NO! | Ombretta Restelli
La forza del bambù: piegarsi senza spezzarsi
Bene, bene, ma non benissimo!
Lunedì, l’inizio di una nuova settimana… In quest’era iper-tecnologia non esiste un applicazione per il vaffa?
Ehh… non è possibile, non è possibile continuare così… Non si fa in tempo ad aprire gli occhi che compare un altro no. NO, tu non puoi… “Ma come fino a 12 ore fa era possibile!!! Ieri ero qui, perchè stamattina no??? E bastaaa!” Tutto ciò non ha senso, non l’ha mai avuto… “Io mi sono veramente rotta gli zebedei, di subire questi soprusi!!!”
Come sempre è il “dio” denaro a fare da padrone, un grande ‘trasformista’, un ‘ottimo’ messaggero e, non venite a dirmi di no, nuovamente… Se andiamo con calma, ad analizzare dal principio tutte le situazioni che negli ultimi periodi ci hanno coinvolto, everything gira attorno ai soldi, il resto è un tramite per arrivare a… con le annesse vie di mezzo che non servono ad una beata cippa!!! In più contornate dall’effetto ‘paura’, vi rendete conto che la strizza non è altro che una vile servitrice??” Subdola, meschina ma così potente a tal punto e per qualsiasi motivo, da rendere una persona completamente schiava di se stessa…
Il timore sa illudere, sa mentire, paralizza… Stavolta io dico no! Nel mio Dna c’è l’essenza del bambù, flessibile e resistente di fronte a qualsiasi avversità, caratteristiche che non cambieranno mai! Non ho paura di piegarmi perchè so che ritornerò alla mia posizione originaria ancora più forte! Nulla mi potrà spezzare… Non mi avrete mai!!! Domani è martedi, si riparte, nel frattempo vaffa!!!
Ehh… non è possibile, non è possibile continuare così… Non si fa in tempo ad aprire gli occhi che compare un altro no. NO, tu non puoi… “Ma come fino a 12 ore fa era possibile!!! Ieri ero qui, perchè stamattina no??? E bastaaa!” Tutto ciò non ha senso, non l’ha mai avuto… “Io mi sono veramente rotta gli zebedei, di subire questi soprusi!!!”
Come sempre è il “dio” denaro a fare da padrone, un grande ‘trasformista’, un ‘ottimo’ messaggero e, non venite a dirmi di no, nuovamente… Se andiamo con calma, ad analizzare dal principio tutte le situazioni che negli ultimi periodi ci hanno coinvolto, everything gira attorno ai soldi, il resto è un tramite per arrivare a… con le annesse vie di mezzo che non servono ad una beata cippa!!! In più contornate dall’effetto ‘paura’, vi rendete conto che la strizza non è altro che una vile servitrice??” Subdola, meschina ma così potente a tal punto e per qualsiasi motivo, da rendere una persona completamente schiava di se stessa…
Il timore sa illudere, sa mentire, paralizza… Stavolta io dico no! Nel mio Dna c’è l’essenza del bambù, flessibile e resistente di fronte a qualsiasi avversità, caratteristiche che non cambieranno mai! Non ho paura di piegarmi perchè so che ritornerò alla mia posizione originaria ancora più forte! Nulla mi potrà spezzare… Non mi avrete mai!!! Domani è martedi, si riparte, nel frattempo vaffa!!!
So benissimo che non sono l’unica a vivere questa sensazione, perché sento il peso invisibile che portiamo tutti sulle spalle quando suona la sveglia. Questa frustrazione del lunedì mattina non è solo mia; la percepisco negli sguardi spenti della gente in metropolitana, nei sospiri di chi è bloccato nel traffico e nella stanchezza silenziosa di chi combatte ogni giorno la mia stessa battaglia. Ci sentiamo tutti un po’ soli davanti a questi schermi freddi, come se fossimo formiche sperse in un ingranaggio troppo grande, costrette a inseguire un ritmo che non ci appartiene e che ci allontana dai nostri bisogni più veri. A volte avremmo solo bisogno di un po’ di comprensione, di un attimo di respiro per dirci che va bene anche non essere sempre perfetti, produttivi e sorridenti a comando in un mondo che corre troppo forte.
