Amore a fondo perduto, dove va ? | Ombretta Restelli

Amore a fondo perduto, dove va ? | Ombretta Restelli

Cosa succede quando diamo tutto a chi non sa cosa farsene?

Avete presente quel momento esatto in cui vi fermate, magari sul divano a tarda sera o mentre guardate fuori dal finestrino di un treno, e vi guardate indietro? Quel momento in cui la mente vi riporta davanti la faccia di una persona a cui avete dato tantissimo, senza ricevere indietro nulla se non silenzio, freddezza o indifferenza. Ecco, da giorni mi gira in testa una domanda di quelle che lasciano un po’ di amaro in bocca, una di quelle verità silenziose che prima o poi bussano alla porta di ognuno di noi: chissà dove va, tutto l’amore che abbiamo provato per coloro che non hanno saputo che cosa farsene. Quando regaliamo il meglio di noi a chi non è pronto a riceverlo, ci sentiamo profondamente svuotati. È un po’ come fare un regalo meraviglioso, cercato per mesi, impacchettato con cura maniacale e nastri colorati, per poi vedere che l’altro lo lascia lì in un angolo della stanza, coperto di polvere, senza aver avuto nemmeno la curiosità di aprirlo o di strappare la carta.
Quante volte, nelle nostre relazioni sentimentali, dopo la fine di una storia o di un legame che sembrava cruciale, ci siamo seduti sulle macerie di un futuro mai nato a fare i conti con il bilancio delle nostre emozioni? Credo sia un’esperienza universale, una specie di rito di passaggio doloroso in cui siamo cascati tutti. È quel preciso istante di lucidità mista a rabbia in cui stringiamo i pugni ed esclamiamo: “Cavolo, quanto amore, quanta energia, quanto tempo sprecato per niente! E ora mi ritrovo qui, a dover ricominciare tutto da capo, da zero”. È una frustrazione bruciante. Ci guardiamo allo specchio e proviamo quasi un senso di colpa per essere stati così generosi, così ingenui, così disposti a svuotare le nostre tasche emotive per qualcuno che non aveva le mani abbastanza grandi per raccogliere i nostri doni.
In quei momenti di sconforto totale, il rimpianto diventa un tarlo fisso che ci logora la testa con una cantilena fastidiosa: “Se l’avessi saputo prima, non mi sarei mai esposto così. Se avessi immaginato questo finale, avrei tenuto i rubinetti chiusi, avrei risparmiato le mie lacrime, le mie attenzioni…” Ci sentiamo come investitori che hanno puntato tutto sulla startup sbagliata e si ritrovano in bancarotta, convinti che l’unica soluzione per difendersi dal mondo sia quella di non investire mai più, di tirare su un muro e di diventare cinici, freddi, inattaccabili. Pensiamo che blindare il cuore sia l’unico modo per non farsi fregare di nuovo dal prossimo giro di giostra.
Per tanto tempo anche io ho pensato che quell’affetto buttato al vento fosse solo un clamoroso errore di calcolo, un’emorragia di calore dispersa nel freddo polare del disinteresse altrui. Mi sembrava un’ingiustizia cosmica dare così tanto calore umano e ritrovarsi tra le mani solo un pugno di mosche, un grande silenzio e la fatica immane di dover ricostruire i pezzi della propria quotidianità. Ci si sente quasi stupidi a essere stati quelli che amavano di più, quelli che ci credevano, quelli che restavano svegli a cercare una soluzione mentre l’altro era già mentalmente altrove.
Poi, però, la vita e un pizzico di sana riflessione mi hanno insegnato che nella geografia dell’universo emotivo niente va davvero perduto. L’amore che diamo non evapora mica nel nulla, non è un liquido che si disperde nel lavandino se qualcuno si rifiuta di berlo. È un po’ come la pioggia d’estate: sembra che la terra arida se la sia bevuta tutta in un secondo facendola scomparire, ma in realtà quell’acqua scende sotto la superficie, penetra nei canali più nascosti, nutre le radici invisibili del terreno e si prepara a far fiorire qualcosa di nuovo e inaspettato quando meno ce lo aspettiamo. Quel sentimento generoso che avete tirato fuori non muore con la fine della relazione; ritorna sempre a casa, alla base, cioè da voi. Magari sotto forme totalmente diverse da quelle che vi aspettavate: una nuova energia la mattina per rimettervi in forma, la voglia improvvisa di fare quel viaggio zaino in spalla che rimandavate da anni, la bellezza di un tramonto che prima non notavate perché eravate troppo impegnati a guardare uno schermo aspettando un messaggio che non arrivava, o semplicemente la risata spontanea, vera e leggera, durante una cena con un amico sincero.
