Serve un post-it | Ombretta Restelli

Serve un post-it | Ombretta Restelli

Questione di agenda, dimenticanze e karma estetico

I risvegli quelli belli, calmi, sereni e, soprattutto, rigorosamente senza fretta. Quei risvegli in cui la sveglia non starnazza come un’oca, il mondo fuori sembra scorrere a un ritmo rallentato e tu ti senti in totale pace con l’universo. Stamattina era iniziata esattamente così, almeno apparentemente, fino a quando non ho commesso il più grande errore che un essere umano possa fare nei primi cinque minuti della giornata: ho acceso il cellulare.
Ma andiamo con ordine. Ero ancora sdraiata comodamente a letto, sprofondata tra i cuscini. Avevo già aperto timidamente gli occhi verso le 07:30, ma mi sono detta: Dai, è un po’ prestino, oggi posso concedermi il lusso di stare ancora un attimino nel lettone, avvolta da questa calda e rassicurante coperta. Avete presente quel limbo paradisiaco in cui non siete né svegli né addormentati, ma semplicemente felici? Ecco, proprio quello. Con un occhio aperto e l’altro chiuso, decido di godermi il momento, convinta che fossero passati appena due minuti. E invece, in un battito di ciglia denso di magia e rincoglionimento, guardo di nuovo l’orologio: sono le 08:40.
Il tempo ha chiaramente subito una distorsione spazio-temporale a mio svantaggio.
A quel punto scatta la reazione a catena. Do due carezze veloci alle gatte, che nel frattempo si sono letteralmente impadronite di ogni centimetro disponibile del letto matrimoniale, guardandomi con aria di superiorità. Via che butto giù i piedi dal letto, muovendoli nell’aria alla disperata ricerca delle ciabatte: le piastrelle del pavimento sono ancora troppo fredde per poterci camminare scalza e non ho nessuna intenzione di subire uno shock termico di prima mattina. Faccio due stiracchiatine rapide ai muscoli per ricordare al mio corpo che siamo svegli, e poi corro in bagno per la solita, irrinunciabile igiene quotidiana. Finito tutto mi vesto al volo, vado in cucina intenzionata a preparare il caffè, accendo finalmente lo smartphone e, tra gli innumerevoli messaggi accumulati su WhatsApp, l’occhio mi cade su una notifica del centro estetico. Il testo recita: Ombri, ti ricordi che oggi alle 11:00 hai l’appuntamento?
Appuntamento?!
Panico! Il caffè si congela all’istante nella mia mente.
Corro in corridoio a guardare l’agenda cartacea con il cuore in gola e mi accorgo del dramma: sì, sul mio prezioso quadernetto avevo segnato un appuntamento per quell’ora, ma dal parrucchiere! Due posti diversi, due bisogni diversi, stesso giorno, stessa identica ora. Con le dita che tremano sulla tastiera, invio un vocale all’estetista: “Giuly, l’appuntamento…” Ma interrompo subito la registrazione. Decido che è meglio cancellare e chiamare direttamente a voce, onde evitare di aggiungere caos informativo al caos gestionale che si sta già impossessando della mia giornata.
Pronto, ciao Giuly, sono l’Ombretta. Sei davvero sicura che l’appuntamento sia per oggi? chiedo, sperando con tutta me stessa in un loro errore di trascrizione.
La risposta arriva tagliente e senza repliche: Sì, certo che sono sicura! E calcola che faccio anche un’enorme fatica a spostarlo, altrimenti se ne parla tra venti giorni!”
Venti giorni? Un’eternità! In un nanosecondo nel mio cervello si attiva la modalità simulazione futuristica: mi vedo camminare per strada con le unghie delle mani lunghe e affilate come quelle di un’arpia mitologica, e peli sulle gambe così folti e ribelli da essere la perfetta sosia del cugino Itt della Famiglia Addams. Un’immagine horror-shock, che brutte cose…
Quindi capitolo subito: Noooo! Giuly, non toccare nulla, arrivo! Grazie mille!
A quel punto la mia cucina si trasforma nel set di un film d’azione. Inizio a lanciare oggetti alla rinfusa: cerco il guinzaglio del cane che sembra sparito nel nulla, infilo il giubbino al contrario, afferro la borsetta e contemporaneamente provo a chiamare il parrucchiere per disdire l’altro impegno. La linea è libera, squilla, squilla all’infinito, ma non risponde assolutamente nessuno. L’ansia sale a mille, il battito cardiaco è quello di una maratona. Non del tutto convinta della mia stessa memoria, ricontrollo per la terza volta l’agenda, sperando che le scritte si siano magicamente riorganizzate da sole, ma nulla è cambiato. Resto con l’orecchio attaccato al cellulare che continua a fare “tuuutuuu”, esco di casa a passo di marcia e mi dirigo verso il bar della zona per fare colazione, unico barlume di speranza in questa mattinata di follia. Dopo ben dieci tentativi di chiamata (e vi giuro che non sto assolutamente scherzando), finalmente il coiffeur risponde al telefono.