La verità è che questa frenesia tecnologica ci sta privando della cosa più preziosa che abbiamo: la capacità di ascoltarci e di creare connessioni umane che siano autentiche, profonde e sincere. Dietro ogni sbarramento digitale, dietro ogni procedura complicata che ci fa perdere la pazienza, ci sono persone reali che provano le stesse paure, le stesse insicurezze e lo stesso identico desiderio di serenità. Vorrei stringere la mano a ognuno di voi e dirvi che è del tutto normale sentirsi smarriti, che arrabbiarsi non ci rende persone peggiori, ma testimonia semplicemente che siamo ancora vivi e che il nostro cuore batte ancora per qualcosa di pulito. Questa vulnerabilità che spesso cerchiamo di nascondere per non sembrare deboli è in realtà la nostra risorsa più grande, l’unico vero ponte che ci unisce e ci permette di non sentirci soli nel mezzo della tempesta quotidiana.
Spesso dimentichiamo di essere fatti di carne, emozioni e sogni, non di codici a barre, scadenze fiscali o fredde metriche di rendimento. Ci viene chiesto di dimenticare i nostri bisogni biologici ed emotivi per adeguarci alle necessità di un mercato che non ha un volto, non ha un’anima e non sa cosa significhi soffrire. Ma io scelgo di guardare oltre questa superficie gelida e di riscoprire il valore immenso delle piccole cose: una parola gentile scambiata con uno sconosciuto, un sorriso sincero che scalda il cuore, il tempo ritrovato per respirare a fondo senza l’ansia del domani. Voglio accogliere questa nostra comune fragilità, curarla con la gentilezza e trasformarla in uno spazio sicuro dove possiamo finalmente poggiare le nostre corazze e mostrarci per quello che siamo davvero.
La paura che ci circonda e che spesso ci paralizza non deve essere un motivo di vergogna o un ostacolo insormontabile, ma un segnale che ci invita a fermarci e ad avere cura di noi stessi. Tutti conosciamo l’ansia del futuro, il timore di non farcela o la preoccupazione per i nostri cari, e sono proprio queste fragilità condivise che dovrebbero spingerci ad abbracciarci, invece di isolarci nei nostri silenzi. Se impariamo a guardare in faccia i nostri timori con dolcezza e senza giudizio, scopriamo che dietro quella nebbia fitta si nasconde solo un disperato bisogno di sicurezza, di calore e di protezione. Riconoscere questa debolezza non significa arrendersi al sistema, ma compiere il primo passo consapevole verso una guarigione profonda, collettiva e duratura.
Nel profondo del mio cuore sento che la metafora del bambù non parla di una forza dura, rigida o aggressiva, ma di una meravigliosa, dolce capacità di accoglienza e di dolcezza d’animo. Il bambù si inchina davanti al vento forte non per codardia, ma perché rispetta la forza della natura, sa assecondarla con grazia e non oppone una resistenza inutile che finirebbe solo per spezzarlo. Questo movimento fluido è un atto d’amore verso se stessi, un modo saggio per proteggere la propria essenza più intima senza farsi consumare dal rancore o dalla rabbia distruttiva. Possiamo imparare a fletterci insieme, a sostenere il peso dei momenti difficili sorreggendoci a vicenda, certi che la terra sotto di noi custodisce radici forti e intrecciate che non ci lasceranno mai cadere nel vuoto.
Ogni singola difficoltà che incontriamo sul nostro cammino può diventare un’occasione preziosa per riscoprire quanto sia immensa la nostra capacità di recupero e di rigenerazione interiore. Non c’è ferita che non possa essere rimarginata con il tempo e la pazienza, e non c’è giornata buia che non porti in dote una piccola lezione di vita. Quando ci permettiamo di vivere pienamente il nostro dolore senza reprimerlo, permettiamo anche alla nostra forza interiore di risalire a galla in modo naturale, regalandoci una nuova e più profonda consapevolezza di chi siamo. La resilienza non è un dovere o una performance da esibire, ma un dono silenzioso che facciamo a noi stessi ogni volta che decidiamo di darci un’altra possibilità, nonostante tutto.
Mentre questa giornata volge dolcemente al termine, sento che la tensione si scioglie e lascia il posto a un profondo senso di pace, di gratitudine e di vicinanza verso tutti voi. Domani sarà martedì, un nuovo giorno per ripartire insieme con un passo più leggero, con il cuore aperto alle meraviglie che la vita sa regalarci quando meno ce lo aspettiamo. Non permettiamo alle logiche del profitto o alle difficoltà quotidiane di spegnere la nostra luce interiore o di indurire i nostri sentimenti. Portiamo con noi la flessibilità del bambù e la certezza che, finché sapremo prenderci cura gli uni degli altri, nessuna tempesta potrà mai privarci della nostra umanità più autentica.
Ombretta Restelli
