Scegli di essere libera | Ombretta Restelli

Scegli di essere libera | Ombretta Restelli

Oltre la rigidità delle etichette sociali, una riflessione intima sulla libertà di ritrovare la propria natura fluida e infinita.

Ci sono sere in cui il silenzio della casa diventa uno specchio limpido, uno di quegli spazi sospesi in cui i pensieri smettono di rincorrersi e iniziano finalmente a parlare. Fuori dalla finestra il mondo continua a girare con il suo ritmo frenetico, fatto di scadenze, etichette e caselle da sbarrare, mentre io mi ritrovo qui, con una tazza di caffè tra le mani, a riflettere su quante volte ho tentato, inutilmente, di adattarmi a una forma che non era la mia. Per anni ho camminato lungo binari tracciati da altri, convinta che il segreto della felicità risiedesse nella capacità di incastrarsi perfettamente negli spazi che la società, la famiglia o il lavoro avevano preparato per me. Mi guardavo intorno e vedevo angoli retti, linee precise, quadrati perfetti in cui ognuno sembrava trovare la propria rassicurante collocazione. Eppure, ogni volta che provavo a fare lo stesso, sentivo una pressione insostenibile, un dolore sordo dettato dal dover smussare parti di me per non strabordare, per non disturbare la visuale di chi ama l’ordine geometrico delle cose. C’è voluto del tempo, e non poche cadute, per comprendere una verità che oggi custodisco come il mio tesoro più grande: l’arte di essere un cerchio significa andare oltre ogni schema, accettando che è del tutto vano cercare di inquadrarmi, perché io sono un cerchio.
Spesso il mondo cerca di chiuderci in schemi rigidi, ma la nostra vera natura è fluida e infinita. Ce lo insegnano fin da piccole a dare una definizione a ciò che siamo, a scegliere una strada unica, a racchiudere le nostre passioni e le nostre competenze dentro un recinto ben recintato. Ti chiedono cosa vuoi fare da grande, e poi quale sia la tua professione esatta, qual è il tuo ruolo, qual è la tua etichetta di riconoscimento. Se mostri troppi interessi, se cambi idea, se decidi che una vita sola non ti basta per esplorare tutto ciò che ti fa battere il cuore, vieni guardata con sospetto. Diventi quella instabile, quella che non sa cosa vuole, quella che non riesce a trovare la sua strada. Ma la verità è che la stabilità che ci vendono come un valore assoluto assomiglia troppo spesso a una gabbia dorata. I quadrati hanno confini netti, spigoli che feriscono se provi a muoverti troppo velocemente, e un dentro e un fuori che escludono tutto il resto. Il cerchio, invece, non ha un inizio e non ha una fine. È movimento puro, è accoglienza, è la capacità di espandersi senza perdere mai il proprio centro.
Ricordo il momento esatto in cui questa consapevolezza ha smesso di essere una teoria filosofica ed è diventata la mia realtà quotidiana. Ero seduta in un ufficio che profumava di aria condizionata e scadenze imminenti, circondata da grafici e tabelle che pretendevano di misurare il mio valore in base a numeri e scadenze. Ognuno intorno a me sembrava felice di quel perimetro. Sapevano esattamente dove finiva il loro dovere e dove iniziava quello degli altri. Io, invece, mi sentivo come un fiume in piena costretto dentro un canale di cemento. Volevo creare, volevo connettermi con le persone, volevo cambiare le regole del gioco, ma ogni mia iniziativa andava a sbattere contro la rigidità di una struttura che non prevedeva variazioni. È stata una mattina di autunno, una di quelle giornate in cui l’aria è così fredda e limpida da farti respirare a pieni polmoni, che ho capito che non potevo continuare a mutilare la mia essenza solo per compiacere le aspettative altrui. Non ero io a essere sbagliata, era la forma che mi si voleva imporre a essere troppo stretta per contenere i miei sogni.
Il passaggio dalla prigionia degli schemi alla libertà del cerchio non è stato un percorso lineare, tutt’altro. Quando decidi di uscire dalle traiettorie previste, la prima reazione delle persone che ti circondano è la paura. Ti guardano come se fossi impazzita, cercano di trattenerti sul bordo del burrone, stringendo le maglie di quelle gabbie da cui stai cercando di scappare. Ho dovuto ascoltare avvertimenti dettati dall’affetto ma intrisi di un realismo cinico che rischiava di spegnermi. Mi dicevano che il mercato voleva specialisti, che dovevo focalizzarmi su un’unica cosa, che non potevo essere al tempo stesso una sognatrice e una professionista, una mente logica e un’anima creativa. Per un periodo ho ceduto a quei dubbi, lasciando che l’insicurezza prendesse il sopravvento. Mi svegliavo di notte con il cuore in gola, chiedendomi se non avessi davvero esagerato, se il mio desiderio di fluidità non fosse solo una scusa per non affrontare la fatica della disciplina. Ma ogni volta che provavo a rientrare nei ranghi, il mio corpo e la mia mente si ribellavano, manifestando quel disagio profondo che nasce quando tradiamo noi stesse per far contenti gli altri.
