Il belloccio che manda in tilt le donne over 50

Il belloccio che manda in tilt le donne over 50

Storia di un lunedì mattina al bar tra ormoni impazziti e paranoie mentali.

Lunedì mattina. L’inizio di una nuova settimana che si preannuncia… divertente, direi. Per molti il lunedì è il giorno del dramma, il ritorno alla routine, la tragedia del risveglio. Per me, oggi, ha preso una piega decisamente cinematografica e inaspettata.
Stamattina mi sono svegliata con calma, mi sono preparata psicologicamente ad affrontare la settimana e sono uscita di casa. Dopo aver superato il primo scoglio della giornata e aver lasciato il mio cane alla toelettatura per il suo restyling settimanale, sono finalmente riuscita a conquistare un piccolo miracolo: un’oretta tutta per me. Una di quelle pause sacre che ogni donna dovrebbe viversi senza sensi di colpa.
Mi sono diretta verso il mio bar preferito per godermi la colazione in santa pace. Mentre stavo assaporando un ottimo cappuccino e mordicchiando una brioche alla marmellata (rigorosamente calda), la mia attenzione è stata catturata da qualcosa di decisamente più interessante della cronaca locale. Non ho potuto fare a meno di attivare la mia modalità “antenna” e ascoltare il discorso intrapreso da due signore distinte, età sulla cinquantina, sedute al tavolino esattamente alla mia destra.
Il ciclone che ha interrotto la quiete del lunedì
Per contestualizzare la scena, la querelle tra le due è nata subito dopo l’uscita dal locale da parte di un cliente molto speciale. Sì, perché fino a quel preciso momento nessuna donna all’interno del bar, compresa me, aveva avuto il coraggio di parlare o persino di respirare forte.
Poco prima, infatti, era entrato nel locale un mega figaccione. Un bel moro da copertina, alto, curato, probabilmente non della zona e decisamente fuori quota per un normale lunedì mattina di periferia. Il suo ingresso ha avuto un effetto magnetico devastante: ci ha fatto girare i bulbi oculari come fossimo dei camaleonti impazziti, lasciandoci tutte quante completamente ammutolite e con la tazzina sospesa a mezz’aria.
Ehh già… tanta roba, ragazze! In quel minuto di silenzio tombale, figuriamoci quali possono essere stati i variopinti pensieri che hanno affollato le menti delle presenti. Scommetto che si spaziava dai sogni a occhi aperti fino a pensieri decisamente vietati ai minori.
Ma il bello è arrivato quando il misterioso adone ha pagato il caffè, ha regalato un sorriso magnetico alla cassiera ed è uscito, lasciando dietro di sé una scia di profumo e un bar pieno di donne improvvisamente destate dal torpore.
Il dibattito: l’eterna lotta tra il “vorrei” e il “cosa dirà la gente”
Ed eccoci qua, al nocciolo della questione. Appena la porta si è chiusa dietro di lui, le due signore della cinquantina hanno iniziato un pochino a battibeccarsi sull’eventuale da farsi in situazioni del genere. Una era estremamente pro-azione, audace e moderna; l’altra, invece, era totalmente contro, rigida e frenata da mille barriere mentali.
L’interscambio è stato un capolavoro di psicologia spicciola che meritava di essere trascritto:

Ma no dai, stai scherzando? È bello, sì, non lo nego, ma io di un tipo così non saprei proprio cosa farmene! Non fa per me», ha esclamato la prima scuotendo la testa.

E perché mai? Sentiamo!» ha chiesto l’amica, visibilmente sbalordita da tanta rinuncia preventiva.

Ehhh perché… guardalo! È bello, giovane, presumibilmente con una certa posizione economica dato come è vestito. E poi, parliamoci chiaro, ha almeno quindici anni meno di me! Chissà cosa direbbe la gente se mi vedesse provarci o uscire con uno così… ma no, nooo, non esiste proprio!

