Tiratela di meno | Ombretta Restelli

Tiratela di meno | Ombretta Restelli

Lettera aperta ad una presuntuosa

Scendi, scendi per favore da quel piedistallo! Ancora sei lì? Ma dai, è ora di ritornare alle tue origini, rientra nel tuo basso rango per piacere!! Fai più bella figura!!

Ecco, se dovessi riassumere il mio stato d’animo attuale in una manciata di secondi, partirei esattamente da qui, con me che guardo verso l’alto, non per ammirazione, sia chiaro, ma solo perché tu hai deciso di arrampicarti su un monumento che ti sei costruita da sola, con i mattoncini dell’ego e la colla della presunzione. Un monumento decisamente instabile, te lo dico. Eppure sei ancora lì, abbarbicata a quella mezza altezza, convinta che il resto del mondo stia sotto a guardarti con la bocca aperta per lo stupore, mentre in realtà stiamo tutti solo aspettando il momento esatto in corso d’opera in cui le leggi della gravità faranno il loro lavoro. Ma sul serio, non ti è ancora venuta la nausea a forza di respirare quell’aria rarefatta fatta di niente? Dai, retta a me, è giunto il momento di fare i bagagli, scendere gli scalini uno a uno e ritornare finalmente alle tue origini. Rientra nel tuo basso rango, per piacere! Credimi sulla parola, se ti rimetti al livello del terreno fai un figurone rispetto ad ora, almeno eviterai di sbandare a ogni folata di vento della realtà.

In questi ultimi anni o forse da una vita ti sei costruita una posizione che ti appartiene alla perfezione, un basamento fondato sulla falsità e su finte promesse, con la convinzione di essere ancora un personaggio politico, ma non lo sei più e per quello che mi riguarda non lo sei mai stata.

La cosa affascinante di tutta questa storia è che non si tratta di un colpo di testa improvviso. No, qui c’è dietro un lavoro di architettura fanta-sociale che va avanti da un pezzo, forse, a pensarci bene, direttamente da una vita intera, ti sei costruita una posizione che, ammettiamolo, ti appartiene alla perfezione. È un capolavoro di ingegneria del nulla: tralicci di falsità  e collezioni infinite di finte promesse elettorali rimaste nel cassetto. La parte più esilarante di tutta questa recita è la tua totale, assoluta convinzione di essere ancora un personaggio politico di spicco. Ti muovi nello spazio come se dovessi tagliare un nastro inaugurale a ogni angolo di strada, stringendo mani invisibili e dispensando sorrisi da campagna elettorale permanente. Spoiler: non lo sei più. E se proprio dobbiamo dirla tutta, per quello che mi riguarda, non lo sei mai stata. Sei sempre stata solo la controfigura di te stessa, un’attrice non protagonista che ha scambiato il tinello di casa per l’aula del Parlamento.

