Aggressione verbale, per fortuna | Ombretta Restelli

Aggressione verbale, per fortuna | Ombretta Restelli

Quel venerdì di sole in cui la paura ha preso il sopravvento

Stamattina mi è preso un colpo, mi sono spaventata tantissimo, a tal punto che se ripenso a ciò che mi è successo ancora mi tremano le gambe! È incredibile come un giorno qualunque possa trasformarsi, nel giro di pochissimi minuti, in un incubo a occhi aperti capace di scardinare tutte le tue certezze.
Era venerdì mattina, finalmente una bella giornata di sole, calda, era ora, quest’anno la primavera si fa desiderare; una di quelle giornate che ti riconciliano con il mondo e ti fanno venire voglia di rallentare il passo. Esco di casa e vado a prendermi un caffettino, un buongiorno a tutti i presenti, due chiacchiere con la mia amica barista e via che si va. C’era quel tipico movimento lento del mattino, i rumori familiari delle tazzine, i sorrisi scambiati velocemente tra i tavoli e la sensazione che nulla di brutto potesse violare quella quiete domestica.
Esco dal bar, giro l’angolo, imbocco via Pascoli ed intravedo, essendo senza occhiali, un mio amico ma è lui o non è lui?? La sagoma mi sembrava familiare, ma la distanza e la mia vista non proprio perfetta mi facevano esitare. Eppure c’era qualcosa in quella figura che risvegliava i miei ricordi. Comunque mi lancio nel saluto, con l’entusiasmo spontaneo di chi ritrova una faccia nota:
Ciao Robi, come stai?
Ciao Ombri, bene grazie dai che ti accompagno, facciamo due passi insieme.
Ok.
Che mi racconti di bello Robi?
Non mi rispose… pensai tra me e me, stai a vedere che non c’è niente di bello…
Quel silenzio improvviso è sceso tra noi come una cortina di gelo, pesante, del tutto innaturale. Sarà per l’effetto sveglia del caffè ma notai subito l’aspetto del mio friend, era da un bel pò di tempo che non lo vedevo, lo ricordavo gentile, distinto nel vestire, capelli corti e un bel sorriso. Stavolta invece no, lo osservo, e vedo una persona completamente diversa, il suo apparire era trasandato, capelli lunghi, sorriso tirato e molto dimagrito, teneva con sé nelle mani , tre pacchettini ed un bastoncino, non ho potuto far a meno di notare anche che, la sua mano sinistra era ferita, le ses nocche erano spaccate e sanguinanti come se avesse tirato dei pugni… Avevo davanti a me lo spettro di qualcuno che conoscevo, una versione distorta e sofferente di un amico. Avvertii un campanellino d’allarme: cosa gli stava succedendo, Ombri mi raccomando usa le ‘pinze’ nel parlare con lui!!! Stay tuned!!!
Cercavo di darmi un contegno, di non mostrare lo sconcerto che stavo provando nel vedere quel cambiamento così drastico. Ma l’atmosfera si stava facendo surreale. Robi si chinò bruscamente. Raccolse da terra un pezzetto di carta, probabilmente di un cioccolatino e disse:
Ti piacciono questi colori?
Si Robi, l’azzurro e l’oro stanno bene insieme.
Esclamò con fare autoritario:
Non è oro, è giallo, c…o non vedi che è giallo!!!
Si, si certo è giallo risposi.
La violenza verbale di quella correzione mi arrivò dritta allo stomaco. Da qui l’apoteosi, mi sono resa conto di essere entrata in una gabbia e cercavo una qualsiasi via d’uscita… Una gabbia invisibile ma strettissima, dove ogni parola poteva diventare l’innesco di una bomba. Robi tutt’a un tratto ha cominciato a parlare in inglese, tra l’altro perfetto, ma il suo discorso era sconclusionato, sconnesso dalla realtà ed in escalation rabbiosa. I concetti si accavallavano senza un filo logico, la sua voce cambiava tono, diventava profonda, minacciosa. Avendo studiato lingue, capivo ogni singola parola e ahimè stava delirando a tal punto che mi sono sentita dire:
If you don’t give me an answer within ten seconds something bad will happen to you!!! Che tradotto significa: se entro dieci secondi non mi dai una risposta ti succederà qualcosa di brutto!!
Il suo viso di fronte al mio, vicinissimo, i suoi occhi cerulei erano ormai grigi, assenti ed il viso sempre di più ingrugnito! Non c’era più traccia dell’amico di un tempo in quegli occhi vuoti, c’era solo una minaccia cieca, ravvicinata, soffocante.
Mamma mia e adesso come agisco, qualsiasi cosa avrei detto o fatto poteva mettermi in serio pericolo, in un nano secondo presi il cellulare dalla tasca e gli dissi che dovevo andare via perchè avevo un appuntamento, ma lui incalzò più forte e urlando ha ripetuto la stessa frase. Quei dieci secondi stavano scorrendo nella mia testa come un conto alla rovescia letale. Il panico voleva prendere il sopravvento, paralizzarmi le gambe e spegnermi i pensieri. In quell’istante credo di aver avuto il mio angelo custode vicino a me, provvidenziale è stato l’arrivo di un ragazzo, evidentemente aveva notato la scena ed io prontamente lo salutai anche se non lo conoscevo… Un aggancio disperato alla realtà, un bluff per rompere quell’ipnosi di terrore. Si è trattato di una frazione di secondo ma fu sufficiente per allontanarmi da Robi e correre più forte che potevo sembravo Forrest Gump, sentendo alle mie spalle la sua voce: ehi bionda aspetta, torna indietro! Un incubo!!
