Follie per amore | Ombretta Restelli
Quando la fine di una storia diventa autodistruzione
Sfido chiunque a dire “io non ho mai fatto follie per amore.
Nessuno?!
È difficile crederci. Ognuno di noi, a suo modo, ha compiuto un passo in più, spingendosi oltre i propri limiti per sorprendere la persona amata, quella che ama tuttora o quella che sta semplicemente cercando di conquistare. Gli esempi in questo senso si sprecano e variano dai gesti più eclatanti, come regalare diamanti grandi come nocciole, auto di lusso o appartamenti fino al percorrere chilometri su chilometri per un breve incontro, o addirittura cambiare comune di residenza solo per accorciare le distanze geografiche. Viceversa, esistono pazzie meno appariscenti, dettate non solo da un’impossibilità economica, ma dal fatto che, a seconda della sensibilità individuale, ogni piccolo gesto può essere sinonimo di un sentimento immenso. E allora ben venga anche un mazzo di rose rosse, una serenata vecchio stile o un singolo cioccolatino lasciato sul tavolo per dire “ti sto pensando”. Ciò che conta davvero è la sincerità dell’intenzione, non il desiderio di sentirsi i vincitori del giorno per aver fatto il regalo più costoso.
Nessuno?!
È difficile crederci. Ognuno di noi, a suo modo, ha compiuto un passo in più, spingendosi oltre i propri limiti per sorprendere la persona amata, quella che ama tuttora o quella che sta semplicemente cercando di conquistare. Gli esempi in questo senso si sprecano e variano dai gesti più eclatanti, come regalare diamanti grandi come nocciole, auto di lusso o appartamenti fino al percorrere chilometri su chilometri per un breve incontro, o addirittura cambiare comune di residenza solo per accorciare le distanze geografiche. Viceversa, esistono pazzie meno appariscenti, dettate non solo da un’impossibilità economica, ma dal fatto che, a seconda della sensibilità individuale, ogni piccolo gesto può essere sinonimo di un sentimento immenso. E allora ben venga anche un mazzo di rose rosse, una serenata vecchio stile o un singolo cioccolatino lasciato sul tavolo per dire “ti sto pensando”. Ciò che conta davvero è la sincerità dell’intenzione, non il desiderio di sentirsi i vincitori del giorno per aver fatto il regalo più costoso.
Tuttavia, esiste un interrogativo che raramente ci si pone: è possibile fare follie per amore al contrario? La risposta è sì. Se solitamente si pensa a gesti stravaganti in positivo, volti a costruire o a celebrare un legame, esistono azioni che si sviluppano in negativo, come reazione disperata a un rifiuto o a una fine improvvisa. Non si tratta di intenzioni malvagie, ma di comportamenti paradossali che una persona può mettere in atto quando il terreno sotto i piedi cede all’improvviso.
Per comprendere questa dinamica, basta immaginare una giornata apparentemente come le altre, stravolta da un messaggio del tutto inaspettato sul display del telefono: “Volevo dirti che sono stati 5 anni molto belli e intensi che non scorderò mai… Ma ho capito che non è più questo quello che voglio… Mi dispiace tantissimo ma è arrivato il momento di chiudere la nostra storia… Sabato in mattinata passerò a prendere le mie cose… ciao…”
Un SMS del genere arriva come una bomba silenziosa, capace di radere al suolo anni di progetti in pochi secondi. In quei momenti la mente si blocca, incapace di elaborare le parole. Si legge e si rilegge lo schermo, convinti che debba trattarsi di uno scherzo di cattivo gusto, di un errore o di un malinteso. La reazione immediata è quella di cercare un contatto vocale, ma il telefono cellulare risulta staccato o non raggiungibile. Si tenta di chiamare il numero di casa, ma squilla a vuoto. Si arriva persino a contattare alcune amicizie in comune, sperando in una spiegazione, ma si va a sbattere contro la stessa identica melodia di silenzi e risposte evasive. A quel punto, il passo successivo è l’immersione totale nei social network, ipotizzando un guasto tecnico alla linea telefonica. La realtà che si presenta è però ancora più gelida: su Facebook il profilo di lui è scomparso, e lo stesso vale per Instagram. Bloccata ovunque, sia sul telefono che sulle piattaforme digitali. In quel preciso istante si realizza la cruda verità: non è uno scherzo, è tutto vero. Il buio e il panico assoluto prendono il sopravvento. L’impulso immediato sarebbe quello di raggiungerlo a casa sua, ma poi… a cosa servirebbe…
Questa tentata spedizione è solo una delle tante mattate compiute in nome di quell’amore interrotto. Si smuovono mari e monti nel tentativo disperato di un confronto visivo, senza ottenere alcun risultato. Quando l’impossibilità di comunicare diventa un muro insormontabile, l’energia dolorosa si sposta tra le mura domestiche. Si comincia a lavare ossessivamente tutto ciò che lui aveva toccato in casa, persino le fughe delle mattonelle del pavimento, nell’illusione chimica di far sparire definitivamente il suo profumo, il ricordo dei suoi abbracci e l’eco della sua risata. Si pulisce per cancellare ogni traccia che possa riaprire la ferita. Eppure, nonostante gli sforzi, la presenza di chi se n’è andato resta tangibile nell’aria. A nulla serve lavare, stralavare, spolverare, imbiancare le pareti o cambiare la disposizione dei mobili. Si arriva persino a rinunciare al proprio letto, preferendo dormire sul divano, perché quel materasso custodisce troppi ricordi e troppa assenza. Da questa impossibilità di trovare pace nasce un’idea ancora più radicale e folle: cambiare casa.