Capisco perfettamente il dramma psicologico che stai attraversando, sia chiaro. Deve essere incredibilmente duro abbandonare quella poltroncina vellutata che ti metteva così tanto in risalto nelle foto di gruppo. Quella sedia magica che ti permetteva di sentirti, finalmente, una ‘privilegiata’ a costo zero, una di quelle persone che contano qualcosa nell’organigramma del nulla cosmico. Era così comodo e divertente utilizzare quel minuscolo briciolo di visibilità per scorrazzare liberamente tra un locale e l’altro del paese, presentandosi con l’aria di chi sta facendo un favore all’umanità ed esigendo, tra le righe, di scroccare pure l’aperitivo o il caffè. E la cosa ancora peggiore, l’aspetto che fa veramente accapponare la pelle, era la tua totale disinvoltura nell’ottenere benefit di ogni genere in cambio di illusorie garanzie e promesse di favori futuri che sapevi benissimo di non poter mai mantenere. Un sistema perfetto di baratto basato sul fumo, insomma.
La cosa più triste, quasi commovente se non facesse ridere, è che ancora insisti. Non molli l’osso nemmeno davanti all’evidenza. Ancora ti credi chissà chi, convinta che il mondo intero stia aspettando il tuo prossimo editto o la tua prossima mossa strategica. E qui entriamo nel terreno del comico puro: ma davvero pensi che qualche tuo like piazzato qua e là sui miei profili social possa minimamente incantarmi? Pensi che basti un cuoricino digitale per cancellare tutto e farmi esclamare “Oh, guarda, la grande statista si è accorta di me!”? Ma per favore! Vogliamo parlare delle tue scuse formali o di quelle tue imbarazzanti leccate di c..o strategiche che distribuisci con il bilancino quando capisci che hai esagerato? Ascoltami bene: io non vivo di questo, non ho bisogno della tua approvazione virtuale o della tua adulazione da quattro soldi per sapere quanto valgo. Forse tu, invece, vivi in quel loop infinito del tipo likeforlike??? Certo che sì!!!! Sei totalmente dipendente da quella scarica di dopamina che ti dà un pollice alzato, convinta che la tua rilevanza sociale si misuri in base alle visualizzazioni delle tue storie.
Il punto nodale della questione è che tu pensi tutto questo rimanendo completamente cieca di fronte alla realtà dei fatti. Non ti rendi minimamente conto che l’unica persona che sta disperatamente cercando consensi ovunque, l’unica che sta provando con le unghie e con i denti a rimettere in piedi tutta la baracca ormai crollata, sei proprio tu. Anzi, per essere precisi, non sei nemmeno tu nella tua interezza: è il tuo fottuto ego che non accetta la sconfitta!! È quella parte ipertrofica della tua personalità che non riesce a digerire l’idea di essere tornata nell’anonimato, che preferisce inventarsi una realtà parallela piuttosto che ammettere che il sipario è calato e il pubblico è già andato a casa a dormire da un pezzo.
Ti dirò di più, così mettiamo subito le carte in tavola in modo definitivo: questo tuo atteggiamento protocollare e finto mi sta facendo veramente girare le palle. E non è solo una questione di fastidio superficiale, è qualcosa di molto più profondo. Mi fa imbestialire perché va a colpire direttamente la parte peggiore, ovvero offendi la mia empatia (e tu sai perfettamente il motivo, inutile star qui a rivangare i dettagli privati che conosciamo benissimo entrambi), con le tue recite da quattro soldi ferisci deliberatamente la mia sensibilità e, cosa che tollero ancora meno, insulti la mia intelligenza. Pensare di potermi rigirare con due moine e tre faccine sui social significa dare per scontato che io non sia in grado di capire il giochino. E questo, lasciatelo dire, è un grande errore di valutazione.
Inoltre, giusto per completare il quadro del tuo spessore umano, sei pure una codarda di prima categoria. Non hai avuto nemmeno i coglioni per rispondere ad un mio messaggio, un messaggio semplice, tra l’altro di scuse formali dato che mi ero ammalata e purtroppo non potevo prendere quel famoso caffè con te. Un comportamento normale tra persone civili avrebbe richiesto un mi dispiace, rimettiti presto, invece il nulla, il silenzio radio totale del grande leader offeso nel suo orgoglio. Ma l’universo ha un senso dell’umorismo davvero straordinario, e il caso vuole che la mattina seguente, mentre ero a casa a riprendermi, guardando casualmente dalla finestra di casa mia ti ho vista passare tranquillamente a piedi. E indovina con chi eri? Eri a braccetto proprio con la vicina stronza! Sì, esatto, proprio quella tizia da cui tu stessa mi avevi avvisata dicendomi testualmente di stare in guardia perché era una vipera. In quel preciso istante, la commedia dell’assurdo ha raggiunto il suo apice: i nostri sguardi si sono incrociati perfettamente attraverso il vetro e tu che hai fatto?? Presa dal panico da palcoscenico, ti sei nascosta il viso con una mossa goffa per non essere riconosciuta! Troppo tardi bellezza, avevo già visto distintamente la tua macchina parcheggiata lì vicino ed il tuo viso in modalità fuga strategica! Che cogliona, sei proprio una cogliona!! Una mossa degna di un agente segreto di serie B che tenta di mimetizzarsi dietro un palo della luce.