Così ho smesso di combattere contro la mia natura e ho iniziato assecondarla, a cavalcarla come un’onda. Ho capito che essere fluida non significa essere inconsistente o superficiale, ma possedere la straordinaria capacità di adattarsi alle situazioni senza mai perdere la propria identità profonda, esattamente come l’acqua che prende la forma del vaso che la contiene ma resta pur sempre acqua. Questo blog è nato proprio da questa urgenza di espressione, dal bisogno di creare uno spazio che non avesse angoli retti, dove le mie diverse anime potessero dialogare tra loro senza filtri o censure. Quando ho scritto le mie prime riflessioni, temevo che nessuno avrebbe capito questo mio essere così multiforme, così difficile da catalogare in una nicchia specifica. Invece, con mia enorme sorpresa, è accaduto il contrario. Più mi mostravo aperta, mutevole e autentica, più le persone si riconoscevano nelle mie parole. Ho scoperto una comunità sotterranea di cerchi che camminavano travestiti da quadrati, donne che per anni avevano nascosto la loro natura infinita per paura di non essere comprese, per il timore di apparire troppo o troppo poco rispetto agli standard dominanti.
La meraviglia del cerchio risiede anche nella sua capacità di includere anziché escludere. In una società che vive di polarizzazioni, dove tutto è bianco o nero, giusto o sbagliato, dentro o fuori, abbracciare la fluidità significa superare i dualismi. Non dobbiamo per forza scegliere se essere razionali o emotive, se dedicarci alla carriera o alla nostra crescita interiore, se essere forti o vulnerabili. Siamo tutte queste cose insieme, e lo siamo in una transizione continua, in un flusso che si rinnova ogni giorno. Ci sono mattine in cui mi sveglio con una determinazione incrollabile, pronta a gestire progetti complessi e a prendere decisioni importanti con la freddezza di un chirurgo, e pomeriggi in cui ho solo bisogno di fermarmi, di piangere davanti a un film o di lasciarmi cullare dalla malinconia senza una ragione apparente. E va bene così. Non c’è alcuna contraddizione in questo, c’è solo la bellezza di una vita vissuta a trecentosessanta gradi, senza la pretesa di dover dimostrare una coerenza artificiale che appartiene solo alle macchine.
Oggi guardo al mio passato non con il rimpianto di chi ha perso tempo, ma con la gratitudine di chi ha compreso che ogni tentativo di inquadrarmi è stato in realtà un passo necessario verso la mia liberazione. Ogni volta che qualcuno ha provato a mettermi una camicia di forza concettuale, ha solo reso più forte il mio desiderio di spezzare quelle catene. La mia natura infinita non è un limite, è il mio superpotere. Mi permette di reinventarmi ogni volta che le circostanze lo richiedono, di non lasciarmi abbattere dai fallimenti perché so che ogni fine non è altro che l’inizio di una nuova curva del cerchio. Ho imparato a non cercare più l’approvazione di chi ha bisogno di incasellare tutto per sentirsi al sicuro. Lascio che mi definiscano come vogliono, mentre io continuo a ruotare, a cambiare, a fluire verso territori inesplorati, portando con me la consapevolezza che l’unico vero dovere che abbiamo nei confronti di noi stesse è quello di rimanere fedeli alla nostra complessità.
Il computer rimanda una luce azzurrina nella stanza ormai buia, e il silenzio intorno a me sembra quasi benedire queste parole che sono scivolate via da sole, come se non aspettassero altro che di essere liberate. So che là fuori, tra le persone che leggeranno questo articolo, ci saranno molte che si sentono ancora intrappolate dentro uno schema che stringe, che toglie il fiato, che impone una forma che non le appartiene. A voi voglio dire di non avere paura dei vostri confini sfumati, delle vostre passioni che sembrano non avere un filo logico, del vostro bisogno di cambiare e di evolvervi continuamente. Non lasciate che nessuno vi convinca che per avere successo o per essere amate dovete spigolare la vostra anima. Ricordatevi sempre che la vostra vera natura è fluida, che siete fatte per l’infinito e che qualsiasi tentativo di racchiudervi dentro un quadrato è destinato a fallire. Siate fiere della vostra rotondità, del vostro essere inafferrabili e inquadrabili, perché è proprio in quella apparente mancanza di regole che risiede la vostra libertà più pura. Guardate il mondo non come una serie di scatole da riempire, ma come uno spazio immenso da percorrere, lasciando che il vostro cerchio si allarghi sempre di più, fino ad abbracciare tutto ciò che siete e tutto ciò che desiderate diventare.
Ombretta Restelli

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