TV e Social Network, siamo circondati da trash e svipes

TV e Social Network, siamo circondati da trash e svipes

Accendere lo schermo è diventato un atto di coraggio…
Io veramente non so più se sia meglio o peggio accendere la televisione o il computer… È una lotta tra titani dell’assurdo.
Straziante e ingloriosa la fine dell’epoca televisiva. Mi ricordo che, fino a non molto tempo fa, riuscivi ancora a passare qualche oretta di divertimento davanti allo schermo, magari con un documentario sempre interessante. Ora, oltre a trovare i soliti telefilm triti e ritriti, giunti alla miliardesima stagione e replicati all’infinito, indovina un po’ che si vede?
Programmini atti ad attirare l’attenzione di desperate housewives che non sanno più come uscire dalla monotona routine quotidiana: ma fatevi un amante, che forse è meglio! Almeno c’è un po’ di brio. E poi quei programmucci serali dove si piange, si ripiange e si piange ancora… Ok, il pianto è liberatorio, ma mi chiedo come queste messe in onda possano avere audience così strepitose. Ah, ci sono: non c’è una beata cippa d’altro da vedere, ecco svelato l’arcano.
La cosa più sconcertante, a parer mio, è questa incontenibile necessità di andare a raccontare i c…i propri in televisione. Una volta si diceva che i panni sporchi si lavano in famiglia, o ricordo male? Invece oggi assistiamo a uno sputtanamento generale: corna su corna, uno sputarsi in faccia dalla mattina alla sera che è una meraviglia! Un mix di sensi di colpa dove, alla fine, sono pure fieri di quello che hanno fatto.
Guai a proporre qualcosa di divertente e istruttivo, il motto “mai una gioia” è sempre al top. Anche perché, a livello vibrazionale, tutta questa negatività, tristezza, pessimismo e invidia non è che faccia proprio bene alla salute, eh! Per non parlare dei programmetti dove vedi questi Svips (semi-Vip) riesumati, “costretti” sotto lauta ricompensa a vivere chiusi in una house. Ma secondo voi, alla fine, che insegnamento può lasciare un programma del genere? Nessuno, se non quello di spingere le persone verso l’irrealtà. Oltretutto, una volta acquisita l’esperienza del non-reality, si ritrovano a fare l’ennesimo programmino dove ricalcano il reality precedente, e così via in un loop infinito. Beata pubblicità, almeno tu ogni tanto cambi!
Allora dici: “Vabbè, facciamoci un giro sui social, visto che in TV non c’è nulla”. Di peggio in peggio! Lì abbiamo superato il non-reality. Troviamo starlette che spaziano dal canto alla lingerie, dall’homemade al made-home: una svendita totale della propria intelligenza e dignità. Tutto questo non è più un divertirsi o far sorridere (ben vengano quelle situazioni!), ma un non saper più cosa inventarsi per guadagnarsi un like. Una ricerca spasmodica di un posto al sole come influencer che, in questo periodo, “influenzare” non è che sia proprio il massimo della vita.
Ma ciò che non sopporto in assoluto sono i gruppi!
“Dai, aggiungiti al gruppo, siamo già in 500…”. Un guaio, non fatelo! Se per puro sbaglio “osi” esprimere il tuo pensiero — che sia in accordo o in disaccordo con quello altrui — è la fine. Vieni coperto di insulti, tacciato di chissà quale colpa ed estromesso. Ma allora, dico io, perché cavolo hai scritto il post se ti sta così sulle palle l’opinione degli altri componenti della frotta? Mah… misteri del web.
E bravi i nostri leoni da tastiera! Li trovi poi in giro per le strade della tua città e quasi quasi fanno finta di non conoscerti… Coraggiosoni!
Ma veramente sta succedendo tutto questo pandemonio?
Bah… Boh…
Quasi quasi riaccendo la televisione. Magari accade un miracolo e trovo qualcosa di interessante. O forse è meglio un buon libro.
Ombretta Restelli

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