MANCANZA DI TEMPO | Ombretta Restelli
Il paradosso di vivere sempre di corsa
Come mi sento?
Come non mi sento, intendi dire.
In questo momento della mia vita, l’atto stesso del sentirsi, inteso come percezione profonda di me stessa e delle mie emozioni, sembra essere diventato un lusso insostenibile.
Io non mi sento.
Io non mi sento.
L’unica costante che riesco a percepire con forza, quasi con violenza, è il tempo: un flusso continuo e incontrollabile che mi sfugge dalle mani, determinando una situazione esistenziale pressoché ingestibile.
Ultimamente le mie giornate si sono trasformate in una sequenza frenetica di impegni, una trappola di iperattività in cui vivo talmente di corsa da non riuscire nemmeno a respirare, intrappolata in un meccanismo che mi impedisce di rendermene conto di tutto ciò che mi passa davanti al naso. L’imperativo che mi sono imposta, o che subisco, è uno solo: corri, corri ancora, corri sempre.
Quando provo a fermarmi anche solo per respirare un attimo, mi accorgo che questo ritmo asfittico ha inceppato i miei ingranaggi interni. Mi sforzo di inspirare, ma i miei polmoni sono in un perenne stato di deficit. Diventa evidente un mio bisogno primario: mi serve aria, mi serve tempo,
perchè quello che ho a disposizione non mi basta mai ed è proprio qui che si consuma il mio paradosso più grande ovvero una sorta di strana espressione aritmetica che coinvolge una serie infinita di secondi, minuti e ore, dove però il risultato non torna mai.
Più cerco di guadagnare tempo organizzandomi maniacalmente e anticipando i compiti futuri, e meno tempo mi rimane. Il mio quotidiano si trasforma così in un registro contabile: mi trovo a fare e rifare continuamente i calcoli, ad aprire e chiudere le famose parentesi tonde, quadrate e graffe della mia routine quotidiana, nel tentativo di far quadrare i conti, ma il risultato resta invariato, e l’algoritmo della mia vita fallisce sistematicamente.
Sorge allora una domanda spontanea di fronte al fallimento della mia personale “Banca del Tempo”: dov’è finito tutto quel tempo che non riesco a recuperare? Invento costantemente strategie per depositare e custodire i minuti all’interno di questo fondo di riserva, dove cerco di conservare qualche minuto prezioso da utilizzare nei momenti di maggiore affanno, quando mi serve disperatamente ossigeno.
Ma questa banca è costantemente in perdita, svuotata da un prelievo forzoso e continuo dettato dalle scadenze. Di fronte a questa realtà, la mia constatazione finale è amara ma inevitabile: non so come farò, perché oggi è stata davvero dura da superare.
La massima antica si riscopre così drammaticamente attuale nella mia mente: Tempus fugit, ora più che mai.
La massima antica si riscopre così drammaticamente attuale nella mia mente: Tempus fugit, ora più che mai.
P.S.: per oggi l’agenda è chiusa, se ne riparla domani.
Ombretta Restelli
