Sentirsi così vivi ! Ombretta Restelli
Quando l’amore scardina la razionalità e ridisegna i confini del cuore
Io viaggio attraverso te.
Questa è la verità che si impone ogni volta che chiudo gli occhi e lascio che la mente vaghi libera dai doveri del quotidiano. Penso, rido, piango, respiro attraverso te. Ogni singola azione della mia giornata sembra ormai indissolubilmente legata alla tua esistenza, come se tu fossi diventato il filtro invisibile attraverso cui guardo il mondo intero. Quanto mi manchi, soprattutto in questi ultimi mesi e nei prossimi giorni a venire, sarà così. Purtroppo lo sento con una lucidità che a tratti mi spaventa, un’evidenza che si solidifica nel petto e non mi lascia spazio per respirare a pieni polmoni. C’è una specie di conto alla rovescia silenzioso nelle mie giornate, la consapevolezza che il tempo senza di te si dilata, diventa pesante, quasi immobile.
Questa è la verità che si impone ogni volta che chiudo gli occhi e lascio che la mente vaghi libera dai doveri del quotidiano. Penso, rido, piango, respiro attraverso te. Ogni singola azione della mia giornata sembra ormai indissolubilmente legata alla tua esistenza, come se tu fossi diventato il filtro invisibile attraverso cui guardo il mondo intero. Quanto mi manchi, soprattutto in questi ultimi mesi e nei prossimi giorni a venire, sarà così. Purtroppo lo sento con una lucidità che a tratti mi spaventa, un’evidenza che si solidifica nel petto e non mi lascia spazio per respirare a pieni polmoni. C’è una specie di conto alla rovescia silenzioso nelle mie giornate, la consapevolezza che il tempo senza di te si dilata, diventa pesante, quasi immobile.
E chi l’avrebbe mai detto che tu potessi mancarmi come l’aria che respiro. Se qualcuno me lo avesse raccontato soltanto qualche mese fa, avrei sorriso con sufficienza, convinta di essere ormai immune a certe scosse telluriche dell’anima. Credevo che, in diversi anni, di aver acquisito un certo equilibrio dopo che mi era crollato il mondo addosso. Ho passato tanto tempo a raccogliere i pezzi della mia vita, a incollarli uno a uno con la pazienza di un artigiano che cerca di salvare un vaso prezioso andato in frantumi. Pensavo di aver costruito una fortezza inattaccabile, una routine sicura in cui niente e nessuno avrebbe più potuto ferirmi o destabilizzarmi. Invece no, mi sto sbagliando, eccomi qui nuovamente nel mio caos emozionale. È bastato un attimo per demolire tutte le mie certezze, per ricordarmi che l’architettura emotiva che avevo edificato era solo un castello di carte pronto a volare via al primo refolo di vento.
L’amore non si sceglie, l’amore ti sfonda la porta di casa e ti trascina da chi gli pare. Non bussa, non chiede il permesso, non valuta se il momento sia quello opportuno o se tu sia psicologicamente pronta a riceverlo. Arriva come un ladro nella notte o come una tempesta in piena estate, scardinando le serrature della razionalità. Ti prende per i capelli e ti scaraventa esattamente dove non avresti mai pensato di andare, lasciandoti spettatrice sbigottita della tua stessa vita. Già. Rimango a fissare il vuoto con questa unica parola sospesa sulle labbra, un monosillabo che racchiude un universo di rassegnazione, meraviglia e sconcerto.
Forse ti ho scelto, forse sei stato tu a scegliere me o l’abbiamo fatto entrambi, in un moto simultaneo dell’anima che ha azzerato ogni distanza spaziale e temporale. Forse i nostri destini si stavano già muovendo l’uno verso l’altro molto prima che noi ce ne rendessimo conto, seguendo una traiettoria invisibile e magnetica. Tutto è cominciato nel modo più innocente e ordinario possibile. Una battuta, un sorriso, una banale scusa per mantenere i contatti ed eccoci qua a cercarti in ogni mio pensiero, ad aspettare un tuo messaggio, a sperare di riuscire a vederti. Mi ritrovo a controllare lo schermo del telefono con una frequenza, sperando di vedere illuminarsi quel nome che ormai scatena in me un riflesso incondizionato. Ogni notifica mancata è una piccola fitta, ogni parola ricevuta è una scarica di adrenalina che rimette in moto l’intero sistema.
