Maria Simona De Sanctis in arte Cigana L’essenza nomade tra terra e movimento
Essere zingari nell’anima significa non farsi trovare dove stabiliscono gli altri.
Maria Simona De Sanctis, in arte Cigana.
Cigana. In una parola, l’essenza di una persona.
In portoghese significa “gitana”, un soprannome che il suo maestro di Capoeira le ha affidato con solennità; per lei è un motivo d’orgoglio, oltre che un abito decisamente azzeccato. Maria Simona De Sanctis, di origine tolentinate, incarna a 360 gradi questo spirito nomade. È incuriosita da chiunque, seppur girovagando, riesca a mantenere un legame viscerale con le proprie origini e la propria lingua, custodire le radici significa non cancellare l’identità profonda dei territori. Eppure, Cigana vive di movimento e apertura verso nuove “contaminazioni”, cercando costantemente l’equilibrio tra la fedeltà alla propria storia e il desiderio di esplorare l’altrove.
Artista poliedrica, iniziò il suo iter a Bologna, scelta in primis per gli studi in Filosofia, successivamente, con il suo background di diverse forme teatrali, intuì che in quella città si muoveva un humus artistico e musicale fervido, decidendo così, di ricercare nuove forme di creatività.
Nella prima metà degli anni ’90 approdò alla scena alternative rock bolognese con una collaborazione che si sarebbe trasformata in un forte sodalizio musicale durato dodici anni: divenne la voce ufficiale delle Mumble Rumble, formazione tutta al femminile con cui entrò immediatamente in sintonia. Fu un periodo di grande fermento: con loro, all’Arena Parco Nord, salì nel giugno del 1995 sul palco del Festival Made in Bo come supporter degli storici californiani NOFX, un’esperienza che la portò ad esibirsi in tour italiani ed europei, contribuendo alla composizione di due album.
Durante quegli anni bolognesi, la sua visione artistica si approfondì grazie all’incontro con Loriano Della Rocca, attore di Tadeusz Kantor, Cigana, dopo aver studiato le tecniche kantoriane, entrò nella sua compagnia, dove interpretò una nuova forma di teatro impegnativa, esigente ed indipendente; un’esaltazione massima della performance, dell’atto creativo in progressione.
Una ricerca di espressione pura la trovò anche nell’arte di strada, nella “statua vivente”. Per Cigana non si trattava di una semplice esibizione, ma di un personaggio meticolosamente costruito attraverso una disciplina ferrea. In questa veste, ricopriva interamente il proprio corpo di argilla e polveri colorate: una scelta estetica volta a esaltare ogni fibra della muscolatura, trasformando la carne in materia scultorea. La sua performance è un gioco ipnotico basato su equilibrio tra movimento ed immobilità. Rimanere immobile per ore richiede una forza non solo fisica, ma spirituale; per Cigana quel tempo sospeso diventa uno stato di meditazione profonda, una prova di resistenza e una forma di comunicazione silenziosa che passa solo attraverso la forma.
Dall’alba degli anni 2000, il suo cammino si trasformò in un itinerario incessante tra stage e residenze artistiche tra Parigi, Roma e Bologna. In questo flusso spicca la collaborazione come aiuto regista con Maurizio Panici: un incontro che ha segnato una profonda evoluzione nella sua comprensione del linguaggio scenico. Nel 2013, un nuovo tassello fondamentale: l’incontro con Sayoko Onishi. Sotto la guida della maestra giapponese, Cigana si immerge nella danza Butoh, una disciplina che fonde tradizione orientale e ricerca contemporanea.
Il 2014 ha segnato lo spartiacque definitivo: concluso il capitolo con le Mumble Rumble, si trasferisce a Gabicce. Qui la sua urgenza creativa ha trovato nuova linfa, prima nel duo con Adriano Capponi e in seguito con la band After Dark. Parallelamente, la sua sensibilità si estende alla regia. Tra il 2021 e il 2024 ha dato vita a progetti cinematografici realizzati con gli allievi della scuola secondaria di primo grado ‘E. Filippini’ di Cattolica, due lungometraggi: “Il racconto di Antonia”(2021) sul genocidio armeno e “Alice D.O.R.M.E”(2022), una favola-horror; infine “Solstitium” (2024), il suo primo cortometraggio personale dedicato ai riti pagani e alla memoria personale. Quest’ultimo lavoro è una derivazione visiva del suo spettacolo di danza Butoh, tuttora in attivo, intitolato “Per-Sona”.
