Lettera alla me del passato | Ombretta Restelli

Lettera alla me del passato | Ombretta Restelli

Tra bilanci di metà vita e il bisogno profondo di fare pace con il passato, apro un canale di comunicazione impossibile: una lettera alla me stessa di tanti anni fa per rivelarle ciò che ho imparato lungo la strada.

Se potessi violare le leggi della fisica e spedire una busta indietro nel tempo, so esattamente a quale indirizzo la recapiterei. La manderei a quella ragazza che dieci anni fa esatti si svegliava la mattina con il cuore leggermente accelerato, la testa affollata di scadenze e quell’ansia cronica di dover dimostrare qualcosa al mondo. Mi rivedo come se fosse ieri: intrappolata nella frenesia di un decennio che oggi, a guardarlo col senno di poi, è volato via in un unico e indistinto soffio. Allora mi sembrava che tutto fosse una questione di vita o di morte, che ogni bivio stradale nascondesse un burrone e che non ci fosse spazio per l’errore. Oggi mi siedo a questo tavolino, guardo i conti della matematica della mia vita – con gli anni vissuti che superano di gran lunga quelli che rimangono – e sento il bisogno impellente di scriverle. Non per cambiarle il destino, no, ma per regalarle un respiro profondo. Per dirle, con la voce calma di chi ha già attraversato la tempesta, tutte quelle cose che avrei voluto tanto sapere allora e che mi avrebbero risparmiato un bel po’ di brividi freddi lungo la schiena.
Cara me di tanti anni fa, ti guardo da qui, dal tuo futuro, e la prima cosa che mi viene da fare è stringerti forte le mani. Cavolo, quanta fatica fai ogni singolo giorno per cercare di tenere tutto in perfetto ordine. Vivi con l’agenda sempre aperta sul tavolo e la penna pronta a spuntare obiettivi, convinta che la felicità sia una specie di premio di produzione che riceverai solo dopo aver completato tutte le cose da fare. Sei sempre proiettata nel domani, incastrata nella trappola del “lo farò quando sarò pronta”, senza renderti conto che l’unica vita reale che possiedi è quella che ti scivola via tra le dita proprio adesso, mentre aspetti che arrivi il momento ideale. Vorrei poterti scuotere e rubarti quel cronometro che hai piantato nella testa. Vorrei spiegarti che il tempo non si addomestica con la forza di volontà e che tutta questa fretta di arrivare non farà altro che rimpicciolire i tuoi anni, trasformandoli in una corsa a folle velocità in cui ti dimenticherai di guardare il panorama dal finestrino.
Se c’è una cosa che vorrei davvero farti capire, è che stai sprecando una quantità industriale di energia a temere il fallimento. Ti prego, rallenta. La paura di sbagliare ti sta bloccando in una gabbia invisibile, impedendoti di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Quando una pagina non ti viene perfetta al primo colpo, ti colpevolizzi; quando un progetto non decolla come avevi previsto, ti senti inadeguata, scialba e irrimediabilmente in ritardo rispetto a una tabella di marcia che esiste solo nella tua mente. Ma lasciati dire una cosa che oggi so con assoluta certezza: le cicatrici che collezionerai nei prossimi dieci anni saranno i tuoi pezzi di valore più grandi. Saranno proprio quelle porte sbattute in faccia e quei vicoli ciechi a costringerti a deviare la rotta, a tirare fuori una genialata creativa che nemmeno sospetti di avere e a farti scoprire chi sei veramente.
I fallimenti non sono una condanna, sono solo cartelli stradali che ti dicono: “Ehi, non è di qua, prova a girare a sinistra”. Non avere paura di mostrarti vulnerabile o imperfetta. La perfezione, quella che insegui con così tanta ostinazione, è un concetto antico, noioso e decisamente sterile. Trasforma la bellezza della vita in una collezione di statue di cera, immobili e prive di anima. Sii fluida, accetta di essere un cantiere aperto. Taac! Basta un piccolo cambio di prospettiva per capire che non devi essere una fortezza inespugnabile, ma un fiume capace di adattarsi al letto della roccia. Abbi il coraggio di essere sgangherata, di scrivere pagine brutte, di fare scelte azzardate. Il mondo non crollerà se per una volta deciderai di non essere all’altezza delle aspettative degli altri.
Oh, quanto tempo perdi a spiare le esistenze altrui dal buco della serratura dei tuoi primi approcci con il mondo digitale. Ti guardi intorno e ti sembra che tutte le altre donne della tua età abbiano capito tutto della vita. Le vedi realizzate, sicure, con famiglie da copertina e carriere avviate su binari d’oro, e poi ti guardi allo specchio e ti senti l’unica passeggera distratta che ha perso l’ultimo treno. Questa sindrome del confronto ti morde lo stomaco e ti fa vivere i giorni con un senso latente di invidia e frustrazione. Se solo potessi farti vedere la realtà attraverso i miei occhi di oggi, ti metteresti a ridere per la tua ingenuità.