Tutto scorre sempre in attesa, un amore ansioso fatto di tanta voglia di vedersi anche solo per un attimo, quel breve momento che, all’improvviso, da un momento all’altro può svanire. Viviamo sul filo del rasoio, sospesi in un tempo che non ci appartiene mai del tutto, dove ogni appuntamento strappato alla realtà ha il sapore dell’urgenza e del miracolo. Contiamo i minuti quando siamo lontani e guardiamo i secondi volare via quando siamo vicini, in una perenne distorsione temporale che logora e rigenera allo stesso tempo.
Sì, perché siamo stati bravi a trovarci ma non abbiamo fatto bene i conti con i sentimenti, forse. Ci siamo lanciati in questa avventura con la leggerezza di due bambini che giocano vicino a un burrone, convinti di poter controllare l’intensità della caduta. Abbiamo sottovalutato la forza d’urto di quello che stavamo scatenando, pensando che avremmo potuto mantenere il distacco, che saremmo stati capaci di gestire la situazione senza farci travolgere. Ma chi se ne frega, probabilmente è così che deve andare, ho imparato nella vita che alcune situazioni accadono e non puoi evitarle, anzi paradossalmente più cerchi di fuggire e più ti prendono, è inevitabile! Il destino ha un senso dell’umorismo cinico: più erigi barriere e più scava gallerie per superarle; più corri veloce nella direzione opposta e più ti ritrovi faccia a faccia con ciò che eviti.
I sentimenti così belli, così pericolosi. Sono come un’arma a doppio taglio, capaci di farti toccare il cielo con un dito o di scaraventarti negli abissi più profondi nel giro di un secondo. Li ho trattenuti per troppo, tanto tempo, li ho chiusi a chiave in una stanza buia della mia mente, imponendo loro il silenzio assoluto per paura di soffrire ancora. Ma avrei continuato a farlo se tu non fossi arrivato a rompere l’incantesimo del mio letargo emotivo. Sei stato il catalizzatore, l’elemento di disturbo che ha rotto l’ordine artificiale che mi ero imposta. Sono prima implosa, accumulando silenziosamente una pressione insostenibile dentro di me, e poi esplosa, like a love-bomb atomica, distruggendo ogni difesa e spargendo frammenti di me ovunque. E ora che faccio?
Mi sto proprio domandando cosa devo fare, mentre mi guardo intorno e vedo le macerie della mia vecchia vita razionale e la ricostruzione selvaggia di questa nuova esistenza. Mi sento felice a tal punto di fare schifo, di una felicità quasi sfacciata, egoista, che non si cura delle regole, dei giudizi altrui o delle convenzioni sociali. Non provo nessun rimorso, problemi zero. È una sensazione strana, quasi aliena per una persona che ha sempre cercato di fare la cosa giusta, di calcolare le conseguenze di ogni azione, di proteggere se stessa e gli altri. Adesso non mi importa di nulla se non di questa corrente elettrica che mi attraversa la schiena ogni volta che ti penso.
Il cuore che mi batte all’impazzata, mi fa sentire viva, tanto, tanto viva, vivissima! Questo battito accelerato è il tamburo che scandisce la mia rinascita, il segno inequivocabile che il sangue è tornato a scorrere caldo nelle vene dopo anni di freddo torpore. Non è solo sopravvivenza, è vitalità pura, concentrata, esasperata. Sento ogni percezione amplificata: i colori sono più accesi, i suoni più nitidi, i profumi più intensi. È come se fossi uscita da un lungo letargo invernale e fossi stata catapultata nel mezzo di una primavera esplosiva e incontrollabile.
Dove cavolo sei?
Uffaaaaa!!
