Podofilia e Chat: cronaca di un incontro surreale

Podofilia e Chat: cronaca di un incontro surreale

Ehh one, ehh two, ehh one, two, three! Benvenuti nel magico mondo della Podofilia (o presunta tale)
Avvicinatevi senza paura, perché oggi vorrei parlarvi un attimino di un argomento che fa sempre drizzare le antenne: la PODOFILIA. Per i meno avvezzi al vocabolario tecnico, parliamo dell’intenso desiderio sessuale rivolto verso i piedi.
Prima di addentrarci nei meandri di questa storia, sento il bisogno di fare una premessa doverosa, quasi un manifesto della mia filosofia: io non trovo assolutamente nulla di male in tutto questo. Sono fermamente convinta che ognuno di noi sia padrone della propria camera da letto (o del proprio divano). Fate ciò che vi pare della vostra sessualità, come più vi aggrada, dove cavolo volete e con chi volete. C’è solo un confine invalicabile, una linea rossa che non ammette repliche: lasciate fuori da qualsiasi pensiero i BAMBINI e qualsiasi atto dove manchi il consenso totale dell’altra persona.
Ciò premesso, mettetevi comodi. Il sipario si alza su… Messenger 2.0! Quella chat che, ammettiamolo, ormai ha battuto dieci a zero qualsiasi sito di incontri ufficiale. Non servono algoritmi, basta un profilo e un briciolo di audacia.
L’inizio di un classico: Il rituale del “Libero Professionista”
Tutto ebbe inizio con un pollice alzato. Un’icona blu, fredda, quasi innocente. Poi, la prima domanda, quella che ha dato il via a migliaia di sceneggiature tutte uguali:
— Come va?
— Buongiorno, bene grazie e tu?
Tra me e me pensai: “E adesso che vuole questo? Sarà l’ennesimo morto di gnagna in cerca di attenzioni? Ero scettica, lo ammetto, ma la curiosità è femmina, in più sono una scrittrice… io quindi osservo. Restiamo a vedere dove va a parare.
Iniziano le solite domande di rito, un ping-pong di banalità che servono a costruire un castello di carte destinato a crollare al primo soffio:
— Che fai nella vita?
— Io scrivo, e tu?
— Sono un libero professionista.
E così via: Dove vivi?, Quanti anni hai?, Sei sposata?, Hai figli?. Una sfilza di dati che alla fine non fregano un cazzen a nessuno, ma che fanno parte del gioco delle parti. Improvvisamente, come un fantasma digitale, il tipo sparisce. Puff. Salvo poi ritornare il giorno seguente, come se non fosse successo nulla.
— Dove eravamo rimasti?
Avrei voluto rispondergli sinceramente che non mi importava nulla, che poteva tranquillamente rimanere lì dov’era, nel dimenticatoio dei server di Facebook. Ma dentro di me sentivo che il tipo mi avrebbe riservato delle sorprese. E non mi sbagliavo.
Il colpo di scena: Dalla scarpetta rossa al feticismo estremo
— Toc toc, ti disturbo?
— No figurati, dimmi…
— Io sono in relax, mmmm…
Ed ecco che, come un coniglio estratto dal cilindro, compare l’emoji: una scarpetta rossa tacco 12. Olè! Ci siamo. Il “libero professionista” comincia finalmente a scoprire le sue carte, stanco della recita da ufficio.
— Amo il rosso — gli risposi, tanto per vedere l’effetto che fa.
— Anche a me piace il rosso, i tacchi, i piedi. Sapevi che mi piacciono i piedi? Come sono i tuoi?
Qui la faccenda si fa interessante. Cercai di dissuaderlo in tutti i modi, inventando una descrizione fantozziana delle mie estremità. Gli dissi che erano brutte, che il piede destro era martoriato dall’alluce valgo, che portavo collant color carne pesantissimi (60 denari, il terrore di ogni esteta) e che calzavo solo delle castissime ballerine.
La sua risposta?
— Intrigante! Quando posso baciarti i piedini?
Va bene che i gusti sono gusti, ma signori miei, c’è un limite a tutto! Ahahahaha!
La deriva digitale: Quando la chat diventa “video-horror”
La conversazione è andata avanti così per qualche giorno, tra sparizioni e riapparizioni degne di un mago di provincia. Poi, il tono è cambiato. È diventato pressante, quasi prepotente.
— Che palle, tu mi intrighi per originalità, femminilità… e poi mi fai sangue, siii mi fai venire tanta voglia…
— Ma voglia di che??
— Una tua foto, ora!!!
Cos’è, un ordine? Siamo alle comiche. Ho cercato di chiudere, ma lui è tornato all’attacco ancora più rinvigorito. Sta a vedere che oltre ai piedi gli piace pure ricevere qualche sculacciata verbale!
La situazione è precipitata in un delirio di ormoni e pixel. Messaggi a raffica: “Mi piacerebbe che tu mi guardassi mentre mi masturbo sai?”, “Sai che mi frighi molto?” (Sì, ha scritto proprio così, con la “g”, un neologismo da brividi). Fino all’invito finale alla videochiamata, declinato ovviamente con forza.
Il finale? Una “breve storia triste” con tanto di documentazione fotografica del prima, durante e dopo. Un reportage pornografico non richiesto che ha messo la parola fine a questo assurdo siparietto.
Riflessioni finali: Dove è finito il sesso forte?
All’inizio vi avevo detto che avrei parlato di Podofilia, ma onestamente, cos’altro c’è da dire? La mia mentalità è apertissima, non mi scandalizzo per un feticismo. Ci sta che una persona possa eccitarsi alla sola vista di un piede (anche se con l’alluce valgo immaginario)e che tra l’altro non ha visto, non ha visto nulla di me se non la foto sul mio profilo di Facebook!
Quello che mi ha lasciato davvero delusa e perplessa è un’altra cosa. Mi chiedo costantemente: che fine ha fatto il cosiddetto sesso forte? Dove sono finiti i maschi, quelli veri, quelli che “ti prendo e ti sbattono sul letto” e apriti cielo?
Oggi ci ritroviamo con uomini che si accontentano di un’interazione virtuale sterile. Non posso fare altro che sorridere amaramente immaginandomi il tipo: una mano sulla tastiera a mandare foto e l’altra a sollazzarsi il membro. Il tutto durato cinque minuti al massimo. Che demoralizzazione!
Cari uomini, un consiglio spassionato: fate del buon sesso, esploratene ogni sfumatura, assecondate i vostri feticismi più nascosti… ma per favore, uscite dalle chat! La realtà ha un profumo, un calore e una consistenza che uno schermo non potrà mai restituirvi. La vita vera è fuori, ed è molto più eccitante di un’emoji tacco 12.
Ombretta Restelli

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