MA FATEVI UN AMANTE! | Ombretta Restelli
Quanto è diventato tossico il mondo là fuori? Analizziamo il declino dei media, tra una critica alla televisione e la finzione dei social network.
Ragazze, io vi giuro che certe volte, quando mi siedo sul divano alla sera, non so più se mi faccia peggio accendere la televisione o aprire il computer. Mi sembra di assistere a una vera e propria lotta tra titani dell’assurdo, dove a fare le spese siamo noi e la nostra salute mentale.
Se ci penso, provo una specie di nostalgia malinconica per la fine dell’epoca televisiva. Vi ricordate quando, fino a non molto tempo fa, riuscivamo a passarci una serata tranquilla, magari imparando qualcosa di nuovo, di interessante con un bel documentario?
Oggi la situazione è desolante.
Oltre ai soliti telefilm triti e ritriti replicati all’infinito, i palinsesti sembrano studiati a tavolino per fare leva sulla nostra stanchezza e sulla monotonia quotidiana.
Vogliamo parlare di quei programmi serali dove si piange dal primo all’ultimo minuto? Io capisco perfettamente che il pianto possa essere liberatorio, ci mancherebbe, ma mi chiedo sinceramente come facciano ad avere ascolti così stellari. Poi rifletto e mi do la risposta da sola: semplicemente, non c’è una beata cippa d’altro da vedere, forse piangono per questo motivo… Siamo di fronte a un vero e proprio monopolio della disperazione generalizzata.
Oggi la situazione è desolante.
Oltre ai soliti telefilm triti e ritriti replicati all’infinito, i palinsesti sembrano studiati a tavolino per fare leva sulla nostra stanchezza e sulla monotonia quotidiana.
Vogliamo parlare di quei programmi serali dove si piange dal primo all’ultimo minuto? Io capisco perfettamente che il pianto possa essere liberatorio, ci mancherebbe, ma mi chiedo sinceramente come facciano ad avere ascolti così stellari. Poi rifletto e mi do la risposta da sola: semplicemente, non c’è una beata cippa d’altro da vedere, forse piangono per questo motivo… Siamo di fronte a un vero e proprio monopolio della disperazione generalizzata.
La cosa che però mi sconcerta di più come donna e come spettatrice è questa foga incontrollabile di andare a raccontare i propri fatti privati in diretta nazionale. Una volta si diceva che i panni sporchi si lavano in famiglia, o ricordo male? Oggi invece assistiamo a uno sputtanamento pubblico continuo: corna, insulti e tradimenti sbandierati dalla mattina alla sera, il paradosso è che queste persone, immerse in un mare di sensi di colpa, alla fine sembrano quasi fiere del teatrino che hanno messo in piedi.
Ormai proporre qualcosa di divertente o costruttivo sembra vietato dalla legge; il motto “mai una gioia” è diventato la regola d’oro dei produttori. Ma io mi chiedo: a livello vibrazionale, tutta questa negatività, invidia e tristezza, pensiamo davvero che ci faccia bene? Per non parlare dei reality con questi Svips (i semi-Vip, insomma) riesumati dal passato e chiusi dentro una casa sotto lauto compenso. Alla fine della fiera, che insegnamento ci lascia un programma del genere? Nessuno, se non quello di spingerci verso una realtà completamente distorta e finta, la cosa più assurda sapete qual è? E’ il loop infinito: finiscono un reality e li ritrovi nel programma successivo a commentare quello precedente.
Meno male che c’è la pubblicità, che almeno ogni tanto cambia!
Meno male che c’è la pubblicità, che almeno ogni tanto cambia!
Stremata dalla TV, mi sono detta: ‘Vabbè, facciamoci un giro sui social, lì saremo più libere, forse…’ Ragazze, di male in peggio. Lì abbiamo superato ogni limite di finzione. Vedo starlette che passano dal canto alla lingerie, dall’homemade al made-home, in una svendita totale della propria intelligenza e dignità. Non si tratta più di fare dell’ironia o di strappare un sorriso — cose che io adoro — ma di un’ansia tremenda pur di accaparrarsi un like. Una ricerca spasmodica di un posto al sole come influencer che, di questi tempi, fa quasi sorridere.
Ma la cosa che in assoluto mi manda più fuori di testa sono i gruppi virtuali. Quante volte vi è capitato che vi dicessero: “Dai, vieni nel gruppo, siamo già in 500!”? Un consiglio da amica: non fatelo. Se per puro sbaglio osate esprimere il vostro pensiero, che sia a favore o contro, siete spacciate. Venite sommerse di insulti e cacciate via. Ma allora, mi chiedo io, perché scrivi un post pubblico se poi ti sta così sulle scatole l’opinione degli altri? Questo rimane uno dei grandi misteri del web.
E che dire dei nostri fantastici leoni da tastiera? Sono tutti coraggiosi dietro a uno schermo, ma poi, quando li incroci per le strade della tua città, fanno finta di non conoscerti e abbassano lo sguardo. Che grandi coraggiosi, vero?
Insomma, guardandomi intorno, mi chiedo spesso: ma sta succedendo davvero tutto questo pandemonio o sono io che esagero? Boh, non lo so. Nel dubbio, quasi quasi riaccendo la televisione sperando in un miracolo.
O forse, sapete che c’è? Mi scelgo un buon libro e mi raddrizzo la serata.
Ombretta Restelli