Amare senza garanzie, senza aspettative e senza paracadute richiede un bel coraggio, dobbiamo ammetterlo a voce alta. È il coraggio pulito di chi semina al vento senza l’ossessione nevrotica di dover per forza controllare il raccolto il giorno dopo. Chi non ha saputo cosa farsene del nostro affetto, se ci pensate bene e uscite dalla dinamica del rancore, alla fine ha perso l’occasione più grande di tutte: quella di farsi arricchire, di farsi spettinare l’anima da un sentimento sincero, rimanendo invece bloccato nel proprio inverno emotivo. Noi, invece, in questo processo apparentemente fallimentare, abbiamo scoperto una cosa fantastica e rivoluzionaria su noi stessi: la nostra sorgente interna è inesauribile. Se siamo stati capaci di amare così tanto la persona sbagliata, provate a immaginare quanto potremo amare quella giusta. Quell’energia è rimasta in circolo nel nostro sistema ed è tornata indietro sotto forma di superpotere, regalandoci occhi molto più attenti a scovare i dettagli, una corazza flessibile ma resistente e una comprensione molto più profonda delle dinamiche umane.
Ogni volta che apriamo il cuore e accettiamo il rischio di soffrire, non stiamo buttando via tempo: stiamo solo facendo un allenamento pazzesco in palestra. Ci stiamo allenando a splendere, a testare la nostra capacità di resistenza e di rigenerazione. Essere vulnerabili non è un errore di calcolo della nostra mente e non significa assolutamente essere fragili o deboli; significa essere disperatamente vivi, elastici e pronti a emozionarci ancora, rifiutandoci categoricamente di lasciare che le delusioni passate spengano la nostra luce o ci trasformino in fantasmi rancorosi. Ricominciare da capo non è una condanna a Sisifo, ma la dimostrazione lampante che siamo indistruttibili.
Ora, però, vorrei davvero fare una pausa, spegnere le luci della teoria e chiacchierare un po’ a cuore aperto con voi , come se fossimo seduti al tavolino di un bar.
Quante volte vi siete trovati a urlare al soffitto quella frase sul tempo sprecato e sull’energia buttata via?
Vi è mai capitato, a distanza di mesi o magari di anni, di ripensare a quella vecchia storia andata a rotoli, a quel legame che vi aveva prosciugato, e rendervi conto che, nonostante il dolore iniziale e la fatica di rimettervi in piedi, quel deserto vi ha resi persone infinitamente migliori, più forti e consapevoli?
Siete riusciti a vedere, a posteriori, i modi assurdi, bizzarri e bellissimi in cui quell’amore è tornato da voi, magari sotto forma di una nuova passione lavorativa, di un briciolo di autostima in più o di una ritrovata, splendida serenità solitaria?
La verità profonda che mi tengo stretta al petto, e che voglio lasciare come un abbraccio anche a ciascuno di voi, è che l’amore fa bene soprattutto a chi lo genera e lo prova, indipendentemente dalla risposta di chi lo riceve. Niente di ciò che diamo con purezza e intenzione sincera viene sprecato o triturato dal tempo. Tutto resta registrato dentro di noi come una ricarica d’energia sempre pronta all’uso, un tesoro sotterraneo che nessuno potrà mai rubarci.
E sapete cosa penso, anche a costo di sembrare una sognatrice inguaribile?
Ho la ferma, incrollabile speranza che, prima o poi, con il passare degli anni e delle stagioni, anche chi allora non ha saputo, non ha voluto o semplicemente non ha potuto accogliere il nostro sentimento, farà il suo personale percorso di maturazione. La vita ha uno strano modo di rimettere a posto i tasselli del puzzle, e sono sicura che un giorno, guardandosi indietro a sua volta, quella persona troverà la lucidità per capire, metabolizzare e apprezzare il valore di quel dono che le avevamo offerto, custodendolo nel proprio cuore come una bellissima e preziosa sorpresa scoperta in ritardo, quando ormai il treno è passato. Nel frattempo, però, tutta quell’energia pulita che abbiamo liberato ha fatto il suo lavoro su di noi: ci ha guariti dalle vecchie ferite, ci ha ripulito gli occhi e ci tiene pronti per il domani. Ci rende pronti ad accogliere a braccia spalancate e senza paura chi saprà dare il giusto, immenso valore a ogni nostro singolo battito di ciglia, a ogni nostra attenzione, fin dal primissimo istante.
Ombretta Restelli

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