Sentirsi mare: la paura e la bellezza di pensarti | Ombretta Restelli
Ritrovare la calma e la consapevolezza: l’orizzonte dopo l’impatto.
C’è un momento preciso, nel silenzio di una stanza o nel caos di una giornata qualunque, in cui un pensiero arriva senza chiedere il permesso. Non è un visitatore educato che bussa alla porta; è più simile a una marea che sale, lenta ma inesorabile, finché non diventa un’onda. E il pensiero di te, oggi, è esattamente questo: un’onda che si infrange sugli scogli.
Quando scrivo che il pensiero “si infrange”, intendo quel rumore sordo che senti nel petto. È un impatto che scuote le fondamenta. Gli scogli siamo noi, con le nostre difese, le nostre certezze di pietra, la nostra pretesa di rimanere immobili e asciutti davanti al fluire della vita. Eppure, l’onda arriva.
Spaventa.
È inutile negarlo. Spaventa perché nel momento in cui l’acqua colpisce la roccia, per qualche secondo non vedi più nulla. C’è solo schiuma bianca, spruzzi che ti bagnano il viso e quel senso di vertigine tipico di chi perde il controllo. Non riesci a capire cosa succederà: l’onda ci travolgerà? Creperà la nostra roccia? O scivolerà via lasciandoci solo un po’ di sale addosso?
È inutile negarlo. Spaventa perché nel momento in cui l’acqua colpisce la roccia, per qualche secondo non vedi più nulla. C’è solo schiuma bianca, spruzzi che ti bagnano il viso e quel senso di vertigine tipico di chi perde il controllo. Non riesci a capire cosa succederà: l’onda ci travolgerà? Creperà la nostra roccia? O scivolerà via lasciandoci solo un po’ di sale addosso?
In quella confusione d’acqua e schiuma, il futuro scompare. Esiste solo l’urto. È la paura dell’imprevisto, di quel sentimento che non sai bene dove ti porterà, ma che senti prepotente come la forza di gravità. È una situazione piacevole, sì, ma la bellezza sa essere spaventosa proprio perché è immensa.
Spesso, nel mio blog di scrittura, mi trovo a riflettere su quanto tempo passiamo a cercare di prevedere la traiettoria delle nostre emozioni. Vogliamo sapere se quell’onda è l’inizio di una tempesta o solo un saluto del mare. Ma la verità è che l’onda, mentre si infrange, non dà risposte. Ti chiede solo di restare lì, di sentire l’urto, di accettare che per un istante il mondo sia fatto solo di rumore e spruzzi.
Il pensiero di una persona speciale non è mai un lago piatto. È dinamismo puro. È un’energia che parte da lontano, dalle profondità dell’inconscio, e viaggia per chilometri prima di trovarci. Quando finalmente ci raggiunge, porta con sé tutto il peso di quel viaggio: i desideri, le nostalgie, le speranze. Non si può pretendere di capire un’onda mentre ti esplode davanti agli occhi. Si può solo vivere l’impatto.
Ma poi, accade il miracolo. L’onda, esausta della sua stessa forza, inizia a ritirarsi. Il rumore assordante si trasforma in un fruscio dolce, quasi un sussurro tra i sassi. Ed è qui che la prospettiva cambia radicalmente.
Mentre l’acqua torna verso il largo, porta via con sé la nebbia del dubbio. Il velo di schiuma si abbassa e, improvvisamente, l’orizzonte appare nitido. È un orizzonte che prima non vedevi, o forse avevi dimenticato, nascosto com’era dietro l’attesa del colpo. Ora è lì: una linea dritta, blu, infinita.
Questa è la parte che preferisco del mio ‘sentire’, e forse della vita stessa. Quella calma sorprendente non è una calma vuota; è la pace che segue la consapevolezza. Dopo che il pensiero ti ha scosso, dopo che hai accettato la paura di non sapere cosa succederà, ti ritrovi con una visione più chiara di te stesso e dell’altro. L’orizzonte pulito è il segno che l’impatto non ha distrutto nulla, ha solo lavato via il superfluo.
Abitare la calma
C’è qualcosa di profondamente rassicurante in quel mare che torna piatto. Ci dice che possiamo sopravvivere ai pensieri più forti, che possiamo lasciarci bagnare dal ricordo o dal desiderio senza affogare. Anzi, ne usciamo più lucidi.
Quella situazione piacevole di cui parlavo all’inizio è racchiusa tutta in questo ciclo: l’emozione che sale, l’impatto che spaventa e la quiete che rivela la bellezza del panorama. Non c’è orizzonte nitido senza un’onda che lo abbia preceduto. Non c’è calma vera se prima non hai avuto il coraggio di affrontare il rumore del mare.
Quindi, la prossima volta che il pensiero di te tornerà a farsi onda, proverò a non chiudere gli occhi. Resterò a guardare la schiuma, sapendo che tra pochi istanti il mondo tornerà a essere calmo, e io vedrò molto più lontano di prima.
Ombretta Restelli
Dal mio blog
