Morire nell’indifferenza, la mia verità sugli sciacalli social e il finto cordoglio del giorno dopo

Morire nell’indifferenza, la mia verità sugli sciacalli social e il finto cordoglio del giorno dopo

I riconoscimenti tardivi: quando il silenzio sarebbe stato il regalo più grande.

Sono passati diversi anni dall’accadimento di una storia triste, la morte di un ragazzo residente a Cattolica. La fine di una vita difficile, vissuta tra mille problematiche, conosciuto da tutti con il soprannome di Ciris.

Ma come se non bastasse la tragedia in sé — morire schiacciato da un bancale di casse d’acqua lasciate incustodite fuori da un supermercato mentre cercava solo di prendere qualche bottiglia senza permesso — si sono aggiunti dei particolari davvero scandalosi, irrispettosi, che fanno male ancora oggi a distanza di tempo.
Ora, sia chiaro: io non giustifico il modus operandi, non sto dicendo che fosse giusto ciò che stava facendo. Ma sono veramente schifata, disgustata, amareggiata e talmente incazzata che vi prenderei a schiaffi a due per due finché non diventano dispari!

Il rumore cattivo di chi non sa tacere.
Sapete perché? Ve lo spiego subito.
I soliti quattro leoni da tastiera o meglio coglioni, si sono sbizzarriti in una sequenza di commenti di una cattiveria che non riesco nemmeno a descrivere senza provare un senso di nausea.
Giudizio, disprezzo, offesa gratuita: “era un drogato”, “era un napoletano”, “era ubriaco”, “un cretino”, “gli sta bene”, “ca..i suoi”, “uno in meno”.

Non aggiungo altro in merito agli “apprezzamenti”, sono parole che non voglio nemmeno riportare, fanno ribrezzo. Rappresentano il punto più basso toccato da chi si sente protetto da uno schermo e autorizzato a sputare sentenze su una vita che si è appena spenta nell’indifferenza totale.
Oltre il pregiudizio: ma una vita quanto vale?
Domandina per tutti questi “giusti”: ma una persona che ruba e parliamo di qualche bottiglia d’acqua, non di chissà quale crimine — o che commette un qualsiasi altro tipo di errore, è forse meritevole di morire in malo modo? Chi è una “persona per bene” è l’unica degna di una morte dignitosa?
Assurdo. Stiamo scherzando?
Purtroppo no. Tant’è che il giorno seguente diverse trasmissioni televisive nazionali hanno riportato il fatto. La storia dei commenti al veleno è stata così eclatante da far passare la disgrazia in secondo piano. Perfino il Vicesindaco di Rimini di allora dovette intervenire con un monito pubblico. Pensate un po’ che bello! Che vanto per la nostra comunità! Un figurone basato sulla totale mancanza di pietà umana.

L’esperto di turno e l’arte di giudicare senza sapere
Ma non è finita qui. Allo schifo dei commenti di queste persone si sono aggiunti altri personaggi: i tuttologi. Gli ambiti esperti del nulla, o meglio, dei cavoli altrui.
Hanno aperto un dibattito social surreale: perché i bancali d’acqua si trovavano all’esterno? L’acqua non va tenuta sotto il sole! Era meglio quando c’erano le bottiglie di vetro! Eh, ma se le hanno messe lì un motivo c’era! Chissà adesso di chi è la colpa… però lui stava fregando… va là che se era mio figlio prendeva due scapazzoni… ma perché non era in comunità?
I commenti si sprecano, esattamente come la dignità di chi li scrive.
Ma ci siete o ci fate? È morta una persona! Esiste un concetto che sembra essere diventato obsoleto: il RISPETTO, a prescindere dalle circostanze, a prescindere dal passato o dagli sbagli di chi non c’è più per potersi difendere.
Un “mi dispiace” che arriva fuori tempo massimo
Vista la “bella figura” fatta a livello mediatico, qualcuno deve aver pensato bene di correre ai ripari.
“Che facciamo?” avranno detto tra una notifica e l’altra.
Idea! Facciamo le dovute scuse e i giusti riconoscimenti post-mortem.
INUTILI! IPOCRITI!
Tutto sempre e solo via social, perché siete senza palle. Improvvisamente tutti a dire “poverino”, “che disgrazia”, “chissà la mamma”, “ma perché nessuno lo ha aiutato?”.
Bla, bla, bla, bla… un rumore di fondo che serve solo a pulirsi la coscienza pubblica.
Ma voi, così “amorevoli” oggi, dove cazzarola eravate quando lui aveva davvero bisogno di aiuto? Sicuramente chiusi in qualche bar a prenderlo per i fondelli o a girare la testa dall’altra parte per non vedere il suo disagio.
Umberto, il mio vicino di casa
Io mi DISSOCIO totalmente da tutto ciò. Ho avuto modo di vedere e conoscere Umberto, era il mio vicino di casa. Non nego che ci fossero delle criticità, non era una situazione semplice, ma non ha mai fatto del male a nessuno. Anzi, probabilmente il male lo ha subito per gran parte della sua esistenza. Dovevate scherzare con lui, non beffeggiarlo o usarlo come bersaglio per le vostre frustrazioni.
Ora mi raccomando: andate al suo funerale. Vestitevi bene, fate le facce contrite e portate i fiori per pulirvi la coscienza. Ma la verità è un’altra: vi dovreste pulire la faccia da culo che vi ritrovate e che mostrate con tanta fierezza ogni volta che premete “invio” su una tastiera.
In un mondo che corre verso il futuro, stiamo tornando all’età della pietra per quanto riguarda l’empatia.

MALO TEMPORE CURRUNT!

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