SENTI DA CHE PULPITO! | Ombretta Restelli

SENTI DA CHE PULPITO! | Ombretta Restelli

Gestione degli stati d’animo e comfort zone: come difendersi dal giudizio degli altri e ritrovare se stessi.
Quanto mi piacciono i miei stati d’animo!
Sono i miei migliori amici, coloro che non mi tradiranno mai, da buona ‘psicopatica’ quale sono.
Il mio stato d’animo è il mio tempo, un tempo tutto mio o, meglio, come mi piace definirlo, uno spazio tutto mio. Un luogo unico dove posso trovare conforto, sicurezza e un rifugio segreto; dove ho la libertà di confrontarmi con i miei pensieri più intimi senza sentirmi giudicata, e dove posso anche parlare ad alta voce con me stessa senza l’ansia di essere scambiata per una pazza furiosa.
Mi capita spesso… praticamente da sempre, sin da quando sono nata, di subire il peso e il giudizio delle persone. Che palle! Hanno sempre qualcosa da ridire, qualcosa che non va bene secondo i parametri della loro coscienza. Secondo la loro visione limitata, ogni cosa andrebbe fatta esclusivamente a suo tempo, altrimenti sei fuori dai giochi, o addirittura non andrebbe fatta per niente.
Ma su che base una persona si può permettere di stabilire cosa sia giusto o sbagliato?
Chi dà loro il diritto di decretare cosa possa essere fatto o non fatto nella vita altrui?
Facciamo alcuni esempi concreti: amo i colori e sono una persona stra-tatuata. Ai tempi, circa trent’anni fa per la precisione, sono stata duramente giudicata perché ero tra le primissime donne a mostrare i tattoo: “la milanese” mi chiamavano, con quel tono di chi vuole etichettarti a tutti i costi.
Ora che i tatuaggi sono di moda da diversi anni ed è diventato normale per chiunque, sapete che cavolo mi dicono le stesse identiche persone? Ahhh… alla tua età ancora ti fai i tatuaggi? Non è ora che la smetti?!. Ma senti da che pulpito! Non sarebbe invece l’ora che la smettessi tu di giudicarmi e te ne andassi direttamente affanculo?!
Ed eccolo che arriva subito in soccorso, il mio stato d’animo che mi dice: Ci penso io, vieni da me! È come un angelo custode che in questo caso mi fa sentire coccolata, fiera e bella così, tutta colorata, mentre osservo la mia pelle disegnata, che per me rimane un’opera d’arte.
È il mio personale spazio gravitazionale, dove a volte i pensieri pesano tantissimo oppure dove la gioia riesce a essere di una leggerezza infinita. Un’area protetta e dedicata solamente a me, dove nessuno ha il permesso di entrare: la mia comfort zone.
Questo spazio privato è un luogo in cui posso finalmente permettermi di fare certe domande scomode, chiedermi perché le persone stiano diventando sempre più egoiste, superficiali e tanto, tanto stronze. Che schifezza, vivono delle esistenze insulse, forgiate dalla più mera falsità, costantemente pronte a colpirti alle spalle e senza pietà al minimo errore, da farti venire il vomito.
Ad esempio, proprio dove vivo, in una piccola palazzina di tre piani, ci risiede una persona del genere: cattiva, grigia, la classica persona che non mangia per evitare di sprecare persino la carta igienica. E, la cosa più assurda e insopportabile, è che fa pagare sistematicamente agli altri la sua vita di merda. Perché è solo di questo che si tratta. Una sanguisuga che risparmia sul proprio riscaldamento tenendo spenti i termosifoni per assorbire il calore degli appartamenti adiacenti, costringendo noi a consumare il doppio. Una miseria d’animo che si traduce nel pretendere tutto dagli altri senza dare mai nulla in cambio.
Comprendo benissimo, ora, il motivo per cui – quasi subito dopo il matrimonio – il suo ex marito l’abbia lasciata senza voltarsi indietro. Per forza… che tristezza di donna! Non la sopporto, è più forte di me!
E la cosa peggiore è che la sua sola presenza riesce a contaminare le mie giornate. Ormai, prima di uscire di casa o di rientrare, mi ritrovo a origliare dietro la porta per essere sicura di non incrociarla sulle scale. È assurdo vivere con questa costante sensazione di allerta tra le mura di casa mia, ma l’idea di dover subire anche solo un suo sguardo grigio o una sua lamentela passivo-aggressiva mi rovina la mattinata prima ancora che sia iniziata.
Ecco, in momenti come questo sono nel pieno di un mio stato d’animo, completamente sottosopra, ribaltata. Mi sono rifugiata dentro me stessa e sto sparando a zero su questa persona, perché lei con la sua cattiveria mi sta facendo del male sul serio.
La mia anima non è proprio in formissima, soprattutto in questi ultimi quindici giorni in cui ho perennemente l’emicrania, tutti i santi giorni, e non mi sento bene né fisicamente né moralmente.
Basterebbe così poco, il minimo sindacale di empatia, per far sì che circolasse un po’ più di amore nel mondo. Invece no! Anzi, alimentiamo più odio, indifferenza, egoismo e menefreghismo, dai, dai che andiamo avanti alla grande!
Io però credo profondamente nel karma e sono stra-convinta che un giorno la “sciura” dovrà fare i conti, quelli duri, con se stessa, e chissà se realmente riuscirà a comprendere quanto sia stronza. La sto proprio aspettando sulla famosa riva del fiume.
Uffi, il mio stato d’animo in questo momento è un po’ angoscioso, sento che faccio fatica a respirare e penso che tra poco uscirò a fare un giretto all’aria aperta.
Sempre in compagnia del mio tempo, del mio spazio: una bolla trasparente, resistentissima a qualsiasi attacco e che solamente io posso vedere, anzi, che posso sentire e persino toccare con mano.
Al di là di tutto e di tutti.
Ombretta Restelli

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