Soffrire di insonnia: cronache di una notte passata al girarrosto

Soffrire di insonnia: cronache di una notte passata al girarrosto

Insonnia.
Non è il titolo del famoso film con Al Pacino e non è nemmeno la storica canzone dei Faithless. È molto peggio: è la mia insonnia. Quella con la “I” maiuscola, quella che non ti dà tregua e che ti trasforma in un fantasma che vaga per casa mentre il resto del mondo russa beatamente.
Non si dorme. Punto.
Sono passati ormai sette anni. Sette anni di notti bianche, di sogni mai iniziati e di un riposo che sembra un miraggio nel deserto. Se sono fortunata, mi vengono concesse tre o quattro ore per notte. Se gira male, è una battaglia campale contro il cuscino.
Il rito della “paturnia” delle ventuno
Ogni benedetta sera inizia la solita commedia. Verso le ventuno crollo. Sbadiglio come se dovessi inghiottire l’intera stanza e mi pare pure ovvio: non ho dormito la notte prima! Sembra il momento giusto, quello in cui il corpo finalmente cede. E invece no. Se supero quel momento di impasse, succede il miracolo al contrario: mi ritrovo arzilla più che mai. Che nervoso!
Arriva la notte tarda  che non è un ottimo vino sardo, ma scoccano semplicemente le ventiquattro  e mi sale “il frullo” di andare a dormire. Faccio tutto il rito: mi svesto, doccetta rinfrescante, metto il pigiamino tattico, mi infilo sotto la copertuccia e, come per magia, nell’arco di mezz’oretta m’addormo…
Tadan!
Occhi sbarrati. Udite udite: mi sono sparata ben quaranta minuti di sonno ininterrotto! Ehhh, attenzione, non sarà troppo? Forse sono entrata in letargo e non me ne sono accorta?
Che pugnetta!
La danza del maialino allo spiedo
Ora, a questo punto, che faccio?
Se mi alzo è peggio. Se mi fumo una sigaretta, ancora peggio. Se mi mettessi a passare l’aspirapolvere sveglierei tutto il vicinato (e non credo apprezzerebbero il mio slancio verso le pulizie alle due di notte).
Provo a scrivere un pochino, ma anche questa soluzione a volte non funziona: sono talmente stanca che mi lacrimano gli occhi dalla sonnolenza, ma il cervello resta acceso, come un’insegna al neon difettosa. Più cerchi di stancarti per collassare, più paradossalmente diventi stra-attiva. È il classico cane che si morde la coda.
Camomilla? No grazie, per me equivale a bere dieci caffè contemporaneamente.
Latte caldo? Dicono che concilia il sonno, ma chi ha voglia di stare sveglia anche con la gastrite che bussa alla porta?
Ho provato anche la lettura. Sì, aiuta ad addormentarsi, ma con un effetto collaterale assurdo: la sera seguente non mi ricordo una beata cippa di ciò che ho letto! Praticamente le pagine del libro restano sempre le stesse, devo ricominciare da capo ogni volta. Un eterno “Giorno della Marmotta” letterario.
E allora decido di rimanere a letto. Giro e mi rigiro come un maialino sul girarrosto: una lenta cottura allo spiedo in attesa che arrivi la mattina a reclamare i miei resti.
Il circolo vizioso (e i consigli non richiesti)
Ombre, hai provato a prendere che ne so, un po’ di valeriana?”
No. Non voglio nulla di tutto ciò. Penso a quando sarò più grandina; per il momento non voglio sonniferi, nemmeno naturali. Ho paura di assuefarmi, di perdere quel briciolo di controllo che mi è rimasto.
Credetemi, è davvero brutto non dormire. Tutto viene stravolto. Ti alzi che sei già stanca, devi lavorare, sbrigare le faccende, uscire con il cane, mantenere una parvenza di vita sociale per non sembrare un’eremita.
“Hai provato a fare un pisolino al pomeriggio?”
Ehhh! Sì, sì, prendimi pure per i fondelli. L’unica volta che ci ho provato, la notte dopo ero un diavolo: volevo persino imbiancare l’appartamento pur di far passare le ore!
Cercasi bioritmo disperatamente
È passato un secolo da quando dormivo bene. Cosa darei per una bella dormita, di quelle profonde, rigeneranti… un vero riposo fisico-psichico. Invece sono finita in questo circolo vizioso e non so come cavolo uscirne.
Cause endogene? Esogene? Concause? L’unica causa è l’insonnia, cazzarola! Il mio bioritmo mi ha abbandonato. Se lo acchiappo, giuro che gli faccio fare una di quelle dormite stratosferiche da record mondiale.
Sono le tre di notte. Che dite, ci riprovo?
Buonanotte e sogni d’oro a voi. A me basterebbero anche di rame, purché arrivino.
Ombretta Restelli

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