Rallentare il ritmo per ritrovare se stessi | Ombretta Restelli

Rallentare il ritmo per ritrovare se stessi | Ombretta Restelli

Come proteggere il proprio tempo e vivere con lentezza

Ci sono mattine in cui la sveglia non suona come un semplice promemoria, ma come l’inizio di una gara d’appalto con il tempo. Ci alziamo e, ancora prima che il caffè sia pronto, la nostra mente è già proiettata tre passi in avanti: le email da leggere, le cose da sistemare, i doveri che si accumulano sulla scrivania e quell’ansia sottile di dover incastrare ogni singolo minuto in un incastro perfetto. Corriamo per non arrivare in ritardo, corriamo mentre parliamo al telefono, corriamo persino quando mangiamo, riducendo la nostra giornata a una sequenza frenetica di compiti da smarcare. Ma a quale prezzo? In questa rincorsa continua verso un traguardo che si sposta sempre un po’ più in là, finiamo per perdere la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra presenza nel momento presente. Ci dimentichiamo del sapore delle cose, del rumore del vento e, cosa ancora più grave, perdiamo il contatto con i nostri bisogni più profondi.
Ho vissuto a lungo con questo pilota automatico inserito, convinta che essere produttiva e perennemente occupata fosse l’unico modo per dimostrare il mio valore. Poi, in un pomeriggio qualunque, forse proprio durante una di quelle domeniche pigre e inizialmente tediose che costringono a fermarsi, ho capito che questa fretta costante non era una necessità, ma una prigione che mi stavo costruendo da sola. Rallentare il ritmo non è un lusso per pochi fortunati, né un segno di pigrizia o disinteresse verso la vita; è un atto di pura sopravvivenza emotiva, una scelta consapevole di riappropriarsi del proprio tempo per tornare a respirare a pieni polmoni. Significa decidere che la qualità della nostra vita non si misura dal numero di cose che riusciamo a fare in ventiquattr’ore, ma dal livello di consapevolezza e di gioia che riusciamo a mettere in ogni singolo gesto.
Il mio percorso verso la lentezza è iniziato con piccoli, piccolissimi riti quotidiani, gesti apparentemente insignificanti che però hanno il potere di ancorarmi al presente. Bere il caffè al mattino senza guardare lo schermo dello smartphone, ad esempio, osservando semplicemente la luce che cambia fuori dalla finestra. Oppure concedermi una passeggiata sull’arenile di Cattolica, ascoltando il ritmo regolare delle onde e lasciando che il vento freddo mi pulisca i pensieri, senza l’urgenza di dover arrivare da nessuna parte. Quando cammini sulla sabbia con lentezza, i tuoi piedi affondano e ti costringono a calibrare il passo, a guardare dove metti i piedi, a sentire la terra sotto di te. È una metafora potentissima di ciò che dovremmo fare ogni giorno: smettere di scivolare sulla superficie delle nostre vite e iniziare finalmente a radicarci in esse.
Vivere con lentezza significa soprattutto imparare a fare una cosa alla volta. Abbiamo mitizzato il multitasking, considerandolo una dote straordinaria, specialmente per noi donne, ma la verità è che fare troppe cose contemporaneamente frammenta la nostra attenzione e riempie la nostra mente di un brusio caotico. Quando siamo ovunque con la testa, non siamo da nessuna parte con il cuore. Provate a dedicare la vostra intera attenzione a un’azione semplice, come spolverare un mobile, riordinare una stanza o scrivere una pagina di diario. Fatelo lentamente, assaporando il movimento, la consistenza degli oggetti, il silenzio che si crea intorno. Vi accorgerete che quell’azione cessa di essere un dovere noioso e si trasforma in una forma di meditazione attiva, un modo per calmare il sistema nervoso e fare chiarezza dentro di voi.
Questo cambio di passo richiede inevitabilmente il coraggio di fare una selezione drastica tra ciò che è urgente e ciò che è davvero importante. Molto del carico mentale che ci portiamo dietro è composto da falsi doveri, da impegni che accettiamo solo per compiacere gli altri o per paura di rimanere escluse. Proteggere il proprio tempo significa imparare a dire dei sani “no” per poter dire un “sì” autentico a se stesse. Significa accettare che non possiamo fare tutto, che alcune cose rimarranno indietro e che va bene così. La terra continua a girare anche se non rispondiamo immediatamente a quel messaggio o se rimandiamo una commissione a domani. Concedersi il permesso di non fare nulla, di sedersi sul divano semplicemente a guardare fuori o a coccolare le gatte, è uno dei regali più grandi che possiamo farci per rigenerare la nostra energia vitale.
C’è una bellezza terapeutica nel vuoto che si crea quando togliamo la fretta dalle nostre giornate. È lo stesso vuoto fertile di cui ho parlato quando ci liberiamo del superfluo nei nostri cassetti: uno spazio bianco in cui i pensieri possono finalmente distendersi e le intuizioni creative possono trovare il modo di emergere. Le idee più belle, le parole più sincere e le soluzioni ai problemi che ci affannano non arrivano mai quando la nostra mente è satura e corre a cento all’ora; arrivano nel silenzio, nella pausa, quando allentiamo la presa e ci diamo il permesso di stare. La lentezza ci restituisce la capacità di stupirci, di cogliere i dettagli, di accorgerci della poesia nascosta nelle piccole cose quotidiane che la fretta cancella sistematicamente dal nostro sguardo.
Sganciarsi dal mito della velocità non è facile in una società che glorifica la performance e la reperibilità costante. Spesso ci sentiamo in colpa se ci prendiamo del tempo per noi, come se stessimo rubando qualcosa a qualcuno. Ma la verità è che non possiamo donare nulla di buono agli altri se prima non abbiamo nutrito noi stesse. Se siamo vuote, stanche e perennemente esaurite dalla fretta, offriremo solo frammenti di noi, carichi di nervosismo e di frustrazione. Rallentare diventa allora un gesto d’amore non solo verso se stesse, ma anche verso le persone che ci circondano, perché ci permette di essere più pazienti, più ascoltatrici, più capaci di una vicinanza autentica e profonda.
Mentre guardo il sole che scende e colora l’orizzonte di sfumature calde, mi rendo conto che la natura non ha mai fretta, eppure tutto in essa si compie alla perfezione. I fiori non competono tra loro per chi sboccia prima, le stagioni seguono il loro corso senza saltare un giorno, e il mare non accelera le sue onde per finire prima la sua danza sulla spiaggia. Dovremmo imparare da questa saggezza silenziosa e smettere di forzare i nostri tempi interni per adeguarci a un ritmo esterno che non ci appartiene. Riprendiamoci il diritto di vivere a passo d’uomo, di assaporare i passaggi, di goderci il viaggio senza l’ossessione del traguardo. Svuotiamo le nostre agende dal superfluo, facciamo spazio alla lentezza e permettiamo alla nostra anima di riallinearsi con il battito calmo e profondo della vita. Solo così, alleggerite dal peso della fretta, saremo davvero pronte ad accogliere ogni nuovo giorno come un dono prezioso.
Ombretta Restelli

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