Amare senza possedere
Quando l’anima riconosce la sua metà oltre la distanza
Il rumore del mondo si spegne sempre alla stessa ora. C’è un momento preciso, sospeso tra la fine della notte e l’inizio del mattino, in cui le auto smettono di passare sotto la mia finestra, le luci delle case di fronte si spengono una a una e i pensieri, che di giorno camminano veloci per non farsi acciuffare, improvvisamente si fermano. È in quel preciso istante, quando l’illusione della quotidianità si dissolve, che io ti vengo a cercare. O forse, sei tu che trovi la strada per tornare da me, superando le barriere del tempo e della distanza che oggi ci separano.
Ti porto nel mio silenzio. Non è un silenzio vuoto, di quelli che fanno paura o che sanno di abbandono e solitudine. Il mio è un silenzio denso, abitato, uno spazio sacro che ho costruito mattone dopo mattone per proteggere quello che siamo. Fuori da qui, la vita corre frenetica e senza sosta. Devo rispondere al telefono, sorridere ai colleghi, pagare le bollette, fare finta che il tempo passi e che io stia procedendo dritta lungo i binari del futuro senza mai voltarmi indietro. Ma dentro, in quella stanza segreta che apro solo quando il mondo dorme, il tempo smette di scorrere. Esisti solo tu, come un pensiero costante, un rumore di fondo che non mi abbandona mai, una colonna sonora invisibile della mia giornata.
A volte mi chiedo, guardando il soffitto nell’oscurità, se anche tu provi la stessa identica sensazione. Chissà se da qualche parte, in un’altra città, in un’altra casa, anche tu ti fermi a riflettere quando fuori tutto tace. Chissà se il mio nome ti attraversa mai la mente con la stessa delicata violenza con cui il tuo attraversa la mia, lasciando dietro di sé una scia di ricordi indimenticabili. Mi piace pensare di sì, mi culla questa idea. Mi piace credere che esista una specie di filo invisibile, una frequenza radio sotterranea su cui viaggiano le anime che si amano, che si amano davvero, incapaci di perdersi del tutto, nonostante gli ostacoli, la distanza o i silenzi.
Nelle notti più lunghe, quando la nostalgia diventa così forte da stringere il petto e togliere il fiato, io ti sento vicino come un respiro. Non ho bisogno di toccarti, né di sentire la tua voce reale per sapere che ci sei ancora. È una percezione quasi fisica: l’aria nella stanza si fa più calda, il battito del mio cuore si regolarizza e una strana pace si diffonde sotto la pelle. È il miracolo dei ricordi intensi, o forse qualcosa di più profondo che la logica umana non può spiegare. È la consapevolezza che certe persone esistono veramente e non se ne vanno mai.
Ho capito, a mie spese e dopo molte lacrime versate nel buio, che amare non è possedere. Pensavo che l’amore fosse presenza costante, incastro perfetto di agende, promesse scritte sulla pietra e progetti a lungo termine. Volevo stringerti forte, assicurarmi che fossi mio, recintare quel sentimento per paura che potesse scappare via alla prima difficoltà. Che stupido errore dettato dall’insicurezza. L’amore vero non ha bisogno di gabbie, non stringe patti con il possesso o con il controllo. Amare significa sentire che qualcuno è la tua metà senza catene, accettando il rischio che possa volare lontano, ma sapendo che la tua anima lo riconosce, ovunque si trovi nel mondo.
Tu sei questo per me: la mia metà libera, il mio specchio emotivo. Non importa come va tra di noi, non contano i motivi per cui le nostre strade sono momentaneamente sospese… Se guardo indietro, spogliando il nostro passato, resta solo una verità purissima: la mia anima ha riconosciuto la tua. È stato un riconoscimento immediato, antico, come se ci conoscessimo da sempre, prima ancora di incontrarci per la prima volta in questa vita. E quel tipo di legame profondo non si cancella, è impossibile da resettare.
Oggi vivo in questo strano limbo emotivo fatto di assenza/presenza. C’è una parte di me che vive di pura nostalgia per quell’amore lontano, che si culla nei ricordi di ciò che è, come ci si scalda davanti a un fuoco che arde costantemente. Ricordo il modo unico in cui ridi, il profumo della tua pelle al mattino, i discorsi sussurrati in auto mentre fuori pioveva e il resto del mondo sembrava scomparire. Sono frammenti di una vita che custodisco come tesori preziosi, consapevole che mi appartengono…
Eppure, sotto lo strato malinconico e pesante della nostalgia, brucia ancora una piccola, ostinata scintilla. È il desiderio e la speranza di rivederti un giorno e potermi sentire al sicuro tra le tue braccia. Non so quando succederà, non so come, ma so che succederà. Per ora mi basterebbe incrociare il tuo sguardo in mezzo alla folla distratta di una stazione, vederti camminare sul marciapiede opposto, o sedermi di fronte a te in un caffè per cinque minuti d’orologio. Vorrei solo guardarti negli occhi e vedere se anche tu, per un solo secondo, provi quel brivido del riconoscimento. Vorrei capire se l’eco di quel respiro condiviso vibra ancora dentro di te…
Vivere con questa costante speranza è un’arma a doppio taglio che ferisce e cura allo stesso tempo. A volte mi dà la forza di affrontare le giornate più grigie e monotone, mi fa sentire viva, mi ricorda che sono capace di provare un sentimento immenso, totale, che supera i confini dello spazio e del tempo.
Ma poi arriva la notte a fare giustizia dei miei dubbi. Il mondo si spegne di nuovo, le difese del giorno crollano, i giudizi svaniscono e io ritorno lì, nel mio silenzio, dove tutto diventa improvvisamente chiaro e limpido. In questo spazio protetto, non c’è posto per la colpa, non c’è rimpianto, non c’è condanna. Ci siamo solo noi due, o meglio, c’è l’essenza purissima di ciò che siamo e che nessuno potrà mai cancellare o sporcare.
E capisco che, finché ti sentirò così vicino, finché il tuo pensiero sarà il mio rifugio costante nei momenti di smarrimento, questa nostalgia non sarà una condanna o un limite, ma un meraviglioso tributo alla bellezza di aver incontrato, almeno una volta nella vita, la mia metà. Non ti possiedo, non mi appartieni, ma la mia anima ti riconosce ancora tra mille. E questo, forse, mi basta per continuare a vivere, a ricordare e a sperare.
Ombretta Restelli
Dal mio blog