Ti voglio stringere, voglio un tuo abbraccio. Questo bisogno fisico di te diventa a tratti insostenibile, una fame che nessuna parola scritta o parlata può placare. Ho bisogno del calore della tua pelle, del profumo del tuo collo, della sensazione di sicurezza che provo solo quando le tue braccia si chiudono intorno a me, isolandomi dal resto del mondo. In quei momenti il rumore di fondo della vita si azzera, le paure svaniscono e tutto acquista finalmente un senso logico.
Uffaaaaa!!
Ti voglio stringere, voglio un tuo abbraccio. Questo bisogno fisico di te diventa a tratti insostenibile, una fame che nessuna parola scritta o parlata può placare. Ho bisogno del calore della tua pelle, del profumo del tuo collo, della sensazione di sicurezza che provo solo quando le tue braccia si chiudono intorno a me, isolandomi dal resto del mondo. In quei momenti il rumore di fondo della vita si azzera, le paure svaniscono e tutto acquista finalmente un senso logico.
Che palle!
Questo urlo di frustrazione mi esce spontaneo dalle labbra, rompendo il silenzio della stanza. È la rabbia di chi si scontra con i limiti della realtà, con le barriere geografiche e temporali che ci tengono divisi.
Lo so! Lo so benissimo che non possiamo vederci, sentirci tutte le volte che vogliamo, hai un lavoro che ti impegna tantissimo, appuntamenti su appuntamenti, imprevisti da sbrogliare immediatamente ed altre mille cose da esplicare al di fuori della situazione lavorativa. Sappiamo entrambi quali sono i compromessi, i prezzi da pagare, i silenzi da sopportare e i giorni di vuoto da dover riempire in qualche modo.
Questo urlo di frustrazione mi esce spontaneo dalle labbra, rompendo il silenzio della stanza. È la rabbia di chi si scontra con i limiti della realtà, con le barriere geografiche e temporali che ci tengono divisi.
Lo so! Lo so benissimo che non possiamo vederci, sentirci tutte le volte che vogliamo, hai un lavoro che ti impegna tantissimo, appuntamenti su appuntamenti, imprevisti da sbrogliare immediatamente ed altre mille cose da esplicare al di fuori della situazione lavorativa. Sappiamo entrambi quali sono i compromessi, i prezzi da pagare, i silenzi da sopportare e i giorni di vuoto da dover riempire in qualche modo.
Dicono che chi si ama, non condivide solo un letto ma custodisce un segreto, una specie di scrigno clandestino dove vengono depositati i baci rubati, gli attimi nascosti, le emozioni più profonde, i messaggi, i sospiri, le attese, le rinunce, le paure, le speranze, i desideri, il nostro mondo dove è vietatissimo l’ingresso agli estranei, se così possiamo definirli. Questo scrigno è il nostro tesoro più prezioso, un luogo sacro che esiste fuori dallo spazio e dal tempo ordinario. Lì dentro siamo liberi, lì dentro non dobbiamo dare spiegazioni a nessuno, lì dentro siamo semplicemente noi, spogliati dalle maschere che la società ci impone di indossare ogni giorno. È un rifugio fatto di parole sussurrate, di sguardi complici, di sorrisi, di promesse silenziose che non hanno bisogno di essere formulate ad alta voce per essere reali.
Questo spazio diventa la mia casa quando la realtà si fa troppo pesante o troppo grigia. Mi rifugio lì, apro lo scrigno e rileggo i tuoi messaggi nella mia mente, ricordo la consistenza delle tue mani, il suono della tua risata. È un esercizio di sopravvivenza emotiva, un modo per mantenere vivo il fuoco anche quando fuori infuria la tempesta o regna il gelo della tua assenza. So che questo mondo ha un costo alto, che le rinunce pesano come macigni e che le paure a volte minacciano di avvelenare anche i momenti più belli. Eppure, nonostante tutto il dolore dell’attesa e la frustrazione della distanza, non cambierei questo caos per tutta la calma piatta del mondo. Preferisco questa vita vibrante, preferisco questo cuore che rischia di spaccarsi a ogni battito, piuttosto che tornare a quel deserto di emozioni in cui vegetavo prima che tu aprissi la mia porta. I’m waiting for you… Love my.
Ombretta Restelli