L’amica, davanti a quel muro di paranoie e convenzioni sociali polverose, non se la poteva proprio prendere per quel ragionamento così limitante. Ha posato la tazzina sul piattino, l’ha guardata dritta negli occhi e ci è andata giù pesante, sbottando con una sola, secca e giustissima parola: «Bigotta!»
L’ipocrisia dei canoni e delle gabbie mentali
«Hai perfettamente ragione!», ho detto tra me e me, masticando l’ultimo pezzo di brioche per evitare di urlarlo ad alta voce ed essere inclusa nel dibattito.
Perché dobbiamo a tutti i costi seguire certi canoni prefissati dalla società? Chi lo ha deciso che una donna, superata una certa età, non possa godersi la bellezza, la giovinezza o semplicemente un briciolo di sana spensieratezza senza essere processata dal tribunale invisibile del paese o del quartiere?
Spesso, a mio avviso, avere questo tipo di atteggiamento puritano e distaccato in realtà non è altro che un meccanismo di difesa. È il voler desiderare con tutta l’anima proprio tutto ciò che si cerca disperatamente di nascondere, reprimere e negare a se stesse per paura di non essere “adeguate”. In una parola? Pura e semplice ipocrisia.
Dai su, siamo oneste una buona volta. Quante volte ci nascondiamo dietro il politicamente corretto o il “non sta bene” solo perché ci manca il coraggio di prenderci quello che vogliamo?
Ci facciamo mille paranoie, ci creiamo mille problemi dal nulla. Quello no perché non va bene per lo status sociale, l’altro nemmeno perché non si deve fare alla nostra età, quell’altro ancora perché chissà cosa pensa la cugina della vicina di casa. Ma cazzarola! Stiamo parlando in primis di un bell’uomo, e la bellezza – sotto ogni forma – è sempre una gioia immensa per gli occhi e per lo spirito.
E poi, nel caso specifico di quel bar, stavamo parlando di un’eventuale relazione o interazione che avrebbe potuto prendere mille pieghe diverse. Chi può dirlo prima di tentare? Quell’incontro ravvicinato avrebbe potuto sfociare in una bella amicizia, in una semplice conoscenza stimolante, in un caffè scambiato con il sorriso o magari, perché no, in una bellissima e travolgente storia di sesso!
E allora mi chiedo: perché no? Perché escluderlo a priori? La verità è che troppe persone si fasciano la testa prima ancora di rompersela, rinunciando alla felicità per paura di un graffio.
La qualità batte la quantità (e l’orologio biologico corre)
Perché dobbiamo rinunciare a tutto quello che potrebbe farci stare bene anche solo per un giorno, per un mese o per un anno?

Durerà poco? E chi se ne frega! Non è la quantità del tempo che passiamo con qualcuno a decretarne il valore, ma la qualità delle emozioni che quel tempo ci lascia dentro. Meglio un weekend di fuoco che dieci anni di noia tiepida sul divano a guardare i cantieri.

Cosa penserà la gente? Ma davvero vogliamo abdicare alla nostra felicità personale sull’altare della dea infelicità solo per far stare tranquilli gli altri? Gli altri non pagano le nostre bollette e non vivono le nostre giornate.

Bisogna osare, ragazze. Bisogna avere il coraggio di buttarsi perché il tempo non si ferma per nessuno. I giorni passano, i compleanni aumentano, le rughe fanno ciao sullo specchio e non serve assolutamente a nulla vivere di rimorsi o di treni persi per timidezza.
Vogliamo davvero arrivare a ottant’anni, quando ormai le cose pratiche e divertenti da fare non sono più molte (e qui parliamo di pura e semplice questione di età fisiologica, siamo realisti!), sulla nostra sedia a dondolo a fare i bilanci e a ripensare con l’amaro in bocca: «Ma se quella volta al bar avessi fatto così? Ma se quel giorno fossi andata a parlargli? Ma se avessi accettato quel numero di telefono?.
Ecco… quel “se” è il rumore più triste del mondo.
No Regrets: non siamo sulla scialuppa del Titanic
La vita è una sola, il biglietto è di sola andata e la regola d’oro deve essere una soltanto: no regrets, nessun rimpianto.
Non siamo mica come Rose, la protagonista del film Titanic, che passa l’intera vecchiaia, fino a cento anni suonati, a pensare e ripensare a Jack Dawson sul ponte della nave, a cosa è stato quel loro amore di tre giorni e a come sarebbe potuta essere la sua vita se solo lui fosse salito su quella maledetta porta di legno insieme a lei.
Daiii, siamo serie! Ormai Jack è stra-congelato in fondo all’Atlantico da un secolo, girare il dito nella piaga non serve a niente se non a farsi del male da sole e a perdersi il presente!
Quindi, bando alle ciance, alle etichette e al bigottismo da salotto. Carpe diem! Cogliete l’attimo, prendetevi quel caffè, fate quel complimento, mandate quel messaggio audace e osate. Tanto, alla fine della fiera, non si sa mai cosa può riservarci il destino dietro l’angolo. Mal che vada avrete collezionato una risata, nel migliore dei casi una storia pazzesca da raccontare!
Ombretta Restelli

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