Dimmi pure, Hombre! fa la voce dall’altro capo.
Annaaaa, aiuto, mi sono confusa totalmente con i giorni! Oggi non riesco proprio a passare da voi, possiamo fare direttamente per domani? Chiedo con un filo di voce rimasto.
Candidamente, con una calma che in quel momento mi appare quasi surreale, Anna mi risponde: Ma Hombre, guarda che tu non devi venire oggi, il tuo appuntamento è già fissato per domani alle 11:00.
La guardo virtualmente con sospetto: Sicura, Anna?
Sì, sicurissima, ho il registro davanti. A domani.
Grazie Anna, a domani allora! Rispondo, anche se dentro di me non ero del tutto convinta e temevo un complotto dell’universo.
Mentre percorro l’ultimo tratto di strada che mi separa dalla caffetteria, ecco che un improvviso scorcio di memoria riaffiora dal dimenticatoio del mio cervello: la scorsa settimana avevo effettivamente cambiato gli appuntamenti telefonicamente, spostando il parrucchiere, ma mi ero completamente dimenticata di aggiornare la mia fidata agenda cartacea!
Ottimo!
Avanti così, Ombretta!
Bravissima, una gestione del tempo davvero impeccabile!
Una volta realizzato il pasticcio ed essermi presa della stupida da sola, sento la tensione calare e provo a rilassarmi un secondo. Arrivo finalmente davanti al bar, apro la porta, entro e… eehh che cazzarola sta succedendo qui dentro? Mi si blocca il respiro. Vengo accolta con un gran sorriso da ben due Minnie a grandezza naturale e un Topolino dietro al bancone.
Cosa possiamo servirle stamattina, signora? Mi chiedono allegri.
Nel mio cervello risuona un solo unico pensiero: Datemi subito un Tavor! E qualcosa, qualsiasi cosa, in cui credere ancora!
Oddio, ma dove sono finita?
Che giorno è?
In che anno siamo?
Siamo finiti in una dimensione parallela?
Il mio cervello in quel momento era completamente spaesato, incapace di elaborare le informazioni visive che riceveva. È stato impressionante, disorientante, surreale: mi sono sentita come catapultata sul set di un film bizzarro, ma non come protagonista lucida, bensì come miglior attrice non protagonista rimasta totalmente senza copione. Solo dopo qualche secondo di puro stordimento, guardando meglio l’ambiente e notando i coriandoli sul pavimento, mi rendo finalmente conto che è martedì grasso, l’ultimo giorno di Carnevale. Accidenti a me, mi era preso un coccolone fulminante, e pensare che non uso e non ho mai usato sostanze stupefacenti in vita mia!
Consumo la mia colazione a “Disneyland Cattolica” circondata da maschere e, con una miscela di coraggio e stordimento residuo, pago e mi reco finalmente dall’estetista. Giusto per aggiungere un tocco di colore alla giornata, scopro che lì dentro stanno festeggiando il compleanno di una collega. Quindi, per non farmi mancare proprio nulla, nel giro di un’ora sono passata direttamente dal Carnevale psichedelico all’Happy Birthday cantato a squarciagola.
Avete presente quel concetto classico di centro estetico o di una spa, uel locale accogliente dove andate con l’unico obiettivo di rilassarvi, staccare la spina, farvi belle e prendervi cura di voi stesse? Ecco, io no. Cioè, sia chiaro, so benissimo cosa significhi a livello teorico prendersi cura della propria persona, ma credo fermamente di essere una delle pochissime persone al mondo che quando va in un centro benessere ci arriva stressata ed esce completamente esaurita. È incredibile, non c’è verso: ogni benedetta volta che metto piede in quei posti mi deve succedere sempre qualcosa di assurdo. Sarà colpa del mio personale karma estetico, non vedo altra spiegazione scientifica!
Come se tutto questo non fosse bastato a testare la tenuta del mio sistema nervoso, ecco il colpo di grazia finale. Quando sono rientrata a casa nel pomeriggio, sfinita ma convinta che il peggio fosse passato, ho aperto la cassetta postale. Tra le varie bollette, ho trovato una lettera per il rinnovo annuale della manutenzione della caldaia. La scritta sul foglio recitava testualmente: La preghiamo di contattare i nostri operatori ai seguenti numeri di telefono per concordare il giorno e l’ora dell’appuntamento.
Ehhh nooo! Basta appuntamenti per oggi!
Che fate, mi prendete in giro?
A questo punto posso solo fare una preghiera: che l’agenda me la mandi buona, perché io non sono sicura di poter sopravvivere a un altro appuntamento questa settimana!
Vi prego, ditemi che non sono l’unica a vivere giornate in cui il tempo e la memoria remano apertamente contro. Alzi la mano se a qualcuno di voi non sia mai successa una situazione simile!
Ombretta Restelli

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