La ricerca e il trasferimento vanno a buon fine, portando un temporaneo senso di sollievo, nonostante un pesante indebitamento economico per sostenere le spese del trasloco. Pur non essendo il momento finanziario adatto, la necessità psicologica di trovare una via d’uscita supera qualsiasi razionalità economica. Inizialmente l’illusione funziona: aria nuova, nessun ricordo incastrato negli angoli, tutto in ordine. La vera prova, tuttavia, si presenta di notte. Quando arriva l’ora di dormire, l’abitudine fisica e mentale prende il sopravvento: la mano si allunga nel buio a cercare una presenza, trovando solo il vuoto delle lenzuola. In quel momento non resta che abbracciarsi da soli, stringendosi forte per impedire alle proprie dita di mendicare una presenza che non c’è più.
Questo drastico cambio di vita, per quanto estremo, si colloca solo al secondo posto in una ipotetica classifica delle assurdità sentimentali. Esiste un’altra follia ancora più profonda che, unita all’insonnia e all’abitudine di dormire stringendo se stessi, ridefinisce la quotidianità della persona: il rifiuto totale di cucinare. Non si cucina più per se stessi, né per gli amici o per i familiari. Per chi prima adorava stare ai fornelli, sperimentare ricette e preparare piatti sfiziosi da condividere con il partner, la cucina si trasforma in una zona interdetta. Cucinare significava amore e condivisione; senza l’altro, l’atto stesso perde ogni significato e diventa intollerabile. Questa forma di protesta silenziosa del corpo porta a conseguenze severe, conducendo la persona a pesare appena 40 chili a fronte di un’altezza di un metro e settantacinque. La dieta si riduce a barrette proteiche, patatine confezionate, una brioche e un caffè al mattino. Niente pasta, niente riso, niente carne — se non qualche raro gamberetto, nessun sugo, zero frutta e zero verdura. Al massimo un brodino caldo nei giorni in cui il malessere fisico diventa troppo acuto. Ci si ripete mentendo a se stessi che si sta benissimo, come un bijou, per non guardare in faccia il baratro in cui si è scivolati.
Questo è il vero significato di fare una follia per amore al contrario. Non si tratta del singolo gesto impulsivo compiuto sull’onda del momento, ma della decisione cosciente o inconscia di continuare a percorrere una strada dissennata e autodistruttiva. Sono disperati tentativi di trattenere un fantasma, trattenendo il dolore pur di non lasciar andare l’ultimo legame rimasto con la persona amata. Si arriva al punto di dimenticare se stessi e le proprie necessità vitali pur di mantenere vivo il ricordo dell’altro. Una vera e propria follia che, a mente lucida, non si può fare a meno di riconoscere.
Analizzando queste dinamiche, emerge con chiarezza come il confine tra la dedizione sentimentale e lo smarrimento della propria identità sia estremamente labile. Le follie d’amore, nella loro accezione classica e positiva, sono manifestazioni di vitalità, slanci generosi che arricchiscono chi li compie e chi li riceve. Sono rischi che vale la pena correre, perché aprono il cuore e lasciano ricordi indelebili, indipendentemente dall’esito della relazione. Quando una storia finisce, il bene donato non va mai perso; tende a ritornare nel tempo, sotto forme diverse e attraverso altre persone, poiché la capacità di amare è una risorsa interna che non si esaurisce con un addio.
Il discorso cambia radicalmente quando le azioni si trasformano in “follie al contrario”, ovvero in comportamenti che non sono più rivolti verso l’esterno per costruire, ma verso l’interno per distruggere. Il dolore per un abbandono improvviso, specialmente quando attuato tramite la freddezza di un blocco digitale e senza la possibilità di un confronto maturo, può provocare un trauma psicologico profondo. La mente, non riuscendo ad accettare la fine del legame, sposta il controllo sul corpo e sull’ambiente circostante: pulire le fughe delle mattonelle, cambiare casa o smettere di mangiare diventano tentativi disperati di gestire l’ingestibile.
Tuttavia, privarsi del cibo, isolarsi socialmente e punire il proprio corpo non sono strategie efficaci per trattenere chi ha già deciso di andarsi. Al contrario, sono dinamiche che logorano la salute fisica e mentale, allontanando la persona dalla possibilità di una reale guarigione emotiva. Il deperimento fisico diventa lo specchio visibile di un deperimento interiore, un modo per gridare al mondo un dolore che non trova parole.
La lezione più importante che si può trarre da queste esperienze è che l’amore per l’altro non dovrebbe mai superare l’amore per se stessi. Nessuna relazione, per quanto intensa, duratura o apparentemente perfetta, vale il sacrificio della propria salute o della propria dignità. Riconoscere di essere caduti in una spirale autodistruttiva è il primo, fondamentale passo per poterne uscire. Le follie vanno fatte per celebrare la vita e la condivisione, mai per assecondare l’assenza o per punirsi di un rifiuto.
Resta infine l’amarezza di quei contrasti che la memoria custodisce, come la visione di un mazzo di rose rosse appoggiato sul piano della cucina al rientro dal lavoro, accompagnato da un biglietto che recita: “Amore mio, ti amo tantissimo, non ti lascerò mai”. È proprio l’incoerenza tra le promesse scritte del passato e la brusca realtà del presente a fare più male, ma è anche il punto di partenza da cui comprendere che le parole volano, mentre la responsabilità di prendersi cura di se stessi rimane l’unico vero punto fermo da cui ripartire.
Ombretta Restelli
