LA MENTE, CHE TRAPPOLA | Ombretta Restelli

LA MENTE, CHE TRAPPOLA | Ombretta Restelli

Dall’ansia da comfort zone al ritorno a se stesse: come disattivare il controllo e superare le paure più profonde.
Quante volte siamo cadute in preda alle nostre fottutissime paure?
Tante, tantissime volte, al punto che nemmeno ce le ricordiamo tutte.
Questo succede perché le abbiamo lasciate entrare nella nostra quotidianità con tanto di “be welcome!”. Ormai si sono talmente radicate nella nostra mente che quasi non ci facciamo più caso. Ci accorgiamo della loro presenza, ma tendiamo nella maggior parte dei casi a fare finta di niente. Ci diciamo che “tanto è la vita”, che “tanto a me succede sempre così”, che “tanto non c’è mai una gioia”, come è diventato modaiolo dire ultimamente. Ma questo mood e se siamo oneste con noi stesse, non è altro che il tentativo di rannicchiarsi nella propria comoda comfort zone: un cerchio di vana sicurezza mentale che, sebbene sia pauroso, ci fa dire “chi se ne frega, io sto bene qui”.
Ma viene un bel giorno in cui ti trovi la paura spiattellata davanti agli occhi, pronta a chiederti: “Ciao, io sono qui. Mi senti, vero? Che fai ora? Decidi di scappare o mi vuoi affrontare?”. Da lì inizia il gioco, o meglio, il cortocircuito. La nostra mente comincia a elaborare una serie infinita di strategie e, convinta di aiutarci, inizia in realtà a mettere benzina sul fuoco. Ci ritroviamo a fare i pompieri, cercando di spegnere con ogni mezzo a disposizione tutta quella miriade di pensieri e dubbi che – per paradosso – più cerchiamo di annientare, più si moltiplicano. È strano come funziona la nostra testa, vero?
Eppure succede. Eppure, in questi giorni, sta accadendo proprio a me.
La mia mente è pervasa da mille dubbi, talmente forti da essersi trasformati in paure profonde.
La cosa pazzesca è che riesco a sentirli anche a livello fisico. Il mio corpo soffre e mi parla: ansia, mal di stomaco, dolorini mai avuti prima che spuntano dal nulla e come il nulla spariscono. Sono arrivata addirittura a tremare…
Quando ti accorgi palesemente che qualcosa o qualcuno ha minato il tuo equilibrio ed è entrato nel tuo porto sicuro, i campanelli d’allarme cominciano a suonare e i lampeggianti diventano luminosissimi e quando te ne rendi conto, sei già in trappola.
L’escalation di ansie, incertezze e timori è già partita come un razzo verso la volta celeste del nostro universo mentale, scatenando un trip di portata megagalattica.
Adesso come la mettiamo? È facilissimo dare la colpa a qualcuno o a un evento esterno, quando invece le uniche vere artefici di tutto questo siamo noi. Non si può stare così, eppure, finché non riusciamo a capire profondamente il perché di tutta questa bizzarria, continueremo a fluttuare in questa melma.
Nel frattempo, la nostra mente lavora h24 per trovare una via d’uscita.
Ad un certo punto, brillantemente, ti fa una proposta: “Senti un po’, Ombretta, che ne dici di chiamare qualche amica e parlare di ciò che accade?”. Ti dici che è un’ottima idea e, convinta di trovare la risposta giusta – o meglio, quella che ti farebbe piacere sentire –, fai scattare il tour amichevole. Ma la realtà ti smonta subito: una ti risponde e ti consiglia, l’altra non la trovi, l’altra ancora non ti dà la risposta che cercavi, e all’ultima, poverina, gli fai due palle grosse come una casa, al punto che alla fine ha più dubbi lei di te. Capisci che non ha funzionato e cerchi un’altra soluzione. Metto le cuffie e vado a camminare, pensando: “Uh, che ideona!”. Fatto pure questo. Musica a palla, al punto che per capire le persone devo seguire il labiale, eppure i miei pensieri paurosi erano ancora più assordanti del volume in cuffia. Allora passi all’escamstage successivo, la “fase tranquillità”, che consiste in una serie di elucubrazioni e raccomandazioni mentali: “Devi stare tranquilla, non è come pensi, stai sbagliando, vai a casa, sistemi le tue cosine, dai non ci pensare, andrà tutto bene”. Secondo voi ha funzionato? Non solo è stato un fallimento, ma si è dimostrato l’esatto contrario: zero tranquillità, agitazione a go-go, sono uscita di casa senza sistemare una beata cippa e ho pensato, ripensato e stra-pensato. Più cercavo di sforzarmi a stare nella positività, più mi ritrovavo nel pessimismo assoluto, nella più stronza forma di paura che io abbia mai conosciuto.
