SENTIRE TROPPO | Ombretta Restelli
L’intensità dell’alta sensibilità e dell’up and down emotivo: cosa succede quando il corpo esprime la malinconia dell’anima perché tendiamo a sentire troppo.
Carramba, che tristezza!
Eccoci qua, stasera ci siamo: benvenuta tristezza, già. È comunque riuscita a entrare in casa mia, anche se stavolta non le ho aperto la porta. Che maleducata, poteva almeno annunciarsi con un messaggio, e invece è scivolata dentro all’improvviso.
Eccoci qua, stasera ci siamo: benvenuta tristezza, già. È comunque riuscita a entrare in casa mia, anche se stavolta non le ho aperto la porta. Che maleducata, poteva almeno annunciarsi con un messaggio, e invece è scivolata dentro all’improvviso.
È bastato un semplice, casuale passaggio davanti allo specchio del corridoio e non ho potuto fare a meno di incrociare il mio stesso sguardo. Ho visto i miei occhi: tristi, spenti, corredati da occhiaie e borse così profonde che potrei tranquillamente usarle per un anno intero ogni volta che mi reco al supermercato a fare la spesa.
I miei occhi sono gonfi, lucidi, esattamente come se avessi passato l’intera giornata a piangere a dirotto. Ma la cosa assurda è che non è affatto così. Non ho versato una sola lacrima né oggi, né ieri, né il giorno prima. Allora mi chiedo: se gli occhi sono asciutti, significa che è la mia anima a soffrire in silenzio, versando lacrime invisibili? Può darsi.
Cosa mi sta succedendo di così profondo e forte al punto da scavarmi i lineamenti e mostrarsi palesemente sul mio volto? Di certo c’è che in questo periodo, e soprattutto nell’ultimo mese, di emozioni ne ho vissute davvero tantissime. È stato un continuo, estenuante up and down emotivo.
Penso a novembre, il mese in cui sono nata. L’anno scorso ho spento le candeline decidendo di farmi un regalo speciale: sono andata a trovare alcuni amici storici che non vedevo da ben trentacinque anni. Quanti ricordi sono riaffiorati, quanti abbracci caldi e confortevoli ci siamo dati, e quante risate spensierate. È stato un meraviglioso ritorno al passato che mi ha alleggerito il cuore.
Potrebbe essere questo viaggio nel tempo la causa di tutta questa malinconia di stasera? Sinceramente non credo, anzi, quel ritrovo è stato solo un enorme motivo di gioia pura.
Ma aspetta, ci penso meglio, rallento un momento. Forse si tratta della mia liaison segretissima. Il mio appartamento che per qualche ora si trasforma in un’alcova protetta, un microcosmo intimo dove io e lui viviamo momenti fugaci ma carichi di una felicità pazzesca. C’è passione, c’è complicità e una grandissima intesa mentale. Ci guardiamo occhi negli occhi, a volte per lunghi minuti, senza sentire alcun bisogno di parlare.
Sono istanti bellissimi che però ci vengono letteralmente strappati via quando il tempo a nostra disposizione scade. Ogni volta ci salutiamo senza sapere se riusciremo a vederci nell’immediato o nei giorni a venire. Eppure, nonostante la precarietà di questi incontri, penso che nemmeno questo legame sia la vera fonte di tanta pesantezza. Lui ormai è piantato stabilmente nel mio cuore, viaggia con me, quindi perché dovrei dispiacermi?
Allora da cosa cavolo dipende tutta questa dolce, pacata tristezza? Da dove arriva questo stato d’animo che ha il potere di trasfigurare il mio volto e spegnere la mia luce? Fa semplicemente parte del mio modo di essere? Stasera sento chiaramente che c’è qualcosa che non va, un ingranaggio che si è bloccato.
Sapete cosa mi succede in realtà? La verità è che io sento troppo, ecco cosa succede! Ho un’ipersensibilità che non lascia scampo. Anche se mi sforzo di indossare il mio sorriso migliore di fronte al mondo, quello che la mia anima percepisce nel profondo, il mio corpo, implacabile, lo riflette all’esterno. Lo specchio non mente mai.
Ombretta Restelli
