosità, si sa, muove i passi degli artisti. Mosè inizia a far scorrere le dita sul legno, a pizzicare le corde di nylon, a esplorare quelle sonorità così intime e portatili. In breve tempo, quell’oggetto inizialmente snobbato diventa il suo amico inseparabile. Nasce una vera e propria devozione, che lo porterà a trasformarsi anche in un grande collezionista di chitarre piccole.
Un giorno, inaspettatamente la musica travolge la sua vita. Mosè non si ferma. Inizia a suonare la pianola, impara il clarinetto e si spinge fino alle radici del ritmo profondo; costruisce con le proprie mani un cajón (lo strumento a percussione originario del Perù), sintonizzandosi su suoni tribali che ha già nel sangue. Sia lui che sua madre, infatti, ballano la danza africana sulle vibrazioni del Djembé, un legame ancestrale con la terra che Mosè racchiuderà per sempre nel suo stile interpretativo.
Per un’anima gipsy, la sala prove e il teatro al chiuso possono risultare stretti. Il vero palco di Mosè è la strada, il luogo in cui l’arte incontra la vita senza filtri, senza biglietti d’ingresso, dove il pubblico lo conquisti solo se riesci a toccargli l’anima in un secondo.
Il suo debutto assoluto come artista di strada avviene in un luogo magico: “Artisti in Piazza”, il Festival Internazionale di Arti Performative che ogni anno trasforma il borgo di Pennabilli, nell’alta Valmarecchia, in un crocevia di meraviglie mondiali. Lì, in mezzo alla folla, tra saltimbanchi e poeti, la voce graffiante di Mosè risuona per la prima volta all’aperto. Sotto il cielo di Pennabilli capisce che la musica e la libertà sono la stessa identica cosa.
Questo battesimo del fuoco dà inizio a una vera e propria epopea geografica ed emotiva, una fitta mappa di coordinate che si snoda anno dopo anno. Tutto parte dalle salde radici tra Rimini e San Marino, per poi accendersi grazie all’inatteso dono dell’ukulele. Da quel momento, la strada diventa l’unica vera destinazione.
Nel 2023, il richiamo dell’ignoto diventa troppo forte per essere ignorato. Mosè compra un furgone, lo attrezza e parte. Da solo. Destinazione: il Grande Nord. Un viaggio di tre mesi che attraversa la Lapponia, tocca Capo Nord e scende giù, fino a Helsinki. È il viaggio della solitudine, dei paesaggi immensi, dei sassi nordici raccolti lungo i fiordi da aggiungere alla sua collezione.
Ma la strada, a volte, mette alla prova i suoi figli. Arrivato a Helsinki, il furgone subisce un guasto serio. I soldi sono quasi finiti, la carta di credito si blocca per problemi di ricarica. In una terra straniera, al freddo, molti avrebbero ceduto al panico. Mosè, invece, mette in opera la sua “dote”.
Ogni mattina scende nelle gallerie della metropolitana di Helsinki. Tira fuori lo strumento, apre la custodia e canta. La sua voce scalda il cemento della capitale finlandese e i passanti si fermano, incantati da quel ragazzo venuto dalla Romagna con il blues dentro. Quegli spiccioli diventano il suo pane quotidiano, la dimostrazione pratica che la musica può letteralmente salvarti la vita.
Dopo aver cantato, Mosè si rifugia ogni giorno nei locali dell’Università. Lì trova una stanza dove potersi lavare e una connessione internet, collega il suo computer portatile e trasforma l’isolamento in oro: scrive poesie, che diventeranno i testi delle sue canzoni future, e si immerge nella stesura di racconti Fantasy. La metropolitana gli dà il pane, l’università gli dà lo spazio per curare lo spirito. Una volta riparato il furgone, il ritorno in computational ed il rientro a casa, ha il sapore del trionfo interiore.
La sosta nella Repubblica di San Marino dura poco. Nel 2024 il motore del furgone si accende di nuovo. Questa volta la bussola punta verso l’Europa continentale. Attraversa la Spagna, poi approda in Francia, suonando nelle piazze di tutte le città principali. Il suo è un tour musicale senza date fisse, guidato solo dall’ispirazione e dal flusso degli incontri.
Il girovagare, però, a un certo punto richiede nuovamente un ritorno alle origini per tirare le somme. È il 2025 quando Mosè rientra stabilmente in Italia. Ricomincia da dove tutto è iniziato: la strada. È proprio durante una sua esibizione al Mercato di Rimini che la sua voce magnetica cattura l’attenzione dei passanti, lasciando un segno indelebile in chiunque si fermi ad ascoltarlo.
La Romagna si dimostra una terra fertile per la sua arte. In particolare Santarcangelo di Romagna, città d’arte e di poeti, lo accoglie a braccia aperte. Le proposte iniziano a fioccare. Nascono così progetti importanti che segnano la sua maturità artistica:

The Moses: una band funk/soul dal ritmo travolgente, dove la sua vocalità graffiante trova una nuova dimensiona elettrica.

De Gitari: un duo intimo e acustico formato insieme al chitarrista Yuri Ballabune.

Rimini Blues: la collaborazione storica con cui vola in Molise per partecipare al rinomato Good Time Festival

Per Mosè Cervellini, lo stare a contatto con culture diverse, il viaggiare senza barriere e l’abbracciare lo spirito del viandante rappresentano l’emozione più grande che la vita possa offrire.
In un mondo musicale spesso ossessionato dalle visualizzazioni, dai guadagni facili e dall’esaltazione dell’ego, Mosè si muove in una direzione ostinata e contraria. Per lui, suonare non è un mezzo per raggiungere il successo, ma il fine stesso. È il suo modo particolare, pulito e potente, di esprimere la propria individualità. Vivere con la musica. Vivere nella musica. Fino al prossimo sasso da raccogliere, fino alla prossima strada da cantare.
Ombretta Restelli

CONTATTAMI



Telefono:

+39 347 4602944

Invia un messaggio

    I campi con asterisco * sono obbligatori





    *Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.