Gambe sul tavolo e giornate no | Ombretta Restelli
Se la tua giornata è andata per il verso sbagliato, stravaccarsi è un diritto. Ecco i miei rimedi personali per sopravvivere alle giornate no e fare pace con il mondo.
Ci sono giornate che arrivano alla fine cariche di una pesantezza, ma di una pesantezza che anche Sansone farebbe fatica a sorreggere!
Rivedi la tua giornata e sembra che ogni singola cosa sia andata per il verso sbagliato.
Non vi capita mai? A me sì!
Rivedi la tua giornata e sembra che ogni singola cosa sia andata per il verso sbagliato.
Non vi capita mai? A me sì!
Non deve per forza essere successo qualcosa di catastrofico; a volte è solo la somma di piccoli intoppi, di parole non dette o di quella stanchezza mentale che nell’arco della giornata si accumula ora dopo ora, lasciandoti addosso un senso di tensione difficile da scrollare via. È una specie di zavorra invisibile che ti trascini dietro passo dopo passo, un ronzio in testa che non si spegne nemmeno quando hai finito di correre.
Quando chiudo la porta di casa dietro di me e mi rendo conto che la giornata è stata decisamente no, ho imparato a non fare la guerra al mondo e a non colpevolizzarmi. Ho capito, invece, che l’unica cosa sensata da fare, e soprattutto che mi fa stare bene, è cercare i miei piccoli “salvavita” serali: quei micro-rituali che hanno il potere magico di riportarmi al centro, di farmi riprendere fiato e di trasformare una giornata nata storta in una serata tutta mia.
A seconda del livello di pesantezza quotidiana, scelgo il salvavita più indicato e funziona, funziona sempre! Che figata!
Il mio primo alleato per chiudere i conti con il giorno è una tazza di caffè, quanto mi piace! Ne bevo 10-12 al giorno. Per molti il caffè, soprattutto alla sera, è assolutamente da evitare; per me invece non è solo una dose di energia, è un rito di decompressione e un calmante. Accendo la macchinetta, ascolto il rumore familiare, ascolto la musica e lascio che l’aroma riempia la stanza. Poi prendo la tazza calda tra le mani, compiendo un altro gesto che per me significa puro relax: appoggio le gambe sul tavolo. È una posizione scomposta, quasi ribelle, che dichiara ufficialmente la fine dei doveri e delle posture rigide che la giornata mi ha imposto.
Alla fine, in un mondo dove dobbiamo sempre correre, stare attenti ed essere impeccabili, bermi un caffè fuori orario e stravaccarmi sulla sedia è il mio modo personale di riprendermi il mio tempo. Punto. In quella comodità tutta mia, sorseggiando il caffè in silenzio e guardando fuori dalla finestra, mi restituisco il diritto di rallentare. Il mondo fuori, per oggi, può anche aspettare con tutte le sue regole.
A volte, però, il caffè non mi basta, e allora che faccio? Se sento che l’agitazione accumulata è ancora troppa da smaltire tra le quattro mura, metto le scarpe da jogging ed esco a camminare. Percorrere senza fretta le strade silenziose, al fresco della sera, mi aiuta a consumare lo stress accumulato passo dopo passo; sentire l’aria sul viso e il ritmo regolare dei miei piedi sul marciapiede ridimensiona ogni cosa.
Ho capito che se non muovo le gambe, la testa non si sblocca: i pensieri aggrovigliati hanno bisogno del movimento fisico per sciogliersi. È incredibile come due passi al fresco cambino tutto. Sotto il cielo della notte, quei nodi al cervello che tra le pareti di casa mi sembravano enormi e insormontabili iniziano a farsi più piccoli. Proiettati contro l’immensità del cielo e la calma della città che dorme, i problemi perdono la loro forza opprimente e si diradano da soli.
Altre volte, la mia vera cura diventa riordinare casa prima di andare a dormire. C’è una connessione profonda tra lo spazio che mi circonda e quello che ho dentro: l’ambiente fuori specchia inevitabilmente il mio stato d’animo. Quando la mia mente è nel caos per come sono andate le cose, rimettere a posto un cassetto, rassettare la cucina o sistemare i cuscini sul divano diventa un modo per fare ordine dentro di me.
Per me è una vera e propria pulizia mentale. Durante il giorno capitano mille cose che mi sfuggono di mano – l’imprevisto, la risposta storta di qualcuno, i ritardi – ma su quel cassetto decido io, ho il potere assoluto. Mentre le mie mani si muovono e rimettono gli oggetti al loro posto, è come se stessi archiviando e ripulendo anche le scorie delle ore passate. Vedere la casa che ritrova la sua faccia pulita e ordinata prima di spegnere la luce mi fa fare un respiro profondo e mi restituisce un po’ di pace immediata.
Non servono grandi risposte o chissà quali eventi per raddrizzare il finale di una giornata storta. Spesso basta un caffè vissuto a modo proprio, una passeggiata solitaria o un angolo di casa rimesso in ordine per fare pace con il mondo là fuori. Sono piccoli gesti, ma sono miei, e mi ricordano che posso sempre scegliere di volermi bene e di regalarmi una buona notte, anche quando tutto il resto è andato al contrario.
Ombretta Restelli