Questo spettacolo pietoso, te lo dico senza filtri, mi ha fatto proprio schifo!!!! È una sensazione viscerale che non riesco a trattenere. Mi fa proprio schifo quando le persone approfittano della mia buona fede, della mia naturale inclinazione alla comprensione e della mia disponibilità verso il prossimo. Essere presa per stupida, trattata come se fossi l’anello debole della catena incapace di fare due più due, mi dà veramente fastidio! Puoi toccarmi tutto, puoi criticarmi su mille aspetti, ma non provare mai a giocare con la mia lucidità mentale sperando che io non veda quello che accade esattamente sotto il mio naso.
Siamo realisti, facciamo un discorso generale di pragmatismo spicciolo: nella vita siamo tutti, chi più chi meno, un po’ paraculi. Nessuno fa il santo ventiquattr’ore su venti, tutti cerchiamo di barcamenarci e di tirare l’acqua al nostro mulino quando capita l’occasione, fa parte della natura umana. Ma c’è un limite invalicabile a tutto, e quando si esagera in questo modo sistematico e sfacciato non va bene per niente! C’è una linea sottile che separa l’astuzia dalla presa in giro totale. E se sbagliare è umano, perseverare è peggio ancora!!! È diabolico, è irritante, è autodistruttivo. E tu, fedele al tuo personaggio di cartone, stai continuando con incredibile caparbietà a percorrere questa strada, muovendoti in circostanze assurde che prima o poi, fidati della mia chiaroveggenza, ti porteranno inevitabilmente a prendere una bella sdentata di quelle memorabili!! Metaforicamente parlando, ovviamente, ma l’impatto con l’asfalto della realtà sarà comunque dolorosissimo per il tuo ego di cristallo.
La ciliegina sulla torta di tutta questa ipocrisia al cubo è che, cara mia, hai pure il coraggio di parlare pubblicamente di karma nei tuoi post o nelle tue conversazioni filosofiche da bar. Ma tu lo sai cos’è davvero? Te lo spiego io, visto che ti sfugge il concetto base. Il karma torna sempre indietro, che ci piaccia o no, non fa sconti a nessuno e non accetta raccomandazioni politiche. Funziona sia se in passato siamo stati noi i coltelli che hanno ferito, sia se ne abbiamo subito le dolorose ferite sulla nostra pelle. E ti assicuro che tornerà pure con gli interessi applicati. Interessi che, bada bene, non stanno nel soffrire quantitativamente di più rispetto al male inferto inizialmente a qualcun altro, ma nel sentirlo infinitamente più forte. E sai perché? Per il semplice fatto che, provandolo direttamente sulla propria pelle in prima persona, solo così si può avere finalmente la netta, dolorosa e lucida consapevolezza di quanto si è stati meschini in precedenza. È una lezione pedagogica universale, e tu sei iscritta in prima fila al prossimo corso intensivo.
Quindi, per concludere questo aggiornamento di stato che spero ti arrivi forte e chiaro, stampatelo bene in testa e ricordati una cosa fondamentale: se ti trovo in giro per il paese, tra un locale e l’altro dove cerchi ancora di fare la diva decaduta, io ti guarderò fisso e dritto negli occhi senza esitazione, sappiamo già benissimo come andrà a finire la scena, chi abbasserà lo sguardo imbarazzata sarai solo e soltanto tu. La mia non è presunzione o arroganza, non sto facendo la fenomena della situazione, la mia è una pura e semplice constatazione empirica basata sui fatti storici recenti. Dopotutto, l’hai già fatto l’altro giorno dietro quel vetro della finestra, ricordi? Ti sei mimetizzata come una dilettante pur di non reggere il confronto visivo con la realtà che hai tradito. Quindi, non mi resta che salutarti nel modo che più si addice al tuo stile da palcoscenico internazionale tarocco: au revoir falsona!!!
Goditi la discesa dal piedistallo, guarda che il primo gradino è sempre il più scivoloso.
Ombretta Restelli

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