Trombamico nel 2026 | Ombretta Restelli

Trombamico nel 2026 | Ombretta Restelli

La comoda truffa delle relazioni moderne senza sentimenti

Friend Zone:
Nella vita reale due amici di letto probabilmente si fidanzeranno.
La maggior parte delle volte uno dei due resta con il cuore a pezzi.
Evviva le mode, fortunatamente esistono, sai che noia sempre le stesse cose, gli stessi abiti, la stessa musica, gli stessi balli… E diciamocelo chiaramente: se non ci fossero le mode a destabilizzare le nostre piatte esistenze, passeremmo le domeniche pomeriggio a fare i puzzle da diecimila pezzi o a guardare i cantieri stradali sperando in un colpo di scena. Invece no, il genere umano ha questa meravigliosa, innata capacità di inventarsi trend per non annoiarsi mai, specialmente quando si tratta di complicarsi la vita dal punto di vista sentimentale.
Tutto si trasforma, rapporti umani compresi, ed ecco che da qualche anno a questa parte è in auge il trombamico! È il trend del momento, l’accessorio relazionale che non può mancare nel guardaroba emotivo dell’italiano medio. Siamo passati dall’era del corteggiamento vecchio stile, fatto di lettere profumate e canzoni dedicate alla radio, a una sorta di fast food dell’intimità dove ordini dal menu e consumi sul posto. Della serie oggi ho le fregole e mi va di farmi un “giro di pista”, come posso fare?
Semplice: invio un WhatsApp all’amico/a e, come per magia, dopo un caffè, via che si tromba. Boom. Una fluidità che persino le multinazionali della logistica ci invidierebbero. Niente attese, niente cene a lume di candela dove devi fingere di essere interessato alla collezione di fumetti dell’altro, niente ansia da prestazione legata al “chissà se mi richiama”. È la dematerializzazione del corteggiamento. Un click, una notifica sullo smartphone, l’emoji di una tazzina di caffè accostata a quella di una faccina ammiccante, e il contratto è stipulato. La transazione emotiva è completata senza commissioni bancarie e senza perdite di tempo. Ma siamo sicuri che sia davvero così lineare? C’è qualcosa in questo meccanismo perfetto che sembra scricchiolare se lo guardi da vicino.
Ma che fine hanno fatto i gigolò? Questa è una domanda seria, una questione esistenziale che meriterebbe un dibattito parlamentare. Dove sono finiti i professionisti del settore, quegli impeccabili signori capaci di accompagnarti a una cena di gala mantenendo il mistero e garantendo una discrezione assoluta dietro compenso? Forse sono stati travolti dalla sharing economy, o forse la concorrenza sleale del mercato gratuito li ha costretti a reinventarsi in qualche altro settore meno esposto ai venti della modernità.
Qual è la sottile differenza che separa un trombamico da un play-boy?
È una domanda da un milione di dollari. Il play-boy vecchio stile era un cacciatore solitario, una figura mitologica che collezionava cuori infranti con il fascino della conquista fine a se stessa. Il trombamico, invece, indossa la maschera della quotidianità, si nasconde dietro una finta normalità domestica. Forse è solo una questione di soldi (l’amico/a non si paga), il che rende il tutto incredibilmente economico ma drammaticamente rischioso. Oppure stare nella friend zone ti permette di avere una situazione già confidenziale dove il ghiaccio è già rotto. Certo, il vantaggio competitivo è evidente: non devi fare la figura di quello che deve fare colpo, puoi presentarti all’appuntamento in tuta da ginnastica e con i capelli spettinati, perché tanto vi conoscete già. Vi siete già visti nei momenti peggiori, avete già condiviso l’influenza intestinale o i pianti per i rispettivi ex. Il ghiaccio non è solo rotto, è praticamente sciolto.