Quella perfezione che ammiri e che ti fa sentire così sbagliata è solo un trucco di memoria selettiva, un’illusione ottica creata ad arte. Dietro quelle superfici sbrilluccicanti si nascondono le stesse identiche fatiche, gli stessi dubbi esistenziali e le stesse fragilità che albergano nel tuo petto. Nessuno possiede la mappa segreta della felicità. Ognuno combatte una battaglia di cui tu non sai assolutamente nulla. Smetti di misurare la tua andatura sul passo degli altri. La tua storia ha un ritmo unico, speciale, che non ha nulla a che vedere con le competizioni sociali. Quando smetterai di paragonare il tuo dietro le quinte con il palcoscenico illuminato degli altri, scoprirai che la tua normalità imperfetta è una figata assurda, un nido accogliente che non ha bisogno dell’approvazione di nessuna platea per avere valore.
C’è un’altra cosa importante che ho imparato in questo decennio e che tu, persa come sei nei tuoi pensieri astratti, tendi a dimenticare. Tu credi che i ricordi restino lì per sempre, intatti e nitidi come fotografie stampate. Ti affidi alla memoria convinta che potrai ritornare in quelle stanze della mente ogni volta che ne avrai bisogno, rievocando un profumo, un sorriso o una nota musicale. Ma la realtà ti costringe a fare i conti con strumenti limitati: la memoria è un custode distratto, altera i fatti, sbiadisce i contorni netti delle cose e cancella i dettagli importanti, lasciandoti spesso solo con una vaga e nebbiosa nostalgia.
Ecco perché ti supplico: impara a nuotare dentro il flusso del presente con gli occhi spalancati. Quando vivi un momento di pura gioia, di quelli che ti fanno quasi scoppiare il cuore, non dare per scontato che durerà o che lo ricorderai perfettamente. Fermati. Sospendi il flusso degli eventi anche solo per un secondo nella tua mente. Respira a fondo quell’aria, guarda l’espressione delle persone che ami, imprimi nella carne la precisione di quel sorriso. Non aspettare di avere una macchina del tempo o un pulsante di pausa per celebrare la felicità. Crealo tu quel fermo immagine mentale, adesso, prima che il minuto successivo bussi alla porta e ti trascini via. Impara a goderti il presente con leggerezza, senza l’ansia del domani, perché quei momenti ordinari e apparentemente insignificanti sono l’unico vero tesoro che ti rimarrà in mano quando farai i conti con il passato.
Guardandoti da qui, provo una profonda tenerezza per tutte le volte che ti sei data dei calci da sola, per tutti i sensi di colpa che ti sei buttata sulle spalle senza motivo. Ti rimproveri di essere troppo emotiva, troppo fragile, di avere una fantasia troppo fervida che non riesci a spegnere. Vorresti essere più cinica, più fredda, più razionale, come se questo potesse proteggerti dal dolore. Ma ti svelo un segreto: è stata proprio quella tua sensibilità così spiccata, quel tuo brivido freddo lungo la schiena davanti alle cose belle della vita, a permettermi di diventare la donna che sono oggi. Non cambiare di un millimetro. La tua capacità di emozionarti, di farti domande filosofiche e di cercare la bellezza anche nelle giornate più pesanti come macigni è il tuo superpotere, non il tuo difetto.
Voglio dirti grazie. Grazie perché, nonostante le paure, i dubbi e le notti passate insonni a cercare risposte che non arrivavano, non hai mai mollato la presa. Hai continuato a camminare, un secondo dopo l’altro, un passo dopo l’altro, con una regolarità implacabile, accettando il rischio di vivere fino in fondo. Hai pianto, hai sbagliato strada, hai preso delle decisioni che oggi definirei discutibili, ma hai sempre agito con il cuore pulito. E questo mi basta per essere orgogliosa di te. Ti perdono per tutte le volte che non ti sei amata abbastanza, per tutte le volte che hai rimandato la tua felicità a domani o che hai creduto di valere meno degli altri. Faceva tutto parte del viaggio.
Il tempo continuerà a scivolare via leggero, indifferente alle nostre domande e alle nostre interpretazioni. Questo tic tac regolare non concederà sconti nemmeno a te, e in un men che non si dica ti ritroverai qui, seduta al mio posto, a scrivere una lettera alla te stessa di dieci anni ancora prima. Ma non viverla come una minaccia. Lo scorrere della vita è l’unico prezzo da pagare per avere un’esistenza ricca, vibrante e piena di sorprese.
Cara me del passato, chiudi quella bacheca di vite ideali, posa la penna dall’agenda dei doveri e fai un bel respiro. Non devi capire tutto adesso, non devi risolvere l’enigma del mondo in questo preciso istante. Fidati del flusso, impara ad abitare questa tua stanza imperfetta con la giusta leggerezza. La tua storia si sta scrivendo esattamente come deve, pagina dopo pagina, e ti assicuro che, nel suo insieme, sarà una storia bellissima da sfogliare. Ci vediamo nel futuro. Io ti aspetto qui, pronta a ricordarti che la vita non è una corsa a folle velocità per raggiungere un traguardo, ma il gusto meraviglioso di ogni singolo passo che stai facendo proprio ora.
Ombretta Restelli

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