PARLARE O TACERE? | Ombretta Restelli

PARLARE O TACERE? | Ombretta Restelli

Il dilemma del silenzio nella crescita personale: perché proteggere la propria energia e custodire i progetti importanti prima che si realizzino.
Esiste un momento esatto, quasi magico, in cui la vita sembra finalmente allinearsi e regalarci una notizia stupenda, un progetto atteso da tempo o una felicità improvvisa che ci fa battere il cuore a mille. In quell’istante veniamo travolte da una scarica di adrenalina purissima, un’energia così vibrante che il nostro primo istinto è quello di spalancare le braccia ed esplodere all’esterno.
Sentiamo l’esigenza viscerale di comunicarlo, di cercare conferme e di far partecipare chi amiamo a questo nostro stato di grazia. Ma è proprio in questa frazione di secondo, quando siamo più vulnerabili e aperte, che si gioca la partita più importante per la protezione del nostro destino.
Quante volte, prese dall’entusiasmo per qualcosa di bello o di importante che sta per capitarci, abbiamo sentito il bisogno impulsivo di gridarlo al mondo?
A me succede continuamente: quando sono felice o vedo un progetto straordinario per il mio futuro all’orizzonte, la mia prima reazione è condividerlo, ma dopo varie constatazioni, mi sono accorta a mie spese che non sempre va bene. Non si tratta di banale superstizione o di credere alla sfortuna.
Parlo di una dinamica molto più profonda e reale: quante volte ci è capitato che una situazione o un sogno nel cassetto siano saltati misteriosamente proprio un attimo dopo averli raccontati a qualcuno?
Ogni volta mi ritrovo a vivere un vero e proprio dubbio amletico, un dilemma interiore che mi logora: parlare o tacere?
Condividere la gioia, rischiando di spegnerla, o tenermi tutto dentro, col rischio di scoppiare?
Da un lato c’è l’istinto naturale di aprirmi, di cercare negli occhi degli altri la mia stessa scintilla, convinta che la felicità condivisa si moltiplichi. Dall’altro, però, c’è quella vocina sottile che mi frena e mi sussurra di stare ferma, di proteggermi. È una lotta continua tra il desiderio di connessione e il bisogno di difesa, perché mi chiedo sempre se sia giusto reprimere un’emozione così pulita o se, invece, quel silenzio non sia l’unica vera corazza rimasta per difendere ciò che amo.
La verità è che quando nella nostra vita sta per compiersi qualcosa di grande, dovremmo fare un respiro profondo e provare a non dirlo a nessuno. Custodire quel segreto dentro di noi non significa isolarsi, ma fare una scelta di puro potere personale. In questo modo preserviamo intatta la nostra forza, proteggiamo la nostra energia e tratteniamo tutto il potenziale racchiuso in quell’evento, senza disperderlo all’esterno. Anche quando le persone intorno a noi cercano di coinvolgerci nei loro racconti, dobbiamo fare uno sforzo consapevole per mantenere la calma e, soprattutto, per proteggere le nostre emozioni. Non possiamo permettere agli altri di controllarci o di influenzarci attraverso le loro sensazioni, le loro paure, i loro giudizi o le loro esperienze personali, anche se espressi in buona fede. All’esterno questo nostro silenzio protettivo potrà sembrare un atteggiamento enigmatico, quasi distaccato, ma in realtà è dotato di un vigore immenso. Non è arroganza: è semplicemente la forza interiore di preservare se stesse e il proprio futuro.
Per fare in modo che quel flusso positivo non si interrompa e che non succeda nulla di brutto, il segreto è non coltivare il dubbio nella mente e, ancor di più, evitare di parlarne prematuramente.

Non a caso esiste quel famoso proverbio che dice “detto, fatto…”, che ci ricorda quanto le parole abbiano un peso e una velocità d’azione incredibili. Se impariamo a fare pulizia, sostituendo i pensieri limitanti e le parole negative con espressioni e concetti di pura evoluzione, accade qualcosa di magico. Creiamo attorno a noi un vero e proprio campo di forza fatto di amore e positività. Uno spazio sacro e protetto dove le interferenze esterne e le situazioni negative della vita quotidiana semplicemente non saranno più in grado di entrare e di rompere l’incanto di ciò che stiamo costruendo in silenzio.

Zitti, zitti… mi raccomando!

Ombretta Restelli 

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