A quel punto la paura e il dubbio si materializzano e ti dicono in faccia: “Ciao ciao, siamo ancora qui.”
Ti abbiamo visto macinare chilometri di strizza, elaborare miriadi di soluzioni e passare notti insonni. Abbiamo notato il tuo sforzo nel sorridere, nel far finta di niente, nel prestare la massima attenzione a tutto. Hai sviscerato e analizzato con precisione chirurgica qualsiasi cosa tu abbia vissuto, letto, immaginato e sentito in questi ultimi due mesi, e nonostante ciò noi siamo ancora qui, più forti che mai. Tu sei sotto un treno e continui a stare qui. Bravissima, complimenti, divertiti pure, noi di tempo ne abbiamo!”.
Cavolo! Ti rendi conto che è vero: sei rimasta ferma, immobile. Hai fermato la tua vita o, peggio ancora, hai rivolto tutta la tua energia, la tua forza, la tua positività, le tue speranze e la tua serenità verso un’altra persona. Non ti sei nemmeno accorta che ti stavi perdendo. Ed è qui che la paura ti sussurra: “Psss, ehi, ci sei? Sono io che ti parlo. Sono la tua paura, ascoltami. Non scappare, sono qui per aiutarti, non per spaventarti a morte. Ascoltami, attraversami, senti che cosa sono realmente. Coraggio, so che ce la puoi fare”. E allora mi sono fermata e ho risposto: “Eccomi, ci sono, ti ascolto. Cercherò di capire cosa non sta funzionando in questo periodo, cosa non funziona in me”.
Ora ci sono. Dovrò metabolizzare e prendere piena coscienza, ma penso di aver trovato la soluzione.
Devo fare una piccola premessa per farvi capire: tutto questo scombussolamento è dovuto a un incontro straordinario. Un incontro talmente bello e talmente forte che mi ha ridotta come vi ho descritto prima. Le paure esplodono anche in questi momenti di immensa felicità, non necessariamente quando va tutto storto. Tutto accade per una ragione e c’è sempre un motivo, anche se la risposta non arriva subito, anche se cercarla sembra temporaneamente impossibile, anche se vorresti trovarla il prima possibile. Tutto dipende da te, solo da te. Tu hai creato questo caos e tu lo puoi sconfiggere. Questa baraonda che si crea non è un fallimento, ma un’ottima occasione per dissipare tutto quello che ci spaventa e ci fa perdere la bussola. Le situazioni e le persone che incontriamo non sono altro che il nostro specchio.
Non dobbiamo dare la colpa a un evento esterno, ma dobbiamo rimanere lucide, presenti e non in balia degli eventi. Come si fa? Si torna a casa. Per “casa” intendo ritornare a se stesse. Ci si ferma e si fa lo stesso identico viaggio di prima, ma a ritroso. Prima si ritorna al punto esatto in cui è partita tutta la baraonda, e prima si trovano le risposte. A quel punto le strategie mentali scompaiono, i dubbi e le paure si dissolvono come per magia e il cuore ricomincia a battere regolarmente. Va bene pensare o credere nella legge dell’attrazione, ma la giusta strada da intraprendere non è esattamente quella.
La vera attrazione dobbiamo averla per noi stesse, per la nostra vita. Quando impariamo a volerci bene, a fidarci di ciò che siamo, ad ascoltarci, a metterci al primo posto e a essere felici – arrivando persino a sorridere del nostro modo di essere, perché no! – allora, solo allora, tutto può cambiare e trasformarsi, perché lo abbiamo voluto profondamente. Non bisogna mai perdersi di vista.
Lasciamoci andare, per un momento non costa nulla. Lasciamo fluire le cose e le situazioni: più cerchiamo di trattenerle con i denti e più si allontanano. Molliamo questa maledetta mania di controllo. Lasciare che le cose vadano come devono andare è la vera magia, è lì che inizia il bello,  perché, sotto sotto, sai che ciò che è destinato a te ti aspetta e arriverà al momento giusto.
A volte, credendo assurdamente che sia l’unica strada per difenderci, finiamo per fuggire da una situazione o da una persona che desideriamo magari da tantissimo tempo, rischiando di perderla per sempre solo perché abbiamo permesso alla paura di dominarci.
Ritornate fino al punto in cui avete percepito le vostre paure per la prima volta: i dubbi spariranno e in cambio avrete certezze. Ritornate in voi e da lì ripartite. Noi siamo i nostri pensieri, quindi prestiamo attenzione.
Ombretta Restelli 

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