Non mi interessa essere cool, mi interessa essere vera
Valori e anticonformismo oggi
L’ago della macchinetta per tatuaggi ha un rumore strano. È un ronzio continuo, elettrico, che sotto la pelle non lascia solo inchiostro, ma pezzi di vita, cicatrici scelte che si trasformano in arte. Ognuno dei miei tatuaggi racconta una storia, traccia una linea che mi appartiene, un pezzo di strada che ho camminato e che ho voluto imprimere sulla mia carne. Non seguo i cataloghi pronti, non sfoglio le riviste per copiare l’ultima tendenza social del momento. Sono tatuata a modo mio, da oltre trent’anni, seguendo un disegno interiore che risponde solo a me stessa. Quando cammino per strada, sento gli sguardi addosso che scivolano sulla mia pelle. Sento sussurrare la parola “particolare”, oppure “anticonformista”, come se l’originalità fosse un’anomalia da catalogare. Spesso mi dicono che sono una donna inusuale, che con la mia sola presenza e la mia personalità faccio colpo, che lascio il segno. Eppure, se c’è una cosa che ho capito guardando il mondo muoversi là fuori, è che la gente si ferma troppo spesso alla superficie, alla copertina di un libro che non ha nessuna intenzione di sfogliare davvero.
Vedi, c’è un’enorme differenza tra essere cool ed essere veri. Essere cool significa aderire a uno standard prefissato, indossare la maschera giusta al momento giusto, muoversi secondo un copione scritto da altri e magari esibire una firma prestigiosa sull’etichetta di un vestito per sentirsi accettati. Maschere e armature che non mi appartengono e che non voglio nei miei armadi. I vestiti coprono il corpo, ma non definiranno mai chi sei dentro, nel profondo. A me non è mai importato apparire, non ho mai cercato il consenso di una platea di sconosciuti. A me interessa essere. Mi interessa la sostanza delle cose, il peso specifico delle persone, ciò che resta quando si spengono le luci del palcoscenico.
Oggi viviamo nell’era della massima digitalizzazione, un tempo frenetico in cui l’esistenza sembra valida solo se viene costantemente documentata. È una corsa ossessiva verso il virtuale, dove ogni istante deve essere fotografato, filtrato, modificato ed esibito per sembrare credibile agli occhi degli altri. Navighiamo ogni giorno in un mare di vite apparentemente perfette, sorrisi plastici bidimensionali e scenografie digitali dove tutto è così patinato da sfiorare l’assurdo. In questo immenso teatro dell’apparire, dove le relazioni si misurano in base al numero di like e le conversazioni più intime svaniscono nel giro di ventiquattr’ore come se non fossero mai esistite, io ho scelto di fare un passo indietro. O forse, a ben guardare, ho fatto un passo avanti, rivendicando il diritto di restare umana.
Ho scelto deliberatamente di proteggere cose che la maggior parte delle persone oggi considera superate, vecchi cimeli di un’epoca passata, ma che per me rimangono vitali come l’aria. Credo ancora nell’amore vero, quello solido, totalizzante, scritto con la lettera maiuscola, e ammetto senza alcuna vergogna o paura di sembrare ingenua di credere ancora nel principe azzurro. Non parlo della favola di carta delle principesse indifese, ma del concetto più puro di quel mito: un legame profondo, autentico, un porto sicuro e raro che non si piega alle mode del momento né ai compromessi del cinismo moderno. Parlo della lealtà che non vacilla al primo ostacolo, dell’onestà intellettuale e morale, dei valori profondi dell’amicizia. Quella vera, quella rara, dove ci si guarda ancora dritti negli occhi senza schermi protettivi nel mezzo, dove ci si sostiene per il semplice piacere di esserci, senza un secondo fine o un tornaconto personale.
Oggi, purtroppo, queste virtù che una volta erano la base del vivere quotidiano sono diventate perle rare, tesori nascosti sul fondo di un oceano di indifferenza. Cammino per il mondo e fatico a trovarle nella stragrande maggioranza delle persone che incontro sul mio cammino. Troppo spesso mi scontro con specchi che riflettono solo un grande vuoto, con anime distratte e anestetizzate dal continuo scorrere di uno schermo, persone che hanno dimenticato il calore umano di una stretta di mano sincera, la bellezza di una promessa mantenuta o la magia indicibile di un sentimento puro.
Per questo motivo, nonostante le difficoltà di questo tempo, non mi sento fuori tempo massimo e non provo invidia per chi si adegua alla massa. Mi sento, al contrario, una privilegiata. Ho la fortuna di avere una bussola interna che funziona ancora benissimo.
Conservare questi valori intatti, difenderli con le unghie e con i denti dal rumore di fondo e dall’ipocrisia di un mondo profondamente artificiale, è la mia più grande e orgogliosa vittoria. La mia vera eccentricità non sta nei miei tatuaggi, nel mio modo di vestire o nei miei capelli. Sta nel fatto che, in un’epoca che venera e consuma la plastica, io ho ancora il coraggio e l’audacia di essere fatta di carne, ossa, cuore e princìpi incrollabili. Non mi interessa essere una tendenza passeggera destinata a sbiadire nel giro di una stagione. Mi interessa unicamente guardarmi allo specchio la sera, incrociare il mio stesso sguardo e riconoscere, con un sorriso fiero, la donna che sono. Autentica, spigolosa, imperfetta, ma disperatamente, magnificamente vera.
Perché alla fine, la vera rivoluzione non è farsi notare dal mondo, ma non farsi cambiare da esso.
Ombretta Restelli
Dal mio blog