Ok per una, massimo due volte ci sta, ma quando diventa un’abitudine dobbiamo sempre considerare la “relazione” amichevole o amorevole? Qui casca l’asino, e casca anche piuttosto male. La ripetizione crea l’abitudine, l’abitudine crea l’attesa, e l’attesa è la porta d’ingresso principale dei sentimenti. Quando quel messaggio del venerdì sera diventa una certezza matematica, la linea di confine tra l’amicizia e qualcosa di più comincia a farsi sottile come un capello. Eh no, perché non si capisce, perlomeno io non riesco a capire… Ci troviamo intrappolati in una terra di nessuno, una zona grigia dove non esistono regole scritte ma solo taciti accordi che puntualmente qualcuno finisce per violare. Ci raccontiamo la favola degli esseri moderni, evoluti, distaccati e capaci di scindere il corpo dalla mente, ma poi la realtà ci presenta il conto sotto forma di una fitta allo stomaco quando vediamo l’altro parlare con qualcun altro.
Ma facendo così non si rischia di rovinare l’amicizia? La risposta onesta, quella che nessuno vuole ammettere ad alta voce durante gli aperitivi alla moda, è un gigantesco e sonoro sì. L’amicizia è un cristallo delicato, una costruzione che richiede anni per essere solida. Introducendo la variabile del sesso, è come gettare una granata dentro una cristalleria sperando che i ripiani rimangano intatti. Allora è molto meglio avere un gagà che ti risolve tutti i desideri nell’arco di tempo stabilito e poi ciao, niente rovine lasciate qua e là in giro per il cuore. Almeno il vecchio “gagà” o la figura del pretendente formale metteva le cose in chiaro fin dal primo istante. C’era un inizio, c’era uno svolgimento e c’era una fine prestabilita. Nessun fraintendimento, nessuna promessa implicita, nessuna maceria emotiva da raccogliere con la scopa e la paletta il giorno dopo. Finita la festa, gabbato lo santo, e ognuno tornava alla propria vita con la coscienza pulita e il cuore intatto.
Rischioso per una sc…..a distruggere una relazione amichevole basata sull’affetto, sul rispetto reciproco, sulla sincerità, doti che spesso, e con l’andare del tempo, non riusciamo più a ritrovarle nel legame amoroso. È questo il vero paradosso dei nostri tempi. Buttiamo via le cose preziose che abbiamo già costruito per inseguire un brivido momentaneo. Cerchiamo disperatamente nei partner ufficiali la sincerità e il rispetto, ma quando li troviamo in un amico, decidiamo che è il momento perfetto per rischiare di distruggere tutto. Forse lo facciamo inconsciamente, proprio perché sabotare le cose belle ci riesce molto meglio che mantenerle in vita.
Si tratta di paura? Analizziamo la formula matematica dell’amore moderno: Trombamico/a = no sentimenti, no dispiaceri, no delusioni. Sembra l’equazione perfetta del benessere psicologico, il Santo Graal dell’assenza di sofferenza. Se non ti ammali di aspettative, non devi curarti dalle delusioni. Se mantieni il cuore in panchina, nessuno potrà mai farti fallo da espulsione. Abbiamo una paura tremenda di soffrire, siamo una generazione di emotivamente fragili che preferisce non scendere in campo per evitare di perdere la partita.
Si tratta di comodità? Vediamo la seconda formula: Trombamico/a = no compromettersi, no doveri, no stare in una relazione fissa. Questa è la filosofia del minimo sforzo e massimo rendimento. Niente domeniche pomeriggio passate all’IKEA a litigare per il colore delle tende, niente pranzi di Natale con i parenti dell’altro che ti chiedono quando ti decidi a fare un figlio, niente compromessi sulla gestione del telecomando. È l’amore à la carte: prendi solo la parte divertente e lasci i piatti da lavare a qualcun altro. Ma una vita senza compromessi non rischia di diventare una vita terribilmente vuota e superficiale?