I piedi andavano da soli sull’asfalto, spinti da un’adrenalina pura e primordiale, mentre il cuore minacciava di esplodermi nel petto. Riuscii a rifugiarmi nel negozio di ferramenta qualche via più in là!!!! Poveretti a loro volta si sono spaventati vedendomi entrare di corsa, gentilmente mi offrirono un bicchiere d’acqua, avevo il cuore in gola, cazzarola!!!! Le pareti di quel negozio, gli oggetti di uso quotidiano, i volti preoccupati dei commercianti mi sembravano improvvisamente un porto sicuro in mezzo alla tempesta. Ci vollero diversi minuti prima di ricominciare a respirare regolarmente e riprendere colore in viso, ogni tanto mettevo fuori il naso dalla bottega per controllare la situazione, ok ora sono più tranquilla, posso andare, salutai e ringraziai i gestori e sempre con l’occhio guardingo mi dirigo a casa. Camminavo Rasente i muri, voltandomi a ogni minimo fruscio, con la chiave già stretta nel pugno, pronta a barricarmi dentro.
Porca miseria, accidenti che paura!!! Non mi era mai capitata una situazione simile neanche quando vivevo a Milano, figuriamoci nella tranquilla Cattolica. È questo che fa più male, lo scarto tra l’aspettativa di sicurezza che riponi nei luoghi familiari e la cruda realtà dei fatti. Il fatto è che siamo attenti, diffidenti, pronti a qualsiasi tipo di reazione, nei confronti di chi non conosciamo ma completamente impreparati e fiduciosi quando si tratta di conoscenti, di amici, sono situazioni che non ti aspetteresti mai, soprattutto se queste persone non hanno mai avuto precedenti simili, il famoso effetto sorpresa, cavolo proprio una bella surprise!!! Abbassiamo le difese perché crediamo che la storia passata con una persona sia una garanzia per il presente. Invece, la mente umana è un abisso fragile, capace di aprirsi all’improvviso sotto i piedi di chiunque.
Ho sentito la paura scorrere nelle vene, non sono riuscita nemmeno a pranzare, stomaco chiuso e come se non bastasse ho pensato a tutte quelle donne che per mano di un folle, per via di un amore sbagliato, sono state percosse, violentate e persino uccise… Il pensiero è andato lì, inevitabilmente, perché per pochi minuti ho assaggiato quel senso di trappola, quell’impotenza totale di fronte alla forza imprevedibile e alla rabbia irrazionale. Non oso immaginare quanto spavento nei loro occhi, quanto terrore, le urla, il dolore sia fisico che mentale, l’impossibilità di difendersi, l’accettare qualsiasi situazione piuttosto che decidere di cambiare, non riuscire a spezzare le catene che costantemente, giorno dopo giorno ti stringono sempre più… Povere anime!!! Se io sono rimasta sconvolta da un incontro fortuito con un conoscente per strada, come si può sopravvivere a quella stessa minaccia quando abita dentro casa tua, quando ha le chiavi della tua porta e dice di amarti?
Nonostante il grande spauracchio di stamattina, auguro al mio amico una rinsavita, spero che tu possa riprendere in mano la tua vita, scacciare quel demone che ti ha rapito, Robi devi cercare di mettercela tutta, chissà da quanto tempo stai soffrendo, non puoi andare avanti cosi sia per te che per le persone che ti wollen bene. Perché dietro l’aggressività c’è sempre un baratro di dolore che non ha trovato altre strade per gridare. In bocca al lupo, se mai ti incontrerò ancora, voglio vederti diverso o meglio com’eri prima, altrimenti prima che tu possa vedermi cambierò strada più veloce della luce, mi hai proprio spaventata!!
Oggi ho capito sulla mia pelle quanto sia sottile il filo che separa la normalità dalla follia, la totale sicurezza dal pericolo più estremo. Ci culliamo nell’illusione che il male, il disagio o la violenza siano cose che riguardano sempre gli altri, i telegiornali, le grandi metropoli degradate o gli sconosciuti da cui guardarsi le spalle… Poi basta una mattina di sole a Cattolica, una via qualunque dietro l’angolo del tuo bar di fiducia, e la realtà ti sbatte in faccia la sua vulnerabilità. Fa riflettere come l’istinto di sopravvivenza sia una forza silenziosa che portiamo dentro: si accende in un millesimo di secondo, prende il controllo del corpo e ti salva la vita, prima ancora che la ragione riesca a elaborare la gravità di ciò che sta accadendo. Ma la vera traccia che lascia un’esperienza del genere non è solo il tremore alle gambe che ti accompagna fino a sera, è lo sguardo che cambia. Resta una profonda compassione per chi si perde nei labirinti della propria mente, unita alla consapevolezza dolorosa di quante donne, ogni giorno, non trovino quel ragazzo sconosciuto a interrompere il loro conto alla rovescia. Ci si salva spesso per un soffio, per una coincidenza fortunata, ed è proprio in quel soffio che riscopriamo l’immenso, fragile valore della nostra libertà.
Ombretta Restelli

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