Il flusso della scrittura a mano libera | Ombretta Restelli

Il flusso della scrittura a mano libera | Ombretta Restelli

Come superare il blocco dello scrittore e sconfiggere la paura della pagina bianca.

Ecco, lo sapevo…
Ogni tanto si ripresenta.

Ci sono momenti in cui rimango immobile, con la penna sospesa a un millimetro dal foglio. Che stress!
Il quaderno è lì, aperto sul tavolo: una distesa di carta bianca. Chissà cosa avrà da guardarmi? Sembra sfidarmi in silenzio e io mi ritrovo a fissare quella punta d’inchiostro come se muoverla fosse la cosa più difficile del mondo, un peso insostenibile per le dita.
Chi ama scrivere lo sa bene: è il blocco dello scrittore, quella che gli psicologi e gli autori chiamano proprio “sindrome del foglio bianco”. È uno stato di paralisi temporanea, come se le aree creative del cervello fossero congelate. Quel vuoto non è mai mancanza di idee. Spesso è l’esatto contrario: è il rumore assordante di troppi pensieri, di troppe emozioni, di troppe idee che si accalcano e fanno a spintoni per uscire, finendo per incastrarsi e bloccarsi a vicenda. In quel silenzio sospeso, prima del primo vero tratto di penna, c’è una paura sottile, trasparente e profondamente umana: la paura di mostrarsi nudi, la paura del fallimento oppure di essere giudicati, di vedersi per come si è davvero.
Aprire un blog, metterci il proprio nome e condividere un pezzo della propria anima significa accettare un patto con la vulnerabilità che a volte fa tremare le gambe. Non è una cosa facile, soprattutto se entra in ballo la timidezza. È esporsi al giudizio del mondo, senza filtri e senza scudi. Per me, questo patto si stringe sempre prima sulla carta, lontano dagli schermi e dalle connessioni. Scrivere a mano è la mia terapia, un corpo a corpo intimo e a tratti faticoso con quello che sento dentro.
Mentre la penna scorre sul foglio, i dubbi arrivano sempre, puntuali e spietati:
“Ma a chi interesserà davvero tutto questo?
Qualcuno capirà questa mia fragilità o le mie parole scivoleranno via nell’indifferenza di un feed che scorre troppo velocemente?”.
La tentazione di richiudere il quaderno, spegnere la luce e tenermi tutto dentro, al sicuro nel mio caos privato, a volte è fortissima. È in quell’istante di totale esitazione che la pagina bianca smette di essere solo carta e diventa uno specchio che mi fissa e mi chiede: “Ombretta, hai il coraggio di essere te stessa fino in fondo?”.
Poi all’improvviso, quasi senza decidere, succede qualcosa.
Faccio un respiro profondo, lascio andare le spalle e la mano finalmente si muove, rompendo l’incantesimo. Traccio la prima parola. All’inizio la mia grafia è contratta, incerta, quasi timida, come se dovesse chiedere il permesso di esistere su quello spazio bianco. Ma basta superare le prime tre o quattro righe perché succeda la magia: il flusso si sblocca, i nodi si sciolgono. La penna è fluida, l’inchiostro si stende e io inizio finalmente a respirare a tempo con la mia scrittura. In quel momento non sto solo riempiendo uno spazio vuoto: sto rimettendo ordine nel mio disordine. Quello che prima era un groviglio confuso nella mia testa prende forma, diventa visibile, reale.
Solo quando il quaderno avrà raccolto ogni singola parola, non importa se disordinata e imperfetta sulla carta, accendo il computer.
Trasferire tutto in digitale, passare dalla morbidezza della penna alla rigidità della tastiera premendo i tasti uno a uno per dare vita al post, diventa il mio personale rito di condivisione. È il ponte che getto tra il mio mondo segreto e l’esterno. È come se, nel tragitto che va dalla penna allo schermo, tutta la pesantezza iniziale si dissolvesse, trasformandosi in libertà pura, in un dono da consegnare agli altri. Quando clicco su “pubblica”, quella paura paralizzante di espormi svanisce del tutto. Non mi sento indifesa, mi sento incredibilmente leggera.
Capisco che quel foglio bianco non era un nemico da sconfiggere, ma uno spazio che aspettava solo un po’ di coraggio. Una volta online, so che la pagina non è più vuota e che, per me, ha un significato profondo.
Ombretta Restelli

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