Ma scusate, per caso i fidanzamenti e i matrimoni esistono ancora? Bisognerebbe fare un’indagine all’anagrafe o chiedere a qualche associazione di archeologia industriale. L’idea di legarsi a qualcuno “finché morte non vi separi” suona ormai come una condanna medievale o come una sceneggiatura di un film di fantascienza distopica. Chi si fidanza più con l’intenzione di costruire qualcosa a lungo termine? Oggi ci si fidanza con la clausola di rescissione immediata, come i calciatori. Ah già, meglio le convivenze… Almeno se le cose vanno male basta fare gli scatoloni, dividersi i cd, decidere a chi spetta il cane e ognuno per la sua strada, senza avvocati di mezzo a spartirsi i risparmi di una vita. La convivenza è il perfetto surrogato del matrimonio per chi ha l’ansia da firma sul registro.
E del poliamore che ne pensate? Questa è l’ultima frontiera, il trend definitivo che sta facendo impazzire i salotti radical chic. Non sarebbe male: più persone ci sono e più verranno ricoperte le varie sfaccettature dei rapporti, interessante… Mettiamola su un piano puramente organizzativo: se un partner non ha voglia di ascoltare i tuoi sfoghi lavorativi, c’è il partner B che è un ottimo ascoltatore. Se il partner B è pigro e non vuole andare a ballare il tango, c’è il partner C che è un ballerino provetto. Sulla carta è una gestione aziendale impeccabile, una diversificazione del rischio emotivo degna dei migliori broker di Wall Street. Il piccolo dettaglio irrilevante è che già gestire le nevrosi di una sola persona richiede una stabilità mentale da monaco buddista; provate a moltiplicare il tutto per tre o quattro persone contemporaneamente e vi ritroverete a prenotare un TSO entro la fine del mese. La gelosia, quella vecchia e fastidiosa emozione che l’evoluzione non è ancora riuscita a cancellare dal nostro DNA, come la gestiamo nel poliamore? La nascondiamo sotto il tappeto insieme alla polvere?
Insomma stiamo vivendo l’epoca delle mezze cose, la fascia intermedia è il top: né bianco né nero, né dentro né fuori, né fidanzati né amici e via dicendo… Siamo la civiltà dello “status: è complicato”. Non vogliamo definire nulla perché definire significa assumersi una responsabilità, e la responsabilità è il mostro finale dei videogiochi che nessuno ha voglia di affrontare. Navighiamo a vista in questo mare di indeterminatezza, dove l’unica regola è che non ci sono regole, e dove chi si innamora per primo perde la partita e viene eliminato dal gioco. Viviamo nel limbo, convinti che restare sulla soglia sia meglio che entrare dentro la stanza, dimenticando che a forza di stare sulla porta ci si prende solo un gran raffreddore.
E-commerce San Valentino tra le più gettonate… E qui arriviamo al capolavoro del marketing moderno, la chiusura perfetta del cerchio. In un mondo in cui nessuno vuole più fidanzarsi, in cui il trombamico è il re indiscusso dei fine settimana e il poliamore è il sogno proibito dei teorici delle relazioni, i negozi online fanno affitti record vendendo gadget per la festa degli innamorati. Compriamo regali per San Valentino per celebrare relazioni che non hanno un nome, acquistiamo cuori di cioccolato da spedire anonimamente a persone con cui abbiamo firmato un patto di non belligeranza emotiva. È il trionfo del consumismo che riempie i vuoti lasciati dalla nostra totale incapacità di amare sul serio. Compriamo oggetti per sostituire i sentimenti, festeggiamo una ricorrenza di cui abbiamo svuotato il significato, solo per sentirci parte di una tradizione che non ci appartiene più. Capitalizziamo l’amore precario, vendendo pacchetti regalo per cuori a tempo determinato.
Restiamo qui, sospesi tra un messaggio visualizzato senza risposta e un carrello online pieno di promesse a basso costo, a chiederci quale sarà la prossima moda relazionale che ci inventeremo pur di non guardarci negli occhi e dirci, semplicemente, che abbiamo una maledetta paura di restare soli.
Stay tuned!
Ombretta Restelli

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