Come scrivere una biografia: l’arte del racconto umano in ‘Humus Culturale’
Dall’intervista all’ascolto empatico: come raccontare il lato umano di un artista.
Un giorno durante un’intervista mi hanno chiesto: quanto è difficile scrivere una biografia?
Bella domanda…
Io parto sempre da un presupposto che, se ami il tuo lavoro, qualsiasi esso sia, sei già a metà dell’opera; detto ciò, posso cercare di spiegare cosa significa per me scrivere delle biografie. quale è stata la mia esperienza e tutt’ora continuo con questo filone.
Da circa sei anni mi diverto a fare ritratti biografici tutti scritti rigorosamente a mano e che poi riporto nel mio sito di scrittura e condivido sui vari social.
Per farvi comprendere il concetto di come interpreto io una biografia faccio questa piccola introduzione: da un mese circa è uscito il mio nuovo libro: Humus Culturale ‘Trend e sottoculture indipendenti’, si tratta di un progetto o meglio di una raccolta di biografie che riguardano gli artisti della Romagna, da Cattolica a Rimini, passando per Gradara, Gabicce e Riccione, che producono bellezza lontano dai riflettori. Contemporaneamente ho avuto anche l’occasione di intervistare personaggi che vivono e risiedo fuori dalla regione Emilia Romagna e conosciuti in tutto il mondo per la loro arte.
Ora faccio un passo indietro…
La difficoltà o la parte più impegnativa di una biografia per quello che mi riguarda, risiede nell’intervista.
Ho un modo particolare, un pò fuori dagli schemi, non faccio mai domande scontate, anzi , spesso riguardano tutto tranne ciò che l’artista in questione tratta, questa è la parte che io lascio sempre per ultimo, preferisco by-passare sulla parola intervista sostituendola con: chiacchierata.
Questo è il mio modo di avvicinarmi, una ‘tattica’ che mi calza a pennello: mi piace far emergere il lato umano prima ancora del personaggio. E’ un approccio che mi permette di costruire un racconto intimo per poi addentrarmi nella particolarità creativa del protagonista.
E qui arriva il bello…
Entrare nella vita di una persona non è mai facile e scontato, è un privilegio che va conquistato con delicatezza.
Bisogna dimostrarsi meritevoli di quella fiducia che l’altro ci consegna, coltivandola con un ascolto che non sia solo uditivo, ma fatto di empatia e rispetto.
Significa saper stare in silenzio per percepire ogni sfumatura dello stato emotivo altrui, per poi avere quella cura di tradurre quel sentire in parole scritte, senza mai tradirne l’essenza e garantendo la massima riservatezza.
In questo mi sento profondamente fortunata: ogni artista che ho intervistato mi ha fatto un dono prezioso permettendomi di raccontarlo.
Esiste anche un lato curioso, che sembra dividere le biografie in due modi distinti. E’ una dinamica che si applica a ogni intervista, ma che sottolinea quanto può essere complesso il mestiere di chi ascolta.
Da un lato, gli artisti emergenti o con chi per natura è più riservato, la sfida principale sta nel trovare la chiave giusta per aprire un varco nella loro corazza; una volta superata la diffidenza iniziale, però, il racconto fluisce in modo spontaneo e lineare.Dall’altro lato, con i protagonisti che hanno già affrontato una lunga gavetta, la disponibilità al dialogo è immediata, ma il peso della responsabilità aumenta: qui lo scoglio non è l’apertura, ma il dover passare sotto la loro lente d’ingrandimento, guadagnandosi il rispetto, di chi ha ormai l’esperienza per pesare ogni tua parola.
In definitiva, scrivere una biografia non è solo riportare dati o successi, ma onorare il coraggio di chi decide di aprirsi.
Ogni intervista, o meglio ogni ‘chiacchierata’; mi lascia addosso qualcosa di nuovo, un tassello che arricchisce la mia storia personale. E’ questo scambio invisibile, fatto di silenzi e fiducia, che rende il mio lavoro la forma d’arte più bella che potessi scegliere.
E voi avete mai provato la vertigine di raccontare la vostra storia ad uno sconosciuto?
